COREA DEL SUD
 
Corea del Sud: il presidente Moon nomina nuovi consiglieri economici
 
 
Seul, 27 giu 2018 04:16 - (Agenzia Nova) - Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, ha nominato ieri tre nuovi consiglieri e istituito un nuovo “comitato speciale per la crescita economica guidata dal reddito”. Il rimpasto della compagine di consiglieri economici del presidente è il primo da quando Moon ha assunto l’incarico, all’inizio dello scorso anno, e giunge in un contesto di crescente preoccupazione nel paese per gli effetti sul tessuto produttivo del paese delle politiche redistribuitive e di aumento della regolamentazione adottate dall’attuale amministrazione socialdemocratica. Il rimpasto all’interno della presidenza, però, non pare preannunciare un cambio di linea, ma piuttosto una sua ulteriore accelerazione. “Lo scorso anno si è concentrato più sulla definizione della linea e dei contorni (delle politiche) dell’amministrazione Moon; il rimpasto riflette la volontà del presidente di conseguire risultati più in fretta”, ha dichiarato il capo dello staff del presidente, Im Jong-seok.

Stando al funzionario, il nuovo comitato è stato istituito su iniziativa personale di Moon, e a guidarlo sarà Hong Jag-pyo, che ha servito sinora come segretario per l’economia. “Hong è stato il primo a suggerire la crescita trainata dai salari, che è il fulcro della (politica di) crescita economica guidata dal reddito”, ha detto Im. Il posto lasciato vacante da Hong verrà affidato a Yoon Jong-won, ex direttore del ministero delle Finanze, attualmente a capo della missione sudcoreana presso l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Jung Tae-ho, segretario presidenziale per la pianificazione politica, è stato nominato invece segretario per l’occupazione, al posto di Bahn Jahng-shick.

La Corea del Sud affronta una emorragia di fabbriche e stabilimenti produttivi che sta assumendo le dimensioni di un vero e proprio “svuotamento industriale”. Il fenomeno, dettato dall’esigenza delle aziende di ridurre i costi e rispondere in maniera più efficace e flessibile alla domanda globale, è in parte fisiologico al processo di globalizzazione, che del resto ha contribuito negli scorsi decenni a rendere il paese l’economia avanzata di oggi. Le dimensioni del fenomeno, che la stampa nazionale descrive ormai come un esodo, e frutto però anche di una serie di altri fattori: anzitutto, i limiti del modello di sviluppo basato sui grandi conglomerati industriali (chaebol) e gli sforzi dell’attuale governo di orientamento progressista verso un modello di maggiore equità sociale e reddituale, che però si traduce anche in un aumento dei vincoli burocratici e dell’onere fiscale a carico delle imprese. In secondo luogo, il dirompente effetto della politica commerciale degli Stati Uniti, che con Donald Trump hanno ripudiato il loro ruolo di “compratori di ultima istanza” eredità degli equilibri della Guerra fredda.

Il quotidiano sudcoreano “Korea Herald” cita in un recente articolo una serie di dati da cui emerge uno scenario preoccupante: lo scorso anno il 97,1 per cento dei televisori prodotti dai colossi dell’elettronica sudcoreani sono stati assemblati presso stabilimenti all’estero; lo stesso vale per il 93,2 per cento degli smartphone, l’86,9 per cento delle lavatrici e l’80,3 per cento dei frigoriferi. Il processo di delocalizzazione interessa però in misura sempre maggiore anche altri settori, come l’automotive, la componentistica per auto e la siderurgica. Funzionari del governo avvertono che di questo passo sarà quasi impossibile trovare prodotti “made in Korea” tra le principali merci d’esportazione delle aziende nazionali. Stando ai dati ufficiali del governo sudcoreano, gli investimenti diretti esteri operati dalle aziende sudcoreane sulla base delle rimesse sono aumentati dell’11,8 per cento rispetto allo scorso anno, a 43,7 miliardi di dollari. Il dato è tre volte superiore agli investimenti esteri effettuati in Corea del Sud nel 2017.

Quel che è peggio, gli economisti sudcoreani prevedono una ulteriore accelerazione del fenomeno negli anni a venire, dal momento che l’amministrazione del presidente Moon Jae-in procede nel senso di un incremento della regolamentazione. Stando a un dirigente aziendale anonimo citato dal “Korea Herald”, “nel peggiore dei casi, in Corea del Sud rimarranno solo le aziende che non possono permettersi di traslocare all’estero”. Il mondo imprenditoriale lamenta le misure pro-lavoro adottate dal nuovo governo a partire dallo scorso anno. “Le aziende considerano il costo del lavoro il problema più pressante, ma le politiche procedono rapidamente nella direzione opposta, come dimostrano l’aumento del salario minimo e la riduzione delle ore di lavoro”, spiega Sung Tae-yoon, docente di economia presso la Yonsei University.

Stando ai dati del ministero del Lavoro, i salari sono aumentati in media del 5,6 per cento presso le 741 aziende con più di mille dipendenti che hanno concluso accordi sindacali entro lo scorso aprile. Negli ultimi tre anni, l’aumento medio era stato del 3,5 per cento. Secondo gli esperti, il lavoro organizzato hanno sfruttato l’aumento del 16,4 per cento del salario minimo nazionale come asset negoziale. Stando a un recente sondaggio di 372 aziende sudcoreane effettuato dal Korea Economic Research Institute, invece, oltre il 72 per cento delle imprese prevede che l’accorciamento della settimana lavorativa sancito dall’attuale governo renderà più difficile operare gli stabilimenti.

L’amministrazione Moon ha anche resistito alle richieste di ridurre la regolamentazione, un passo che gli attori economici ritengono necessario a sostenere una crescita basata sull’innovazione. Durante un recente incontro con il ministro degli Affari economici e vicepremier sudcoreano, Park Yong-maan, il direttore della Camera del commercio e dell’industria ha la lamentato che la quasi totalità delle richieste avanzate dal mondo produttivo in questo campo sono rimaste inascoltate. A questo quadro generale si sommano le conseguenze potenziali delle politiche del nuovo governo tese a ridurre la dipendenza energetica dal nucleare, con effetti di lungo termine sulla stabilità e i costi dell’approvvigionamento energetico.

Le politiche dell’amministrazione Moon sono effettivamente in controtendenza rispetto alle tendenze globali. Negli Usa, ad esempio, gli investimenti aziendali dovrebbero aumentare quest’anno dell’11 per cento a mille miliardi di dollari, stando alle previsioni di Goldman Sachs: merito, almeno in parte, delle decise misure di deregolamentazione e dei tagli alla pressione fiscale voluti da Trump. Proprio le misure protezionistiche dell’amministrazione Trump hanno spinto le aziende sudcoreane ad accelerare lo spostamento negli Usa della produzione di merci come le lavatrici. Questi ordini di problematiche finiranno per riflettersi sul già pressante problema occupazionale della Corea del Sud, che non sembra aver tratto giovamento dall’aumento della spesa fiscale da parte dell’attuale governo: nel mese di maggio la disoccupazione in Corea del Sud ha toccato il 4 per cento, un dato contenuto in termini assoluti che è però il peggiore registrato dal paese da quasi due decenni a questa parte. Dietro il dato complessivo, inoltre, si cela quello ben più grave della disoccupazione giovanile, superiore all’11 per cento.

Il presidente sudcoreano Moon ha espresso l’ambizione di dare al paese un nuovo modello di economia “antropocentrica”, dove i frutti della crescita vengano “distribuiti equamente a tutti”, e dove l’economia “sia trainata dal lavoro e dall’aumento dei redditi delle famiglie, che alimentano la spesa domestica”. Il presidente ha dichiarato che il bilancio approntato dal suo governo lo scorso dicembre riduce le spese non essenziali di 1.150 miliardi di won, e introduce misure di riforma fiscale che aumenteranno le entrate statali di 5.500 miliardi di won. Secondo il presidente, le risorse destinate all’occupazione sono aumentate da 2.100 miliardi di won nel bilancio dello scorso anno a 19.200 miliardi di won in quello per il 2018. Per gli anziani titolari di immobili ma privi di fonti di reddito costanti, il governo sta studiando un sistema che prevede la vendita volontaria degli immobili di proprietà in cambio di pensioni mensili e un alloggio pubblico.

Gran parte delle risorse per l’occupazione verranno destinate all’aumento dell’impiego pubblico e ai sussidi per l’occupazione nelle piccole e medie imprese. Il governo di Moon intende anche espandere il welfare, che nei piani del suo governo aumenterà il reddito disponibile e dunque i consumi; tra le nuove misure che il governo intende introdurre figura un sussidio mensile per l’infanzia di 100 mila won (circa 80 euro) a bambino. Infine, Moon ha citato il previsto aumento della tassazione sui redditi e gli utili più elevati, le cui entrate verranno reindirizzate al sostegno alle piccole e medie imprese. (Git)
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