MED 2019
 
Med 2019: Libia, Siria, Iran e Golfo i temi principali della seconda giornata di lavori
 
 
Roma, 06 dic 2019 19:01 - (Agenzia Nova) - La risoluzione della crisi in Libia, Siria e Yemen, il ruolo dell’Iran nella regione e ancora il conflitto in Medio Oriente, il riavvicinamento del Qatar ai paesi del Golfo, i migranti, le mosse della Turchia, lo sfruttamento delle risorse energetiche nel Mediterraneo orientale e la Nuova via della seta. Sono questi i temi emersi durante la seconda giornata della conferenza Med Dialogues, l’appuntamento annuale lanciato nel 2015 con l’ambizioso obiettivo di “andare al di là del caos” e di proporre “un’agenda positiva” in un’area strategica per l’Italia: il Mediterraneo. All'evento prendono parte oltre 50 tra capi di Stato, ministri e alti funzionari delle principali organizzazioni internazionali. Nelle prossime ore il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, presiederà a Villa Madama una riunione ministeriale dei paesi vicini della Libia, a cui prenderanno parte i rappresentanti di Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Sudan Ciad e Niger. “È un modo per portare – seppure indirettamente – la loro voce al tavolo della Conferenza internazionale prevista a Berlino, voluta dal rappresentante speciale (Ghassan) Salamè, cui la Farnesina sta attivamente lavorando”, ha spiegato il capo della diplomazia italiana. Alla conferenza di Berlino, infatti, non sono stati invitati i principali attori libici.

A tal proposito, il capo della diplomazia russa, Sergej Lavrov, si è detto meravigliato. "In futuro - ha precisato il ministro degli Esteri di Mosca - ci aspettiamo un approccio più inclusivo, per esempio, verso l’Unione africana. Solo i negoziati - ha proseguito - possono risolvere le crisi internazionali". Per quanto riguarda il ruolo dell’Italia in Libia, il ministro degli Esteri di Tripoli, Mohamed Siyala, ha spiegato che il paese ha bisogno di "un sostegno dal punto di vista economico e di sicurezza". Il ruolo italiano, dunque, "non si è esaurito". "L'Italia è presente in Libia e la consideriamo uno dei nostri alleati. L'Italia deve essere orgogliosa di avere il suo ambasciatore tra i tre presenti a Tripoli ancora oggi, nonostante la situazione in cui versa la capitale", ha detto.

Un altro dei temi al centro delle numerose sessioni odierne è stato il ruolo degli Stati Uniti e della Russia nel Mediterraneo. L’Italia ritiene “essenziale” un impegno degli Stati Uniti nella regione del Mediterraneo allargato, ha detto Di Maio. “Da paese alleato e amico, l’Italia ritiene essenziale che gli Stati Uniti restino impegnati nella regione. Il Mediterraneo è centrale nella nostra interlocuzione con Washington”, ha detto il capo della diplomazia italiana. Per quanto riguarda la Russia, Di Maio ha sottolineato che Mosca è diventata ormai un "interlocutore ineludibile per le dinamiche regionali” nel Mediterraneo allargato. Si tratta di "un’area dove sta riguadagnando importanza la Russia (...) e verso cui rivolgono crescente interesse i paesi asiatici, soprattutto per le sue potenzialità economiche”, ha detto il titolare della Farnesina.

Nella seconda giornata dei Med Dialogues spazio anche alla crisi in Siria. Il conflitto in Siria “sta aumentando a vari livelli” invece di diminuire, ha detto oggi Geir Pedersen, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, che ieri ha visto il ministro Di Maio alla Farnesina. “Se il conflitto continua avrà un impatto non solo in Siria, ma anche nel Mediterraneo, in Europa e in Italia”, ha detto il diplomatico, ricordando come nove anni di guerra abbiano prodotto quasi 6 milioni di rifugiati. “Un anno fa si diceva che il conflitto stava scemando, oggi invece siamo assistendo a un’escalation nel nord-est e a Idlib. Lo Stato islamico continua a compiere a attacchi e non c’è una vera strategia per contrastare la presenza di gruppi come il Fronte al Nusra (che oggi si fa chiamare Tahrir al Sham) a Idlib”, ha aggiunto Pedersen, spiegando di aver proposto al Consiglio di sicurezza un approccio “passo dopo passo”. Una soluzione “graduale” che sta dando risultati positivi, ad esempio, con le riunioni sulla Commissione costituzionale. “Per la prima volta in nove anni le parti si sono riunite”, ha detto Pedersen, in riferimento agli incontri ospitati a Ginevra. Tuttavia, ha avvertito, gli sforzi Onu rischiano di essere vani senza un’azione congiunta della Comunità internazionale. “C’è un interesse comune in Siria: la lotta al terrorismo. Per combattere il terrorismo serve stabilità, e per avere stabilità serve un processo politico”, ha aggiunto Pedersen.

Un altro dei temi affrontati oggi a Roma è stato il riavvicinamento del Qatar ai paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo dopo due anni e mezzo dal boicottaggio diplomatico ed economico imposto dai paesi regionali che lo accusano di sostenere il terrorismo. Il Qatar ha portato avanti alcuni “cambiamenti” rispetto alle 13 richieste avanzate dal Quartetto arabo (Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati Arabi Uniti) per porre fine al boicottaggio di Doha, accusata di sostenere il terrorismo e di ingerire negli affari interni dei paesi vicini, ha detto oggi il ministro di Stato degli Esteri saudita, Adel al Jubeir. “L’emiro del Qatar è stato invitato al vertice della Lega arabo nel giugno di quest’anno. Se sarà presente o meno è una domanda da rivolgere ai colleghi del Qatar”, ha aggiunto Al Jubeir. Il politico saudita si è poi detto "contento" che la nazionale di calcio dell'Arabia Saudita abbia battuto per 1-0 il Qatar nella semifinale della Coppa del Golfo. "Loro hanno giocato bene", ha commentato il ministro di Stato. Più tardi in serata parlerà sullo stesso palco di Roma il capo della diplomazia di Doha, Mohammed al Thani. “Il Qatar sa cosa fare, sa quali sono i problemi e quali misure adottare. Abbiamo una storia e un comune, ma le politiche devono cambiare. Abbiamo notato dei cambiamenti nella politica del Qatar ma occorre fare di più. Io sono sempre ottimista, ma spetta al Qatar prendere le decisioni necessarie”, ha detto ancora Al Jubeir.

Il ministro saudita ha parlato anche della crisi nello Yemen. In queste settimane "stiamo lavorando con la mediazione dell'Onu per costruire un clima di fiducia tra il Governo legittimo yemenita e la Coalizione araba da un lato e i ribelli Houthi dall'altro in Yemen", ha spiegato "L'Arabia Saudita è subito intervenuta nella crisi ad Aden tra il governo legittimo e il Consiglio transitorio del sud (Cts) su ordine del principe ereditario Mohammed bin Salman, per arrivare ad una riconciliazione tra le parti. C'è stato un incontro a Riad con delle trattative difficili, ma alla fine si è arrivati ad un accordo e stiamo lavorando con l'inviato dell'Onu, Marthin Griffith, per arrivare ad una soluzione politica della crisi in Yemen in generale". Per quanto riguarda il conflitto a Sana'a "stiamo vedendo i primi passi che vanno nella direzione di costruire una fiducia tra il governo legittimo e la Coalizione araba, da una parte, e i ribelli Houthi dall'altra, con l'apertura parziale dell'aeroporto di Sana'a e del porto di al Hodeida, con lo scambio di prigionieri, con la riapertura da parte degli Houthi di alcune strade per far arrivare gli aiuti ed è tutto finalizzato ad arrivare ad una soluzione politica". Al Jubeir ritiene positivo il fatto che "gli Houthi da un lato abbiano fermato il lancio di razzi contro l'Arabia Saudita e dall'altra la Coalizione ha ridotto di molto le operazioni militari in Yemen. Dall'altro lato si stanno intensificando le trattative con la mediazione dell'Onu per avviare un dialogo tra le parti in Yemen, secondo quanto stiamo apprendendo dai colloqui con l'inviato Griffiths".

Siria e Yemen sono due dei paesi dove l’Iran è presente con delle milizie affiliate alla Repubblica degli ayatollah. I partecipanti al Med 2019 hanno parlato quindi del ruolo regionale dell’Iran e dei suoi impegni riguardo al programma nucleare. E’ necessario creare una coalizione militare arabo-occidentale per spingere l’Iran a mettere fine al suo programma nucleare, ha dichiarato il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz. Il programma nucleare dell’Iran rappresenta una minaccia anche per l'Europa, ha aggiunto il capo della diplomazia di Gerusalemme. Secondo Katz, Teheran sta mettendo a punto nuovi armamenti ed ecco perché il contenimento dell'Iran è nell'interesse di tutti, non soltanto di Israele. Inoltre, per Israele la Repubblica islamica rappresenta la principale minaccia alla stabilità dell'area perché sta cercando di portare avanti una rivoluzione sciita. E’ in questo quadro che prosegue il sostegno al governo siriano con l'obiettivo di creare una base stabile per attaccare Israele, ha aggiunto. Il ministro degli Esteri israeliano ha ricordato che c’è un canale di dialogo aperto con Mosca per arginare l’Iran e portare stabilità in Siria.

Nel suo intervento, il ministro degli Esteri dello Stato ebraico ha parlato anche del piano di pace con i palestinesi e ha invitato l’Italia a essere partner del progetto ferroviari “Binari di pace” durante il colloquio con il titolare della Farnesina, Di Maio. Durante il confronto si è parlato di antisemitismo, di minaccia iraniana e del rafforzamento delle relazioni commerciali. Il titolare della diplomazia israeliana ha illustrato i benefici per i palestinesi del progetto infrastrutturale che mira a collegare il Mediterraneo al Golfo, attraversando Giordania, Emirati Arabi Uniti e Oman. I benefici economici si fondano su una logica economica, perché l’obiettivo è creare un hub che permetterà il commercio in tutto il mondo arabo. Katz ha ammesso che il progetto non risolverà tutti i problemi politici, ma migliorerà la vita in tutto il paese e si potrà creare la pace.

Da parte sua, Riyad al Malki, ministro degli Esteri dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), ha dichiarato che Ramallah "ha deciso di partecipare con una nutrita delegazione al Med Dialogue di Roma perché crede nel dialogo Mediterraneo e lo considera importante per risolvere i problemi. "Ho concluso una sessione sulla situazione in Palestina - ha spiegato Al Malki -. Sono a questo forum perché riteniamo che dobbiamo presentare ovunque la nostra causa in ogni incontro. La situazione sta peggiorando, ma crediamo ancora che il dialogo mediterraneo sia importante perché i paesi della regione devono parlare dei loro problemi e per questo siamo qui con una folta delegazione per partecipare in modo completo". Il capo della diplomazia palestinese ha aggiunto: "Ieri ho incontrato il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, e il presidente del Parlamento, Roberto Fico. Per noi è importante mantenere relazioni bilaterali con l'Italia. Siamo soddisfatti della forte posizione italiana di una soluzione con due Stati". Riguardo le ultime dichiarazioni del segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, sugli insediamenti israeliani in Cisgiordania "riteniamo che siano contrari al diritto internazionale e sia sbagliato da parte degli Usa andare contro le leggi o tentare di cambiarle. Negare il diritto internazionale significa negarle completamente. Noi abbiamo delle risoluzioni internazionali e sappiamo che Israele gode di una impunità rispetto alle posizioni degli Usa, che difendono le loro azioni che violano il diritto internazionale. Ciò che Israele fa è un problema non solo per i palestinesi, ma per tutta la comunità internazionale. Noi dobbiamo assumere le nostre responsabilità e per questo siamo qui per denunciare". (Res)
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