MEDITERRANEO ORIENTALE
 
Mediterraneo Orientale: il patto Ankara-Tripoli aumenta la tensione in un’area strategica
 
 
Roma, 03 dic 2019 16:54 - (Agenzia Nova) - Un nuovo sviluppo nel Mediterraneo Orientale rischia di aumentare l’escalation in un quadrante strategico per le rotte energetiche dell’Europa e di dividere l’Alleanza atlantica mentre celebra oggi il suo 70mo anniversario. Lo scorso 27 novembre la Turchia (seconda potenza militare della Nato dopo gli Stati Uniti) e il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite per la Libia hanno firmato un memorandum sui confini marittimi, noto come Restriction of Marine Jurisdictions. L’accordo è stato fortemente condannato dalla Grecia e Cipro perché copre un’area rivendicata da Atene e Nicosia, che dovrebbe peraltro ospitare il tracciato di un gasdotto per collegare i giacimenti di gas del Mediterraneo orientale con i mercati europei. Si tratta in particolare del progetto l'East-Med, infrastruttura della lunghezza di 2.100 chilometri, con un costo stimato di sei miliardi di euro, che dovrebbe trasportare gas naturale da Israele all'Italia attraverso Cipro e Grecia. Secondo l’analista Tarek Megerisi, policy fellow presso l’European Council on Foreign Relations (Ecfr), il “patto” tra Ankara e Tripoli simboleggia da una parte il disimpegno dell’Europa, e dall’altro l'ingresso di Tripoli “in una battaglia regionale” di più ampia portata: quella per lo sfruttamento idrocarburi sui fondali del Mediterraneo. Secondo l’esperto di Ecfr, l’accordo Turchia-Gna “riflette come l'Europa sia sempre meno unita e come la Libia stia entrando in una battaglia regionale con grandi interessi di potere”. L’asse militare turco-libico “contrasta con il rapporto che si è sviluppato tra Egitto e Israele” nel Mediterraneo Orientale, ha concluso Megerisi.

L’accordo turco-libico è stato subito condannato da Grecia, Cipro ed Egitto. I ministri degli Esteri dei tre paesi, l’egiziano Sameh Shoukry, il greco Nikos Dendias e il cipriota Nikos Christodoulides, hanno avuto una conversazione telefonica lo scorso 28 novembre per discutere la situazione. Secondo quanto riferito dalla diplomazia egiziana in una nota, “i tre ministri hanno stabilito che gli accordi non hanno effetti legali e non vanno riconosciuti dai paesi rivieraschi del Mediterraneo in alcun caso”. “Ankara sta tentando di trasmettere il messaggio che la Grecia non ha una piattaforma continentale basandosi su presupposti “illegali”, ha dichiarato ieri il ministro greco degli Esteri Nikos Dendias all’emittente televisiva “Skai”, poche ore dopo che il ministero degli Esteri turco ha rilasciato una dichiarazione in cui si contesta l'esistenza della piattaforma continentale di Castelrosso nell'Egeo meridionale. "Ci sono decine di decisioni degli organi giurisdizionali che sostengono l'esatto contrario di quanto dichiarato dalla Turchia", ha affermato Dendias aggiungendo che la Ankara si starebbe nascondendo dietro il fatto di non aver firmato il trattato sulla legge del mare e di invocare "fatti infondati” nel contesto di negoziati con la Grecia.

Per quanto riguarda l'accordo siglato tra Turchia e Libia, che delinea le zone marittime, il capo della diplomazia di Atene ha rilevato che è “molto probabile” che l'accordo violi l’embargo imposto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla fornitura di armi alla Libia. Il ministro ha aggiunto che il premier del Gna, Fayez al Sarraj, “non ha l'autorità” per firmare accordi e ritenendo “improbabile” che il parlamento libico di Tobruk ratifichi l'accordo. Dendias ha affermato che sia l'attuale governo che il suo precedente predecessore di sinistra erano a conoscenza dell’esistenza di un protocollo d'intesa tra Turchia e Libia. Tuttavia, ha ricordato ancora il ministro degli Esteri greco, che quando ha affrontato l'argomento con la sua controparte libica, Mohamed Siyala, a settembre, quest'ultimo aveva riconosciuto che, sebbene fossero in corso discussioni, un simile accordo sarebbe stato problematico e non poteva essere firmato. Il titolare della diplomazia ellenica ha inoltre sottolineato che se l'ambasciatore della Libia in Grecia non presenterà alle autorità una copia del contestato documento entro venerdì 5 dicembre, il diplomatico sarà dichiarato “persona non grata” e quindi espulso dal paese

Per difendere l’accordo e respingere le accuse è sceso in campo direttamente il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il memorandum sottoscritto a Istanbul “rappresenta un diritto sovrano di entrambi i paesi”, ha detto il capo dello Stato turco parlando ai giornalisti poco prima della partenza per il vertice Nato che si tiene oggi a Londra. Erdogan ha inoltre risposto alle critiche mosse da Grecia, Cipro ed Egitto: “La Grecia può fare i suoi passi, noi faremo i nostri”. Il presidente turco ha poi affermato che l’argomento non verrà affrontato nei colloqui con l’omologo francese, Emmanuel Macron, nonostante le preoccupazioni di Parigi. E’ di ieri la notizia che la Francia non consegnerà le sei navi promesse alla Guardia costiera libica. Secondo alcune fonti stampa, la decisione di Parigi sarebbe legata proprio all’accordo stretto dalla Turchia con il Gna. Megerisi, tuttavia, non è di questo avviso. “A essere onesti – ha detto l’esperto a ‘Nova’ - non vedo questo collegamento. La Francia sostiene abbastanza pesantemente Haftar in ogni caso e questa questione della Guardia costiera è stata affrontata duramente da organizzazioni non governative come ad esempio Amnesty international”.

Secondo quanto riferito oggi in editoriale dell’agenzia di stampa governativa turca “Anadolu”, “l'accordo ha determinato una parte delle giurisdizioni marittime turche nella regione e mira a rafforzare la cooperazione tra Ankara e Tripoli” in particolare per quanto riguarda le “trivellazioni unilaterali dell'amministrazione greco-cipriota nel Mediterraneo orientale”. Ankara sostiene che l'amministrazione greco-cipriota non ha il diritto di negoziare e concludere accordi internazionali da sola e per conto di tutta l'isola. Nell’editoriale si legge che la Turchia, in quanto nazione garante della Trnc, “sta attualmente svolgendo attività di esplorazione di idrocarburi nel Mediterraneo orientale all'interno dei confini della piattaforma continentale della Trnc. Dalla primavera di quest'anno, Ankara ha inviato due navi perforatrici - la Fatih e più recentemente la Yavuz - nel Mediterraneo orientale, affermando il diritto della Repubblica di Cipro nord alle risorse energetiche nella regione.

L’accordo turco-libico preoccupa anche l'inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé. Il timore del diplomatico libanese dell’Onu è che i memorandum d'intesa possano far saltare l’incontro previsto a Berlino il 10 dicembre dovrebbe aprire la strada alla conferenza sulla Libia prevista in Germania all'inizio di gennaio. Dal 4 aprile scorso, le forze del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica sostenuto da Emirati Arabi Uniti ed Egitto, sta assediando il Gna a Tripoli. Le milizie della Libia occidentale, da parte loro, godono dell’appoggio militare della Turchia, che ha inviato mezzi terrestri, droni e consiglieri militari. Per porre fine alla guerra civile le Nazioni Unite stanno cercando di organizzare in Germania una conferenza nel formato P5+5, cioè i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti) più Emirati, Egitto, Turchia (i tre paesi non occidentali più impegnati nel conflitto in corso in Libia), oltre all'Italia e alla Germania (attualmente membro non permanente del Consiglio di sicurezza).

Intanto i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite hanno espresso “profonda preoccupazione per la recente escalation della violenza in Libia” e hanno sottolineato la necessità che tutte le parti “si impegnino urgentemente in un cessate il fuoco”. In un comunicato stampa diffuso nella notte, l’organo del Palazzo di vetro ha riaffermato il “pieno sostegno” al lavoro dell’inviato Onu, Ghassan Salamé, e al piano in tre punti per risolvere la crisi “attraverso una soluzione politica”. Il Consiglio di Sicurezza ha espresso particolare preoccupazione per “le violazioni dell'embargo sulle armi” e “il crescente coinvolgimento dei mercenari”, sollecitando tutti gli Stati membri a “non intervenire nel conflitto o ad adottare misure che potrebbero aggravare il conflitto”. I membri del Consiglio, inoltre, hanno ribadito l’appello a tutti i libici “a lavorare costruttivamente per l'unificazione delle istituzioni militari ed economiche della Libia; l’istituzione di forze di sicurezza nazionali unificate e rafforzate sotto l'autorità del governo civile; e una banca centrale libica unificata”. (Asc)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..