BOSNIA
 
Bosnia: anniversario Srebrenica, comunità internazionale invita a sanzionare chi nega il genocidio
 
 
Sarajevo, 11 lug 2019 16:26 - (Agenzia Nova) - Si è svolta oggi al memoriale di Potocari la commemorazione dell 24mo anniversario dal genocidio di Srebrenica perpetrato dalle forze serbe bosniache nell'enclave musulmana della Bosnia Erzegovina. Secondo quanto riferisce il sito di informazione "Klix", 179 autobus e 2 mila automobili erano presenti alle ore 9 di questa mattina. Contrariamente a quanto successo negli anni precedenti, la commemorazione di quest'anno non ha visto la partecipazione di ospiti internazionali illustri, ma esponenti della comunità internazionale hanno comunque espresso il proprio cordoglio e hanno invitato a cessare di negare la sussistenza del crimine del genocidio. Sono state sepolte oggi 33 vittime identificate, per lo più nelle fosse comuni, nell'arco dell'ultimo anno.

Il segretario di stato Usa Mike Pompeo si è rivolto ai bosniaci con una dichiarazione diffusa dal Dipartimento di stato in cui si legge che "il popolo americano si avvicina ai cittadini della Bosnia-Erzegovina nella commemorazione di più di 8 mila vittime innocenti". Pompeo ha affermato che "questo capitolo doloroso della storie europea non deve mai essere dimenticato e noi rimaniamo accanto a coloro che cercano giustizia". Gli Stati Uniti "ribadiscono il sostegno costante nei confronti di coloro che rispettano la dignità di tutte le vittime, incluse quelle che ancora sono in attesa di una degna sepoltura". Gli eventi del passato, secondo Pompeo, "ci ricordano del bisogno di rimanere uniti per un futuro migliore e per una Bosnia stabile, sviluppata e inclusiva per tutti i cittadini". Gli Stati Uniti "rimangono un partner forte della Bosnia-Erzegovina".

Il ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt ha affermato, in una dichiarazione riportata dal sito di informazione "Klix", che "è importante continuare a lottare e condannare ogni tentativo di negare la natura del crimine avvenuto a Srebrenica". Il Regno Unito "rimane dedito a sostenere la regione nel superamento dell'eredità del conflitto e la costruzione di un futuro più pacifico e stabile per tutti e questo deve includere la lotta per la giustizia per le vittime". Hunt ha detto che "la decisione della magistratura internazionale di quest'anno di aumentare la pena per l'ex leader serbo bosniaco Radovan Karadzic è storica e giusta e rappresenta un ammonimento sul fatto che coloro che perpetrano crimini atroci non rimarranno impuniti".

Il rappresentante musulmano nella presidenza tripartita bosniaca Sefik Dzaferovic ha dichiarato oggi a Potocari che "i vertici politici e religiosi del popolo serbo non vogliono confrontarsi con la verità e accettare il fatto che il genocidio è stato perpetrato". Dzaferovic ha detto che tali vertici "non si distanziano dai perpetratori del genocidio ma, al contrario, li elogiano". Dzaferovic ha affermato che "sono state uccise mille persone al giorno, togliendo la vita a un essere umano ogni secondo, con l'obiettivo di cancellare l'esistenza di un popolo su questo territorio". Il rappresentante musulmano nella presidenza bosniaca ha dichiarato che "nel mancare di impedire il genocidio, la comunità internazionale ha perso ogni credibilità agli occhi di moltissimi cittadini di tutto il mondo". Dzaferovic ha detto che "l'unico modo per la comunità internazionale di riprendersi parte della credibilità persa è di contrastare con risolutezza coloro che negano la verità sul crimine perpetrato ed elogiano i colpevoli".

"E' dovere dell'Unione europea ricordare sempre Srebrenica che è uno dei momenti più oscuri dell'umanità nella storia europea moderna e i tentativi di riscrivere la storia sono inaccettabili", hanno dichiarato l'Alto rappresentante dell'Unione europea per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, e il commissario europeo per la politica di vicinato e i negoziati sull'allargamento, Johannes Hahn, commemorando il genocidio a Srebrenica che avveniva ventiquattro anni fa. "Eppure questa tragedia ci perseguita ancora. I nostri cuori e pensieri sono con le vittime e tutti coloro le cui vite sono state colpite da questi eventi tragici. È nostro dovere comune ricordare sempre Srebrenica, uno dei momenti più oscuri dell'umanità nella storia europea moderna", hanno dichiarato.

Oltre al ricordo, "abbiamo la responsabilità di saldare fermamente la pace e assicurare un futuro stabile per tutte le persone che vivono in Bosnia ed Erzegovina e nella regione. Dobbiamo porre fine all'impunità e superare i retaggi del passato", hanno proseguito. "Non c'è posto per la retorica incendiaria, per la negazione, il revisionismo o la glorificazione dei criminali di guerra. I tentativi di riscrivere la storia in Bosnia ed Erzegovina o altrove sono inaccettabili. Mentre la Bosnia ed Erzegovina ha espresso il desiderio di diventare membro dell'Unione europea, la priorità è che tutti i leader politici del paese lavorino attivamente alla promozione del dialogo e del rispetto. L'Unione europea continua a impegnarsi a sostenere la Bosnia ed Erzegovina nella creazione di una società in cui prevalgono il pluralismo, la giustizia e la dignità umana", hanno concluso.

Un gruppo di veterani del battaglione olandese Unprofor (Dutchbat), in forze a Srebrenica nel 1995, ha deciso di presentare una nuova denuncia contro il governo dei Paesi Bassi. Secondo quanto riferisce l'emittente pubblica della Serbia "Rts", rilanciando quanto scritto dal quotidiano "Ad", i veterani chiedono la restituzione dell'onore, le scuse e il pagamento di danni simbolici. L'avvocato degli ex caschi blu dell'Onu, Michael Rupert, ha spiegato che la motivazione alla base della denuncia è che i militari sono stati mandati a compiere una missione impossibile. "Lo Stato ha spedito quei militari in una missione impossibile e lì li ha lasciati", ha detto Rupert. Tre anni fa circa 230 veterani olandesi hanno presentato una prima denuncia contro il loro paese, ma hanno abbandonato la causa l'anno scorso quando il ministro della Difesa dell'Aia Ank Bijleveld ha annunciato un'inchiesta in merito ai problemi che ancora devono affrontare coloro che erano in servizio a Srebrenica. Nonostante il ministro stia ancora conducendo dei colloqui con il gruppo di lavoro degli ex caschi blu, alcuni di questi hanno ritenuto che non siano stati raggiunti dei risultati concreti e una ventina di loro ha annunciato una nuova denuncia.

La commemorazione di quest'anno avviene dopo che nel mese di marzo il Meccanismo residuale del Tribunale penale per i crimini nell'ex Jugoslavia, con sede a l'Aja, ha aumentato la pena per l'ex leader serbo bosniaco Karadzic da 40 anni di carcere all'ergastolo. La condanna è avvenuta sulla base di diversi capi d'imputazione che riguardano anche il genocidio di Srebrenica. Nel corso dell'udienza preliminare del processo d'appello, Karadzic si è dichiarato non colpevole, affermando che "i serbi (in Bosnia) hanno agito in difesa". L'ex leader serbo bosniaco era stato condannato il 24 marzo del 2016 a 40 anni di carcere per crimini contro l'umanità, crimini di guerra e infrazioni delle usanze di guerra commesse dalle forze armate serbe bosniache nel corso della guerra dal 1992 al 1995. La condanna era arrivata dopo un processo di primo grado avviato nel 2008 e definito dal procuratore capo dell'Aia Serge Brammertz come "il più importante della storia del tribunale". Il 21 marzo 2019 la condanna in secondo grado all'ergastolo.

Karadzic era stato condannato in primo grado a una pena detentiva unica di 40 anni, in base a 10 degli 11 capi d'imputazione. Secondo Brammertz, "la verità stabilita con questa sentenza rappresenterà un argine contro i continui tentativi di negare le sofferenze di migliaia di persone e crimini commessi sul territorio dell'ex Jugoslavia". Il consigliere legale di Karadzic Peter Robinson aveva dichiarato ai giornalisti che la difesa intende ricorrere all'appello per confutare "tutti i capi d'accusa". Robinson ha detto che "esistono le basi per contestare ogni singolo punto". L'ex leader dei serbi bosniaci non è stato dichiarato colpevole del primo capo d'imputazione, quello sul genocidio in sette comuni della Bosnia orientale. Il giudice O-Gon Kwon, nel leggere la sentenza, ha affermato che "le condizioni in cui hanno vissuto i musulmani e i croati di Bratunac, Foca, Kljuc, Prijedor, Sanski Most, Vlasenica e Zvornik sono state difficili, ma il consiglio del tribunale non ha potuto constatare la sussistenza dell'intenzione di commettere il genocidio".

Il giudice ha comunque precisato che in questi sette comuni c'è stata, da parte di Karadzic e dei suoi collaboratori, una forma di associazione a delinquere pianificata con attenzione". Karadzic è stato riconosciuto, già in primo grado, colpevole per crimini di guerra in connessione all'assedio di Sarajevo nel periodo della guerra degli anni Novanta. Il consiglio del tribunale ha precisato che nel caso dell'assedio di Sarajevo del 1992 - durato 44 mesi e con una stima di circa 10 mila vittime - c'è stata una forma di associazione a delinquere e che Karadzic, dato che ha avuto pieno controllo sull'esercito serbo bosniaco, è pienamente responsabile degli attacchi condotti con l'artiglieria e con i cecchini contro i cittadini di Sarajevo. Il consiglio del tribunale ha accolto la tesi della difesa secondo cui alcuni massacri sono stati orchestrati dai vertici bosniaci musulmani per suscitare una reazione internazionale, ma che si è trattato di pochi casi che sono stati definiti "ininfluenti" rispetto alla decisione del tribunale.

Karadzic è stato inoltre dichiarato colpevole del genocidio di Srebrenica, la cui sussistenza generica è già stata stabilita in passato dal tribunale. In base alla responsibilità di commando, Karadzic è pertanto stato dichiarato colpevole dell'uccisione di almeno 8.000 bosniaci musulmani uccisi a Srebrenica l'11, il 12 e il 13 luglio del 1995, dopo la caduta dell'enclave musulmana in mano all'esercito dei serbi bosniaci. Karadzic è inoltre colpevole in primo grado della detenzione dei rappresentanti delle forze di pace delle Nazioni Unite, di crimini contro l'umanità, di uccisioni di massa, di infrazioni delle leggi e dei costumi di guerra, di deportazioni e di attacchi contro civili.

Dopo la fine della guerra, alla fine del 1995, Karadzic ha continuato a guidare l'entità serba ricoprendo l'incarico del presidente, ritirandosi soltanto a metà del 1996. Dalla fine del 1996 fino al 2008 è stato in latitanza. La stampa bosniaca ha speculato molto sul fatto che Karadzic avrebbe rinunciato a funzioni politiche dopo la guerra in cambio della promessa dell'amministrazione Usa che non sarebbe stato consegnato al Tribunale penale internazionale per i crimini nell'ex Jugoslavia, la cui procura ha presentato ha preparato i capi d'imputazione già nel luglio del 1995. Durante gli anni della latitanza, Karadzic ha vissuto in Serbia assumendo una nuova identità, quella dell'esperto di medicina alternativa e guaritore Dragan Dabic. Con questa identità, Karadzic ha addirittura tenuto lezioni pubbliche ed è comparso in alcuni programmi di tv locali. La sua nuova identità sarebbe stata scoperta, secondo fonti stampa, grazie a una telefonata di suo fratello Luka al presunto guaritore intercettata dai servizi segreti, probabilmente serbi. Dopo l'arresto, scattato nel luglio del 2008, Karadzic è stato consegnato all'Aia e il processo è iniziato il 31 luglio del 2008.

Il Tribunale dell'Aja ha inoltre inflitto nel 2014 un totale di due ergastoli e 66 anni di carcere a cinque ex ufficiali serbo-bosniaci coinvolti nel genocidio di Srebrenica. Si è trattato della prima volta in cui esponenti dell'Esercito della Repubblica Srpska (l'entità serba in Bosnia) sono stati riconosciuti totalmente colpevoli di genocidio. Fino alla sentenza in questione erano state emesse solo condanne per complicità o favoreggiamento nel reato. I giudici della Corte d'appello del Tribunale penale per i crimini nell'ex Jugoslavia hanno confermato le condanne in primo grado nei confronti degli ex militari Vujadin Popovic, Ljubisa Beara, Drago Nikolic, Vinko Pandurevic e Radivoje Miletic per il loro coinvolgimento nella peggiore atrocità commessa in Europa dalla Seconda guerra mondiale.

Nel luglio del 1995, circa 8 mila uomini e ragazzi bosniaci musulmani furono uccisi in soli tre giorni nell'enclave bosniaca di Srebrenica, area sotto la protezione dei caschi blu olandesi delle Nazioni Unite. Popovic e Beara - rispettivamente ex tenente colonnello e colonnello dell'Esercito della Repubblica Sprska - sono stati condannati all'ergastolo per genocidio, sterminio e persecuzione. Nikolic, membro della cosiddetta "Brigata Zvornik", è stato condannato a 35 anni per complicità nel genocidio, oltre che per sterminio, persecuzione, omicidio. Pandurevic, comandante della "Brigata Zvornik", è stato condannato a 13 anni per complicità in persecuzione, atti inumani, trasferimenti forzati. Miletic, ex assistente del generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, è stato riconosciuto colpevole di omicidi, persecuzioni e trasferimenti forzati di persone provenienti da Srebrenica e Zepa, ma la sua pena è stata ridotta da 19 a 18 anni di carcere. Nel novembre 2017, l'ex generale serbo Mladic è stato condannato all'ergastolo dal Tribunale dell'Aja. (Bos)
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