USA-CINA
 
Usa-Cina: rilancio colloqui commerciali, ancora lontano accordo per la revoca dei dazi
 
 
Pechino, 12 lug 2019 13:28 - (Agenzia Nova) - Stati Uniti e Cina hanno ripreso questa settimana i negoziati tesi a definire un accordo commerciale e placare la guerra dei dazi in corso tra le due maggiori economie del globo. I negoziati si erano interrotti dopo un vertice tenuto lo scorso maggio, al termine del quale Washington aveva accusato Pechino di essere venuta meno a una serie di impegni precedentemente assunti in sede negoziale; a dispetto dell’intesa raggiunta dai leader dei due paesi a margine del summit G20 di Osaka, in Giappone, lo scorso 29 giugno, entrambe le parti si preparano però a una battaglia di lunga durata: le posizioni di Washington e Pechino restano distanti su una serie di questioni chiave, ad esempio per quanto riguarda l’importazione di prodotti agricoli Usa da parte della Cina. La decisione degli Stati Uniti di autorizzare forniture di armamenti miliardarie a Taiwan, e la sosta a New York della presidente dell’Isola, Tsai Ing-wen, contribuiscono inoltre a inasprire il clima di dialogo tra le due potenze, allontanando ulteriormente la prospettiva di una soluzione rapida al contenzioso che si protrae dallo scorso anno.

Il rappresentante del Commercio statunitense, Robert Lighthizer, e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin hanno avuto una conversazione telefonica con il vicepremier cinese Liu He e il ministro del Commercio Zhong Shan martedì 9 luglio, segnando il rilancio dei negoziati volti a risolvere le controversie commerciali in sospeso tra le due maggiori economie del mondo. Si tratta del primo contatto ad alto livello dopo che il presidente statunitense Donald Trump e l'omologo cinese Xi Jinping hanno accettato lo scorso mese di riprendere i colloqui sul commercio. I due leader hanno acconsentito a una nuova tregua nella disputa commerciale durata quasi un anno, dopo essersi incontrati al summit del G20 in Giappone, il 29 giugno. Trump e Xi non hanno però delineato alcun calendario per i negoziati né hanno indicato una scadenza entro cui finalizzare un accordo commerciale. Il direttore del Consiglio economico nazionale statunitense, Larry Kudlow, ha ribadito martedì, nel corso di un evento moderato dall’emittente Cnbc, che “non esiste alcun limite temporale a carico della Cina. Non abbiamo fretta”.

Le parole di Kudlow sono state interpretate come un’ulteriore conferma che la via che conduce a un eventuale accordo commerciale tra Washington e Pechino è irta di ostacoli. Il funzionario Usa ha avvertito in particolare che “l’ultimo dieci per cento dei colloqui sarà duro”. La maggior parte degli analisti crede che il rilancio delle trattative servirà quantomeno ad allontanare il rischio di nuovi dazi nei prossimi mesi, almeno sino al 70mo anniversario della fondazione della Cina moderna, il prossimo primo ottobre: celebrare l’evento senza turbolenze sul piano economico e diplomatico è una priorità del presidente cinese Xi, che potrebbe averla espressa direttamente a Trump in occasione del loro colloquio a Osaka. Proprio in quell’occasione, Trump ha acconsentito a rinviare l’imposizione di tariffe a carico di altri 300 miliardi di dollari di merci cinesi, che estenderebbero i dazi Usa al totale delle importazioni da quel paese.

Ad oggi, però, gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento di un accordo appaiono addirittura maggiori rispetto allo scorso maggio, e non è dunque possibile escludere che all’orizzonte si profili un nuovo stallo negoziale. Il tema delle importazioni cinesi di prodotti agricoli statunitensi, in particolare, si è già delineato come elemento di tensione. Trump aveva dichiarato dopo l’incontro con Xi che la Cina avrebbe importato una quantità “enorme” di generi alimentari e prodotti agricoli statunitensi, ma ad oggi Pechino non ha compiuto alcun passo concreto in tal senso. Proprio ieri, il presidente Usa ha dato voce alla propria insoddisfazione su Twitter. "Il Messico sta facendo grandi cose alla frontiera, ma la Cina ci sta deludendo per il fatto che non ha acquistato i prodotti agricoli dai nostri grandi produttori, così come si era impegnata a fare”, ha scritto Trump.

Il consigliere economico della Casa Bianca Kudlow ha detto martedì ai giornalisti che il governo si aspetta che la Cina inizi a importare prodotti agricoli statunitensi “molto presto” e ha definito la questione un “punto chiave” dei negoziati commerciali. Secondo il quotidiano “South China Morning Post”, però, Pechino non ha assunto alcun impegno esplicito a tale proposito. “Taoran Notes”, un blog affiliato al governo cinese, ha avvertito venerdì scorso che Pechino non acquisterà prodotti agricoli Usa, se Washington tornerà a cambiare posizioni nel contesto dei negoziati commerciali: tale avvertimento pare dimostrare che Pechino intende ricorrere alle merci agricole come moneta di scambio, consapevole dell’importanza dell’elettorato rurale per il presidente Trump, in vista delle elezioni presidenziali Usa del prossimo anno.

Cina e Stati Uniti non hanno ancora concordato nemmeno come gestire le tariffe punitive già varate dai due paesi nel corso degli ultimi dodici mesi. Washington pare intenzionata a tenere in vigore parte dei dazi anche dopo il raggiungimento di un accordo, per equilibrare la bilancia commerciale tra i due paesi. Pechino, però, si è detta categoricamente contraria a qualunque accordo includa misure e obblighi asimmetrici per i due paesi. “Tutte le tariffe imposte (nei mesi scorsi) dovranno essere rimosse, se Cina e Stati Uniti vorranno giungere a un accordo”, ha avvertito la scorsa settimana il portavoce del ministero del Commercio cinese, Gao Feng.

Qualche progresso è stato invece conseguito sul fronte della campagna di boicottaggio Usa del colosso dell’elettronica cinese Huawei. Il segretario del Commercio Usa, Wilbur Ross, ha illustrato per la prima volta martedì alcuni dettagli del nuovo regime applicato all’azienda, che pure resta inserita nella “lista nera” del dipartimento. Washington emetterà licenze per l’esportazione di merci e servizi al costruttore di apparecchi per le telecomunicazioni cinese, in tutti i casi nei quali non venga riscontrata “alcuna minaccia alla sicurezza nazionale”. Ross ha precisato che il dipartimento del Commercio continuerà ad analizzare ogni singola richiesta partendo da una “presunzione di rigetto”. Nonostante questa apertura parziale, è improbabile che i fornitori Usa possano riprendere a vendere componenti altamente tecnologici e software a Huawei, e un funzionario del governo statunitense ha ribadito che l’azienda cinese rimarrà esclusa dalla realizzazione delle reti 5G degli Stati Uniti.

Il dialogo tra Stati Uniti e Cina è ulteriormente ostacolato dalle tensioni crescenti localizzate nello Stretto di Taiwan. La presidente taiwanese Tsai è partita ieri per un viaggio ufficiale nei Caraibi, che si è aperto con un tappa a New York. Tsai Ing-wen punta ad affermarsi come volto delle relazioni tra l’Isola e gli Stati Uniti, in vista delle elezioni presidenziali che si terranno all’inizio del prossimo anno e che la vedranno competere nuovamente come candidata del Partito progressista democratico. “La nostra democrazia, conquistata a caro prezzo, ora affronta minacce e infiltrazioni da parte di forze esterne”, ha detto Tsai, riferendosi alla Cina continentale, prima di imbarcarsi per il viaggio ufficiale. “Condurremo una cooperazione reciproca con paesi dalla visione analoga alla nostra, per assicurare la stabilità dei sistemi democratici”, ha aggiunto la presidente. Tsai punta ad attingere al sentimento anti-cinese, che è tornato a crescere a Taiwan in risposta alle massicce manifestazioni pro-democrazia che si sono svolte ad Hong Kong nelle scorse settimane.

Il Pentagono ha inoltre annunciato lunedì, 8 luglio, che il dipartimento di Stato Usa ha approvato la vendita a Taiwan di 108 carri armati M1A2T Abrams, di 250 missili Stinger e dei relativi equipaggiamenti: una fornitura dal valore complessivo stimato in 2,2 miliardi di dollari, che a detta di Washington punta a promuovere “la pace e la stabilità” nella regione Asia-Pacifico. L’Agenzia per la cooperazione alla sicurezza del Pentagono (Dsca) ha notificato al Congresso federale la possibile vendita di armi, che includerebbe anche mitragliatrici, munizioni, veicoli Hercules per il recupero dei carri armati non operativi e veicoli per il trasporto di mezzi ed equipaggiamenti pesanti, osservando che la vendita non altererebbe in maniera significativa gli equilibri militari nella regione.

Il ministero della Difesa cinese ha replicato ieri, avvertendo di essere pronto a misure di reciprocità. Le Forze armate cinesi “adotteranno tutte le misure necessarie” a salvaguardare la sovranità nazionale e l’integrità territoriale del paese, ha dichiarato il portavoce del dicastero, Wu Qian, tramite un comunicato, aggiungendo che Pechino ha già presentato una protesta formale a Washington. La decisione degli Stati Uniti, prosegue il comunicato, “minaccerà lo sviluppo delle relazioni tra le forze armate di entrambi i paesi (Usa e Cina) e danneggerà la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan”. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha esortato gli Stati Uniti a “onorare il proprio impegno nei confronti del principio di un’unica Cina e dei tre comunicati congiunti Cina-Usa, a ritirare immediatamente le vendite di armi e a interrompere i legami militari con Taiwan per evitare ulteriori danni alle relazioni bilaterali e alla pace e stabilità nello Stretto”. (Cip)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..