TURCHIA
 
Turchia: Erdogan, non lasceremo la Siria prima degli altri
 
 
Ankara, 08 nov 18:14 - (Agenzia Nova) - Le forze armate della Turchia non lasceranno la Siria prima che lo facciano gli altri paesi. Lo ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ai giornalisti di ritorno dalla sua visita in Ungheria. “Non ce ne andremo fino a quando l’ultimo terrorista non avrà lasciato la regione (del nord-est della Siria). Questa è il primo punto. In seconda istanza, non lasceremo il paese fino a quando non lo avranno fatto gli altri. Noi siamo a favore dell’unità e della solidarietà in Siria. Non vogliamo che il paese venga disintegrato”, ha affermato Erdogan, ripreso dal quotidiano “Hurriyet”. “Se gli altri paesi presenti militarmente vogliono difendere l’integrità della Siria, devono dimostrarlo”, ha aggiunto il presidente turco, ricordando come le altre potenze presenti coinvolte nel conflitto non abbiamo confini in comune con il paese. “Né la Russia, né gli Stati Uniti, né l’Iran”, ha sottolineato Erdogan. La Turchia manterrà dunque le proprie posizioni “in base ai poteri datile dall’accordo di Adana e fino a quando le organizzazioni terroristiche non si saranno ritirate”. Il riferimento è all’intesa firmata da Damasco e Ankara nel 1998 che secondo la Turchia fornisce una base legale all’operazione militare “Fonte di pace”, lanciata lo scorso 9 ottobre.

A questo proposito, Erdogan ha ripetuto che i combattenti curdi delle Unità di protezione popolari (Ypg), che la Turchia considera un’organizzazione terroristica, non si sono ancora ritirate dalla “zona di sicurezza” come previsto dagli accordi che Ankara ha firmato con Stati Uniti e Russia. “Le Ypg attaccano non appena ne hanno la minima opportunità”, ha sottolineato il presidente turco riferendosi in particolare alla situazione nella regione di Manbij e ad Ayn al Arab (Kobane). “Per esempio – ha spiegato – l’organizzazione terroristica ha attaccato l’Esercito nazionale siriano (nome attribuito ai ribelli filo-turchi) ieri mattina a Tel Tamer, uccidendo undici persone. Ovviamente l’attacco non è rimasto impunito. I siriani hanno ucciso dieci terroristi. La battaglia va avanti con determinazione”.

Quanto all’incontro che terrà il prossimo 13 novembre con il presidente statunitense Donald Trump a Washington, Erdogan ha spiegato che sul tavolo ci saranno tutte le questioni legate alla “zona di sicurezza” e al ritorno dei rifugiati siriani attualmente ospitati in Turchia. Tra i temi di discussione, tuttavia, vi sarà anche il nodo legato all’acquisto turco dei sistemi d’arma S-400 (dalla Russia) e dei caccia F-35 (dagli Stati Uniti), così come l’interscambio commerciale (con l’obiettivo di raggiungere i 100 miliardi di dollari) e l’estradizione del leader del movimento Hizmet Fetullah Gulen, considerato la mente dietro il fallito colpo di Stato del 2016 in Turchia. “Su questi temi continuiamo ad avere molte difficoltà”, ha ammesso Erdogan. (Tua)
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