COREA DEL SUD
 
Corea del Sud: Moon cerca la sponda cinese nella disputa commerciale col Giappone
 
 
Seul, 16 set 2019 12:16 - (Agenzia Nova) - Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, sta tentando di incassare il sostegno della Cina nel contesto delle gravi tensioni diplomatiche e commerciali che oppongono Seul a Tokyo. I controlli alle esportazioni tecnologiche varati dal Giappone a carico di Seul, dopo le ripetute retromarce dello stesso Moon dagli accordi con cui i suoi predecessori avevano in parte placato la storica inimicizia tra i due paesi, colgono il presidente sudcoreano in una posizione di particolare vulnerabilità. La Corea del Sud sconta infatti da un lato gli effetti economici delle ostilità commerciali tra Cina e Stati Uniti, che sono i suoi principali partner commerciali. Moon è però in difficoltà anche sul piano politico e dei consensi: le opposizioni parlamentari e parte dell’elettorato lo accusano di aver cercato ed esacerbato lo scontro col Giappone per insabbiare le polemiche relative ai presunti episodi di nepotismo e corruzione all’interno della sua amministrazione.

Il presidente sudcoreano ha scelto una intervista al quotidiano ufficiale cinese “Global Times”, pubblicata questa mattina, per sollecitare un ruolo di mediazione più attivo della Cina nel contesto delle dispute storiche e commerciali che oppongono Seul a Tokyo. Intervistato dal quotidiano cinese, Moon spiega anzitutto le ragioni che hanno spinto la Corea del Sud a ritirarsi dall’accordo per la condivisione dell’intelligence militare con il Giappone (Gsomia): “E’ stato il Giappone a imporre misure economiche punitive contro la Corea del Sud. Il Giappone ha argomentato di aver imposto restrizioni economiche perché non si fida della Corea del Sud. Il nostro governo ritiene che l’accordo Gsomia non possa essere attuato se il Giappone non nutre fiducia in noi. Se il Giappone non si fida di noi, come possiamo scambiare con loro intelligence militare sensibile?”.

Nel corso dell’intervista, Moon sottolinea come le interazioni tra Giappone e Corea del Sud in materia di sicurezza siano sempre avvenute su un piano trilaterale, con la mediazione degli Stati Uniti, e rivolge una apparente critica al presidente Usa, Donald Trump: “E’ vero che in passato, gli Stati Uniti sono intervenuti per appianare le divergenze tra Seul e Tokyo. Nel 2015, ad esempio, quando c’è stato un conflitto tra i due paesi in merito alla questione delle comfort women, l’amministrazione Obama è intervenuta per appianare le divergenze” Tuttavia, aggiunge Moon, “l’amministrazione Trump non è intervenuta” in occasione delle recenti tensioni commerciali, “ed ha affermato che la questione riguardi Giappone e Corea del Sud. Forse è per questa ragione che il conflitto tra Giappone e Corea del Sud si è approfondito”, afferma il presidente sudcoreano.

Il presidente sudcoreano nega che alla decisione di far venir meno l’accordo Gsomia, criticata da Washington, possa essere imputato un possibile danno alle relazioni tra Stati Uniti e Corea del Sud. “Molti conservatori sudcoreani e politici mainstram di Washington argomentano che la decisione della Corea del Sud di non rinnovare lo Gsomia mini l’alleanza. Andrebbe però sottolineato che lo Gsomia è un trattato tra Giappone e Stati Uniti. Gli Usa non hanno nulla a che fare con l’accordo, anche se sono stati gli Stati Uniti a mediare affinché Giappone e Corea del Sud lo firmassero”. Moon ricorda inoltre che tra Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud resta in vigore l’Accordo trilaterale di condivisione delle informazioni (Tisa).

Le autorità della Corea del Sud hanno annunciato il mese scorso l’uscita del paese dall’accordo per la condivisione dell’intelligence militare con il Giappone nel quadro delle gravi tensioni diplomatiche e commerciali in corso tra Seul e Tokyo. L’accordo Gsomia (General Security of Military Information Agreement) è stato firmato da Seul e Tokyo nel novembre 2016, come parte degli sforzi di approfondimento della cooperazione militare sollecitati dagli Stati Uniti. Il trattato prevede lo scambio di informazioni militari confidenziali su richiesta reciproca, anche se non pone alcun obbligo vincolante. Dal 1° gennaio al 31 luglio di quest’anno, Seul e Tokyo si sarebbero scambiate informazioni di natura riservata in 26 occasioni nel contesto del Gsomia. Lo scambio di informazioni si è intensificato dal 2017, a seguito dei test balistici e nucleari effettuati dalla Corea del Nord. Proprio la decisione di Seul di archiviare l’accordo in un contesto di sicurezza complicato dai test balistici nordcoreani è stato accolto con malcelato nervosismo dagli Stati Uniti.

Il presidente sudcoreano cita il recente incontro a Pechino tra i ministri degli Esteri di Cina, Giappone e Corea del Sud, e afferma che “la Cina può essere un mediatore importante tra Giappone e Stati Uniti. Sino a questo momento, tale ruolo è stato assunto dagli Stati Uniti, ma è tempo che si faccia avanti la Cina, perché la cooperazione tra Cina, Giappone e Corea del Sud è estremamente importante per la pace, la stabilità e la prosperità dell’Asia nord-orientale”. Moon auspica che Pechino giochi “un ruolo più attivo nel ridurre le differenze tra Giappone e Corea del Sud. Spero che la Cina si faccia carico di una politica più proattiva per la promozione della pace, della stabilità e della prosperità comune nell’Asia nord-orientale”.

Nel corso dell’intervista al quotidiano “Global Times”, Moon si dice convinto che la salute dell’alleanza tra Corea del Sud e Stati uniti sia buona. Il quotidiano cinese sottolinea però le pressioni esercitate dalla Casa Bianca affinché la Corea del Sud aumenti i contributi per lo stazionamento delle forze statunitensi sul suo territorio, e le richieste di Seul agli Usa di accelerare la restituzione al paese di alcune basi militari sudcoreane attualmente operate dalle Forze armate statunitensi. “La struttura complessiva del sistema dell’alleanza Corea del Sud-Usa resta intatta”, afferma Moon. “Abbiamo un trattato difensivo (…). Abbiamo forze combinate comandate dai due paesi, e in Corea del Sud ospitiamo truppe statunitensi. Tra i cittadini sudcoreani c’è un consenso relativamente diffuso per le forze Usa in Corea del Sud e per l’alleanza tra i due paesi”, sostiene il presidente sudcoreano, che riconosce però la presenza di “questioni pendenti che vanno risolte”.

Per quanto riguarda ad esempio le pressioni del presidente Donald Trump a contribuire maggiormente ai costi delle forze Usa in Corea del Sud, Moon ricorda che lo scorso anno Seul ha acconsentito ad aumentare il proprio contributo annuo a un miliardo di dollari “Ora gli Stati Uniti ci chiedono di pagare dai 5 ai 6 miliardi di dollari. E’ troppo. Una richiesta simile condurrà a dispute tra gli Stati Uniti e la Corea del Sud”, avverte il presidente sudcoreano. Moon cerca di guadagnare il consenso di Pechino citando anche il tema dei missili balistici a medio raggio: “Gli Stati Uniti hanno segnalato che potrebbero necessitare di basi per i loro missili balistici a medio raggio in Corea del Sud. Il nostro governo, però, ha ufficialmente detto di no. In futuro questo potrebbe diventare un problema”.

Moon evita di affermare se le divergenze tra Washington e Seul, così come quelle tra Seul e Tokyo, si possano tradurre in un progressivo avvicinamento della Corea del Sud alla Corea del Nord. “E’ importante che la Corea del Nord e gli Stati Uniti conducano negoziati più produttivi in merito alla questione nucleare”, sostiene il presidente sudcoreano. “Se le relazioni tra Stati Uniti e Corea del Sud miglioreranno, aumenterà anche la possibilità di migliorare le relazioni inter-coreane”. L’intervista menziona anche il problema del deficit di fiducia tra le due Coree: Moon imputa i recenti diverbi con Pyongyang alla decisione degli Stati Uniti di procedere su scala ridotta a una annuale esercitazione congiunta con le forze sudcoreane: Moon cita indiscrezioni secondo cui durante l’ultimo faccia a faccia tra Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un, lo scorso giugno, Trump avrebbe promesso di annullare quell’esercitazione. La decisione di condurla ugualmente, anche se in formato ridotto, sarebbe stata colta da Pyongyang come un atto ostile.

Moon conclude l’intervista al “Global Times” complimentandosi con la Cina per i progressi compiuti dal Secondo dopoguerra, in occasione del 70mo anniversario della Repubblica Popolare. “La Cina ha intrapreso una trasformazione enorme, E’ divenuto il secondo paese al mondo in termini di potenza economica, il primo esportatore e il primo detentore di riserve in valuta estera. Ora state promuovendo la nuova Via della seta”. La Cina di oggi “è una Cina completamente diversa, nessuno si sarebbe aspettato una simile transizione, Credo che gli ultimi 70 anni siano stati la più grande storia di successo per la Cina. Ovviamente il successo porta con sé nuove sfide”, aggiunge il presidente sudcoreano, che cita il conflitto commerciale tra Cina e Stati Uniti e le diseguaglianze che ancora caratterizzano la società cinese. (Git)
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