TURCHIA
 
Turchia: Erdogan, se disputa su F-35 continua “volgeremo lo sguardo altrove”
 
 
Ankara, 19 nov 2019 15:48 - (Agenzia Nova) - Se la disputa sui caccia multiruolo F-35 continua, la Turchia “sarà costretta a volgere lo sguardo altrove” per soddisfare le sue necessità in materia di difesa. Lo ha dichiarato il presidente Recep Tayyip Erdogan nel corso di una riunione del gruppo parlamentare del suo Partito giustizia e sviluppo (Akp) ad Ankara, riferendo in particolare del recente incontro con il presidente statunitense Donald Trump, avvenuto alla Casa Bianca lo scorso 13 novembre. Lo scorso luglio gli Stati Uniti hanno deciso di congelare la partecipazione della Turchia al programma di sviluppo F-35 in risposta alla decisione di Ankara di acquistare dalla Russia i sistemi di difesa aerea S-400. Il Pentagono teme infatti che la presenza di questi ultimi sul territorio turco potrebbe permettere a Mosca di acquisire informazioni cruciali sulle caratteristiche stealth degli F-35. L’amministrazione statunitense sarà chiamata ad assumere una decisione definitiva nel marzo del 2020. “Abbiamo detto che se l’attuale disaccordo sugli F-35 continua, la Turchia dovrà guardare altrove per soddisfare le proprie esigenze di medio termine”, ha affermato Erdogan sottolineando come Ankara sia “un partner, non un cliente” nella produzione dei caccia di quinta generazione.

Erdogan ha anche negato che, come sostenuto da alcuni ambienti a Washington, la Turchia avrebbe un atteggiamento “ostile” nei confronti dei curdi. “Non siamo contro i nostri fratelli curdi, siamo contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), il Partito dell’unione democratica (Pyd) e le Unità di protezione dei popoli (Ypg), che sono gruppi terroristici. Chi cerca di mostrare i gruppi terroristici separatisti come combattenti contro lo Stato islamico, adesso cerca anche di nascondere i massacri civili di quegli stessi gruppi”, ha affermato il presidente turco. Ankara, ha aggiunto, è “consapevole che l’impegno degli Stati Uniti con le Ypg in Siria non terminerà presto”, ma sa anche che la formazione curdo-siriana “si trova in una posizione sempre più difficile nella regione”. Lo scorso 9 ottobre la Turchia ha avviato nell'area l'operazione militare "Fonte di pace" proprio con l'obiettivo di allontanare dalla sua frontiera meridionale le Ypg e di aprire una "zona di sicurezza" nella quale reinsediare parte dei 3,6 milioni di rifugiati siriani attualmente ospitati nel paese. Nel corso dell'offensiva, i militari turchi e i loro alleati hanno preso il controllo di Tell Abyad e di Ras al Ain.

Il 17 ottobre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha raggiunto un accordo con il vicepresidente statunitense Mike Pence per sospendere l'offensiva in cambio del ritiro delle Ypg a 30 chilometri dal confine nel giro di 120 ore. Cinque giorni dopo, alla scadenza dell'ultimatum, Erdogan ha firmato una nuova intesa a Sochi, questa volta con l'omologo russo Vladimir Putin, per la gestione della sicurezza nell'area. L'accordo ha esteso l'ultimatum per il ritiro di uomini e mezzi delle Ypg dalla "zona di sicurezza" e ha portato all'avvio di pattugliamenti congiunti tra l'esercito turco e la polizia militare russa in un'area profonda 10 chilometri all'interno del territorio siriano, con l'esclusione della città di Qamishli. L'intesa di Sochi ha dato il via anche a pattugliamenti congiunti tra la polizia militare russa e l'Esercito arabo siriano nella fascia della zona di sicurezza che si estende per i restanti 20 chilometri. (Tua)
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