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Usa-Cina: Trump pronto a bandire apparecchiature Huawei per operatori telefonici Usa
 
 
Washington, 15 mag 2019 05:31 - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, firmerà in settimana un ordine esecutivo teso a proibire alle compagnie statunitensi delle telecomunicazioni l’impiego di apparecchiature elettroniche prodotte da aziende che pongono un rischio potenziale per la sicurezza nazionale. Lo hanno riferito fonti governative citate dalla stampa Usa, secondo cui il provvedimento si tradurrà in un bando di fatto alle transazioni col colosso cinese dell’elettronica per le telecomunicazioni Huawei. L’ordine esecutivo, che non menzionerà espressamente alcun paese o azienda, è oggetto di considerazione da parte della Casa Bianca da almeno un anno, ma la sua firma è stata più volte rinviata, riferiscono le fonti, secondo cui non è da escludere un ulteriore rinvio dell’ultimo minuto. L’ordine farà appello all’International Emergency Economic Powers Act, una legge che conferisce al presidente l’autorità di regolare il commercio in risposta a emergenze nazionali o minacce alla sicurezza degli Stati Uniti. L’ordine sarà mandato al dipartimento del Commercio Usa, in cooperazione con altre agenzie federali, di approntare un piano con i criteri concreti di attuazione dei divieti.

La scorsa settimana la Us Federal Communications Commission – autorità federale statunitense di vigilanza sulle comunicazioni – ha formalmente respinto la richiesta della società cinese China Mobile di operare in quel paese. China Mobile si aggiunge così alla lista crescente di aziende cinesi del settore tecnologico e delle telecomunicazioni escluse dal mercato statunitense sulla base di considerazioni di sicurezza nazionale. L’azienda, che è il primo operatore di telefonia mobile per bacino d’utenza, ha presentato richiesta alle autorità Usa per operare in quel paese nel 2011, affermando di voler fornire servizi internazionali di connessione vocale dedicati e servizi internet alle aziende cinesi operanti negli Usa. Sin dal principio, però, le autorità statunitensi hanno dubitato delle reali intenzioni dell’azienda. Dopo un processo di valutazione durato anni, Ajit Pai, presidente della Commissione federale per le comunicazioni Usa (Fcc), ha espresso la propria opposizione all’ingresso dell’azienda negli Usa, giudicandola “vulnerabile allo sfruttamento, all’influenza e al controllo da parte del governo cinese”.

Pai aveva raccomandato già nei giorni scorsi che i regolatori Usa rigettino la domanda di China Mobile, citando “rischi seri e sostanziali per la sicurezza nazionale”. Ieri la Commissione ha bocciato all’unanimità la domanda dell’azienda, chiudendole così le porte del mercato Usa. China Mobile, azienda direttamente controllata dal governo cinese, ha accesso ai dati di circa un miliardo di utenti, ed è un soggetto di primo piano nello sviluppo delle tecnologie 5G in Cina, in collaborazione con Huawei. Dallo scorso anno Washington ha già imposto severe restrizioni a fornitori di apparecchiature telefoniche come Huawei Technologies e Zte, giudicandole una possibile porta d’ingresso alle infrastrutture critiche nazionali per l’intelligence cinese.

Nei mesi scorsi Huawei ha contrattaccato all’offensiva giudiziaria delle autorità Usa, intentato causa al governo statunitense per il bando alla vendita dei suoi prodotti alle agenzie governative di quel paese, e per le accuse secondo cui l’azienda rappresenterebbe una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. La causa è stata intentata nel Texas, dove si trova il quartier generale dell’azienda cinese negli Usa. Huawei sostiene che le misure restrittive adottate nei suoi confronti da Washington violino la Costituzione statunitense. Annunciando la controffensiva legale dalla sede dell’azienda a Shenzhen, Guo Ping, presidente a rotazione di Huawei, ha criticato con durezza la campagna di boicottaggio intrapresa dagli Usa a livello internazionale, definendola “illegale” e ipocrita. “Il governo Usa ci ha etichettati da tempo come una minaccia. Ha hackerato i nostri server e rubato le nostre email e i nostri codici sorgente. Ciononostante, il governo Usa non ha mai fornito alcuna prova a sostegno dell’accusa secondo cui Huawei porrebbe una minaccia per la sicurezza informatica” ha detto Guo, secondo cui la causa legale è una “misura di ultima istanza” resa necessaria da una prolungata campagna illegale da parte di Washington.

Il presidente dell’azienda cinese ha dichiarato che "Huawei non ha e non impiegherà mai backdoor (sui suoi apparecchi elettronici). E non permetteremo mai a nessun altro di farlo con il nostro equipaggiamento". "Huawei è la prima azienda in grado di distribuire reti 5G su vasta scala. Ancora più importante, possiamo offrire sistemi più semplici con prestazioni migliori", ha spiegato Guo. "Più investiamo in ingegneria, più valore possiamo creare. Huawei può fornire reti 5G potenti, semplici e intelligenti ai fruitori di tutto il mondo, più velocemente di chiunque altro", ha detto il presidente dell’azienda cinese. "Huawei è il leader mondiale nel 5G. Ma capiamo che l'innovazione non è nulla senza sicurezza". Guo ha sottolineato che i governi e gli operatori mobili dovevano lavorare insieme. Ha richiesto una regolamentazione basata sui fatti, come raccomandato dalla Groupe Speciale Mobile Association (Gsma), l'organizzazione del settore per gli operatori di rete mobile in tutto il mondo.

Alla fine del mese di gennaio il dipartimento di Giustizia Usa ha formalmente incriminato l'azienda cinese leader nel campo delle telecomunicazioni, Huawei, e il suo direttore finanziario, Meng Wanzhou: sull'azienda e sul suo dirigente pendono in tutto 13 capi d'imputazione, legati al presunto aggiramento delle sanzioni Usa all'Iran e al tentativo di sottrarre informazioni sensibili a una azienda statunitense, T-Mobile. La Cina ha risposto all'offensiva di Washington con cautela: Pechino ha definito "ingiusta" e "immorale" la campagna in atto ai danni di Huawei, ma ha evitato di menzionare rappresaglie ai danni degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti hanno posto in stato d'accusa Huawei e il suo direttore finanziario, Meng Wanzhou, accusando la principale azienda tecnologica cinese di frode bancaria, violazione di sanzioni internazionali e del furto di segreti aziendali. Il procuratore generale Usa facente funzioni, Matthew Whitaker, e il segretario del Commercio Usa, Wilbur Ross, hanno illustrato le accuse a Huawei presso la sede del dipartimento di Giustizia, a Washington. L'azienda cinese avrebbe violato il regime sanzionatorio nei confronti dell'Iran, celando le transazioni con quel paese tramite una propria controllata, Skycom Tech.

Secondo Whitaker, Huawei avrebbe celato alle autorità statunitensi la natura delle proprie relazioni con Tehran sin dal 2007: l'azienda avrebbe riferito alle banche Usa di aver ceduto i propri interessi in Skycom, quando in realtà "Huawei aveva venduto Skycom a sé stessa". Secondo il procuratore generale, le pratiche illegali di Huawei avrebbero visto coinvolti i vertici dell'azienda, incluso il direttore finanziario Meng, di cui Washington si prepara a chiedere l'estradizione al Canada. Huawei è anche accusata di aver tentato di sottrarre "Tappy", un robot per il collaudo degli smartphone sviluppato dall'azienda statunitense T-Mobile, tra il 2012 e il 2014. (Was)
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