SIRIA
 
Siria: con presunto attacco chimico contro Douma e incursione su base T-4, soluzione conflitto potrebbe allontanarsi
 
 
Damasco, 09 apr 2018 18:59 - (Agenzia Nova) - Il presunto attacco chimico contro Douma e l’incursione aerea sulla principale base dell’aeronautica siriana a Tiyas segnano importanti sviluppi nel conflitto siriano, che potrebbero allontanare una soluzione politica per il conflitto in Siria. Entrambi gli eventi, le cui responsabilità rimangono ancora da accertare, avvengono, infatti, a pochi giorni dal vertice tra Turchia, Russia e Iran tenuto il 4 aprile scorso ad Ankara. Nella capitale turca, i presidenti dei tre paesi - Recep Tayyip Erdogan, Vladimir Putin e Hassan Rohani - hanno ribadito il loro impegno per una soluzione politica al conflitto siriano, nel rispetto della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale della Siria. Al contempo, sia il presunto impiego di agenti chimici a Douma che il bombardamento di Tiyas si verificano mentre le Forze armate siriane sono prossime a riconquistare completamente al Ghouta, area già controllata dai ribelli a est di Damasco. In tale regione, è proprio Douma l’ultimo caposaldo dell’opposizione siriana. Al contempo, l’esercito siriano e le milizie che lo sostengono si stanno ammassando in forze nei quartieri meridionali di Damasco per sottrarli allo Stato islamico. Gli avvenimenti di Douma e Tiyas paiono, dunque, giungere mentre il governo siriano prosegue verso il pieno ripristino della sua sovranità. In tale frangente, come già nel 2017, le autorità siriane vengono accusate da gran parte della comunità internazionale di impiegare armi chimiche contro la popolazione civile, con la comunità internazionale, Stati Uniti in testa, intenzionati ad agire contro le azioni del presidente Bashar al Assad. Oggi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che verrà presa una decisione sulla Siria entro 24-48 ore.

L'attacco su Douma ha riportato nuovamente alla luce il problema della responsabilità degli attacchi chimici nella crisi siriana, con gli schieramenti divisi tra le accuse contro Assad, sostenute da paesi del Golfo e Occidente, e contro i ribelli islamisti che, come sostenuto da Iran e Russia, sarebbero i veri responsabili degli attacchi. Il 2 aprile dello scorso anno, tali armamenti sarebbero stati utilizzati contro gli abitanti di Khan Sheikhun, provocando la morte di 74 persone e più di 550 feriti. Il 7 aprile successivo, gli Stati Uniti risposero con il lancio di 59 missili da crociera Tomahwak contro la base aerea siriana di Shayrat. A un anno di distanza, tra il 7 e l’8 aprile scorso, Douma è stata colpita da un presunto attacco chimico, che avrebbe causato 60 morti e più di 1.000 civili. L’evento ha provocato l’indignazione della comunità internazionale. Diversi Stati ritengono il governo siriano responsabile dell’attacco contro Douma e stanno valutando eventuali risposte. Soltanto la Russia ha affermato di non aver riscontrato prove dell’impiego di agenti chimici a Douma. Il presunto attacco chimico contro il caposaldo ribelle a est di Damasco sarà discusso nella giornata di oggi durante una riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. A complicare ulteriormente la situazione in Siria è giunta un’incursione aerea contro la base T-4 di Tiyas. Questa è la principale installazione dell’aeronautica siriana nel governatorato di Aleppo, circa 150 chilometri a nord-est di Damasco. Secondo Russia e Siria, il raid sarebbe stato condotto da caccia di Israele. Tuttavia, le autorità dello Stato ebraico non hanno ancora commentato l’incursione su Tiyas. Nella campagna per riacquistare il pieno controllo del territorio siriano, le Forze armate di Damasco potrebbero incontrare nuovi ostacoli di carattere internazionale, che si aggiungono a quelli posti dalle varie formazioni dell’opposizione e dallo Stato islamico.

Il presunto attacco chimico contro Douma è avvenuto mentre era in corso lo sgombero della città da parte dei ribelli di Jaysh al Islam. Il ritiro era iniziato il 3 aprile scorso in attuazione di un accordo tra il governo siriano e la formazione ribelle, raggiunto grazie alla mediazione della Russia. L’intesa pareva porre fine all’intensa offensiva delle Forze armate siriane e dell’aeronautica russa avviata nel mese scorso ad al Ghouta, area allora controllata dai ribelli a est di Damasco, di cui Douma è il secondo centro più importante. Secondo l’accordo, i miliziani di Jaysh al Islam e le loro famiglie verranno ricollocati nella regione di Jarabulus, al confine tra Siria e Turchia. L’area è controllata dall’Esercito siriano libero, gruppo dell’opposizione appoggiato dalla Turchia, e da reparti militari turchi. Avviato il 3 aprile, lo sgombero di Jaysh al Islam da Douma è stato sospeso il 6 aprile successivo a causa di disaccordi nella fazione ribelle. L’ala militare del gruppo era, infatti, contraria al ritiro. Intanto, proseguivano i combattimenti a Douma nonostante la tregua proclamata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 24 febbraio scorso con la risoluzione 2401.

L’atto dell’Onu era stato adottato per provare a porre termine all’intensa offensiva governativa su al Ghouta, avviata nel mese scorso. La risoluzione istituisce, infatti, una tregua su tutto il territorio della Siria per portare aiuti umanitari alla popolazione e sgomberare i civili dalle aree di conflitto. Tuttavia, il cessate il fuoco non si applica a organizzazioni terroristiche come Stato islamico, al Qaeda ed ex Fronte al Nusra. Mentre Jaysh al Islam è stato fino all'ultimo diviso sul ritiro da Douma, il governo di Damasco ha deciso il 7 aprile di intensificare le operazioni sull’ultimo caposaldo ribelle a est della capitale siriana. Nella stessa giornata, i ribelli di Douma hanno lanciato colpi di mortaio contro Damasco, provocando la morte di sei civili e il ferimento di altri 37. Infine nella notte tra il 7 e l’8 aprile, si è diffusa la notizia di un attacco chimico contro Douma, che avrebbe causato circa 60 morti e più di 1.000 feriti tra gli abitanti del caposaldo dell’opposizione. L’impiego di armi chimiche contro la popolazione di Douma ha provocato l’immediata indignazione della comunità internazionale. Diversi Stati hanno imputato la responsabilità del fatto al governo siriano.

Il portavoce del dipartimento di Stato degli Usa, Heather Nauert, ha definito “orripilante” l’attacco chimico su Douma. Nauert ha aggiunto che, se confermato, l’uso di armi chimiche necessita di “una immediata risposta della comunità internazionale”. Gli Stati Uniti hanno poi accusato il governo di Bashar al assad di aver già “usato armi chimiche contro la sua stessa popolazione”, ricordando l’attacco del 4 aprile 2017, quando secondo Washington le forze governative siriane “hanno condotto un attacco con il gas sarin su Khan Sheikhoun, uccidendo circa 100 siriani". Il governo di Damasco e i suoi sostenitori "devono essere ritenuti responsabili e ogni ulteriore attacco impedito immediatamente”, ha affermato la portavoce del dipartimento di Stato. Nauert ha, quindi, invitato la Russia, alleata di Damasco, ad “assumersi la responsabilità di questi attacchi brutali e del soffocamento delle comunità più vulnerabili della Siria con armi chimiche”. Il dipartimento di Stato ha, inoltre, accusato Mosca di aver “tradito i suoi impegni come garante nei confronti delle Nazioni Unite” e di aver “violato la Convenzione sulle armi chimiche e la risoluzione 2118 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite” del 2013.

La protezione del regime di Assad da parte della Russia e l'incapacità di fermare l'uso delle armi chimiche in Siria, ha aggiunto il portavoce del dipartimento di Stato, “mettono in discussione il suo impegno a risolvere la crisi globale e le priorità di non proliferazione”. Pertanto, gli Stati Uniti hanno chiesto alla Russia di “porre immediatamente fine a questo sostegno assoluto” nei confronti di Damasco e di “collaborare con la comunità internazionale per prevenire ulteriori, barbarici attacchi di armi chimiche”. A sua volta, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha accusato l’omologo russo, Vladimir Putin di condividere con Al Assad la responsabilità dell’attacco contro Douma. Secondo fonti della Casa Bianca sentite dal quotidiano “The New York Times”, gli Stati Uniti potrebbero rispondere all’impiego di armi chimiche contro gli abitanti di Douma anche con un attacco missilistico contro Damasco.

Da parte sua, la Russia ha immediatamente respinto le accuse circa il presunto utilizzo di armi chimiche da parte delle forze del governo siriano contro Douma. "Rifiutiamo decisamente queste informazioni”, ha detto il generale russo Yuri Yevtushenko, capo del Centro per la riconciliazione siriana del ministero della Difesa russo. “Dopo la liberazione di Douma dai miliziani, invieremo degli specialisti per raccogliere le informazioni che dimostreranno la natura inventata di queste dichiarazioni", ha detto Yevtushenko. Le previsioni del generale sono state confermate oggi dal ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov. Durante una conferenza stampa, questi ha, infatti, dichiarato che gli specialisti russi giunti a Douma non hanno trovato “alcuna prova” dell’impiego di armi chimiche. In una nota, il ministero degli Esteri russo ha affermato che le notizie su Douma sono “informazioni infondate” e costituiscono un “attacco informativo”, condotto allo scopo di “giustificare possibili attacchi esterni” contro la Siria, “dalle conseguenze molto gravi”.

Mentre la Russia ha ribadito il proprio appoggio alla Siria, la comunità internazionale ha avviato intensi colloqui sulla questione di Douma. Da parte loro, gli Stati Uniti affermano di non escludere azioni militari contro la Siria in risposta al presunto attacco chimico contro Douma. Tale posizione, espressa dal consigliere per la Sicurezza interna e l’antiterrorismo degli Usa, Tom Bossaert, è stata ribadita dal segretario alla Difesa, James Mattis e dallo stesso presidente Trump. Parlando ai giornalisti prima riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, a cui prende parte per la prima volta il nuovo consigliere John Bolton, Trump ha dichiarato: “Prenderemo una decisione sulla Siria, entro la giornata”. In questo momento posso dirvi che non possiamo tollerare atrocità del genere. Saranno decisioni difficili da prendere. Tutti dovranno pagare un prezzo”.

Alle Nazioni Unite, gli Usa presenteranno una proposta di risoluzione per l’istituzione di un’inchiesta indipendente dell’Onu sui fatti di Douma. La medesima posizione era stata assunta precedentemente dalla Cina. Intanto, l’attacco contro il caposaldo ribelle provocava una spaccatura tra due dei tre Stati riuniti ad Ankara il 4 aprile scorso per trovare una soluzione politica al conflitto siriano. Per la Turchia, vi sono, infatti, “forti sospetti” che l’attacco chimico contro Douma sia stato effettuato dal “regime siriano”. In un colloquio telefonico con Putin, Erdogan si è detto preoccupato per gli ultimi avvenimenti. Al contempo, il ministero degli Esteri iraniano ha reso noto che le accuse contro il governo siriano per l’attacco chimico di Douma sono “incompatibili con la realtà”. Secondo la diplomazia di Teheran, la Siria “ha distrutto tutte le sue armi chimiche e le sue strutture produttive” e che le accuse degli Stati Uniti e di alcuni paesi occidentali sono “una scusa per un’azione militare contro il governo e il popolo siriano”.

Se da un lato l'Iran ha rinnovato il proprio appoggio alla Siria, Stati Uniti e Francia hanno convenuto di scambiarsi informazioni e analisi “che confermano l’utilizzo di armi chimiche” a Douma e di coordinarsi nel fornire una risposta alla vicenda, come è emerso da un colloquio telefonico tra Trump e il presidente francese, Emmanuel Macron. A un’azione congiunta per i fatti di Douma, la Francia collabora anche con il Regno Unito. Le due potenze europee, secondo quanto reso noto dal ministero degli Esteri britannico, hanno convenuto che “un’intera gamma di opzioni devono essere prese in esame” in risposta al presunto attacco chimico contro Doum. Più netta la posizione espressa dal premier britannico, Theresa May. Il primo ministro del Regno Unito ha dichiarato che il governo siriano “e i suoi sostenitori, tra cui la Russia, dovranno rendere conto” del presunto attacco chimico contro Douma, “se saranno riconosciuti responsabili”. A fronte delle posizioni espresse dai vari attori della comunità internazionale, e specialmente dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, cresce l’attesa per la riunione su Douma al Palazzo di vetro.

Intanto, il conflitto siriano ha visto un ulteriore sviluppo che potrebbe complicare ulteriormente la situazione in Siria. Nella mattinata di oggi, la base T-4 dell’aeronautica siriana è stata attaccata dai caccia israeliani. È questa la versione dell’incursione aerea contro l’installazione militare di Tiyas, la principale base aere siriana circa 150 chilometri a nord-est di Damasco nel governatorato di Aleppo, data da Siria e Russia. Provenienti dallo spazio aereo libanese, quattro F-15 israeliani avrebbero lanciato otto razzi contro T-4. Cinque missili sarebbero stati intercettati e distrutti dalla difesa aerea siriana, mentre tre avrebbero colpito l’obiettivo, provocando tra l’altro la morte di tre combattenti iraniani. Non si registrano, invece, vittime tra il personale russo presente a T-4. Al momento, Israele non ha ancora commentato l’incursione contro T-4, avvenuto a un giorno di distanza dall’anniversario dall’attacco missilistico effettuato dagli Stati Uniti contro la base siriana di Shayrat. Da questa installazione, il 2 aprile 2017, sarebbe stato lanciato l’attacco chimico contro Khan Sheykhoun, che provocò 74 morti e più di 550 feriti tra la popolazione della città. Dopo gli eventi di Douma e Tiyas, potrebbe essere ancora lontana quella soluzione politica per il conflitto in Siria per cui al vertice di Ankara Turchia, Russia e Iran hanno ribadito il loro impegno. (Res)
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