ISTRUZIONE
 
Istruzione: rettore Alma Mater Studiorum a “Nova”, studenti al centro rilancio Processo Bologna
 
 
Bologna, 25 giu 2019 16:12 - (Agenzia Nova) - Il nuovo slancio del Processo di Bologna è possibile solamente ritornando a porre “lo studente al centro delle nostre iniziative”. Lo ha dichiarato ad “Agenzia Nova” il rettore dell’Università di Bologna Alma Mater Studiorum, Francesco Ubertini, in un’intervista rilasciata a margine delle celebrazioni per il ventennale dalla firma della “Dichiarazione di Bologna” che nel 1999 diede avvio alla profonda riforma degli atenei europei. L’evento si è tenuto ieri e oggi presso l’ateneo bolognese è uno dei più antichi del mondo le cui origini risalgono al 1088 e che la rendono l’università fondata da studenti più antica dell’Europa occidentale e la prima per continuità nel tempo e indipendenza dal potere politico e religioso.

La figura dello studente è per Ubertini fondamentale per dare un nuovo slancio al cosiddetto Processo di Bologna a cui hanno aderito negli anni ben 48 paesi membri del Consiglio d’Europa. “In fin dei conti noi facciamo tutto questo per gli studenti. Il futuro è nelle loro mani e non possiamo avere l’arroganza di immaginare il loro futuro senza sentire la loro voce”, ha dichiarato il rettore dell’ateneo bolognese. Nell’intervista Ubertini ha citato l’importanza simbolica della sfilata del corteo degli oltre 200 rettori che si è snodato per le strade del centro del capoluogo emiliano partendo dall’Archiginnasio, prima sede stabile dell’Università di Bologna, fino a Palazzo Re Enzo dove si è tenuta la sessione plenaria del ventennale. “La giornata di ieri aveva lo scopo di rendere riconoscibile e visibile questo percorso che è stato avviato 20 anni fa e che ha portato dei grandissimi successi – ha dichiarato Ubertini - non era scontata la partecipazione di un numero così ampio di rettori da tutto il mondo e che così tante persone (circa 1.150) si registrassero all’evento”.

Il rettore dell’Università di Bologna ha ricordato che il nuovo percorso del sistema universitario prese il via il 18 settembre 1988 data in cui fu firmata la Magna Charta Universitatum a cui seguì 11 anni dopo la Dichiarazione di Bologna. “L’obiettivo era quello di creare la European Higher Education Area (Ehea) e oggi a 20 anni di distanza possiamo dire che questa è nata ed è veramente qualcosa di unico”, ha aggiunto Ubertini, secondo cui la presenza di rappresentanze di 80 paesi all’evento di ieri dimostrano “quanto vi sia interesse nel mondo affinché la spinta e l’innovazione che hanno portato al Processo di Bologna diventino patrimonio dell’umanità”. Tuttavia, per il rettore dell’ateneo bolognese “guardando al futuro c’è ancora molto da fare perché gli obiettivi iniziali non sono ancora stati completamente raggiunti”. Infatti Ubertini ha osservato: “L’implementazione di una zona di libera circolazione del sapere in Europa va ancora migliorata e vi sono ancora troppe rigidità; i titoli non sono riconosciuti in maniera automatica; la mobilità è ancora riservata a troppi pochi studenti”. In questo contesto “si parla di Carta europea dello studente ma non ci siamo ancora arrivati”, ha aggiunto Ubertini, secondo cui vi “è un tema di accesso all’istruzione che va affrontato in maniera maggiormente coesa dagli Stati europei, ma soprattutto ci sono nuove sfide all’orizzonte oggi vi è un tema enorme di radicamento dell’Università nella società” ovvero “di come l’università deve essere radicata localmente e confrontarsi globalmente”.

Tra i temi il rettore dell’Alma Mater Studiorum ha citato quello della sostenibilità socio-economica e ambientale “di cui l’università deve assolutamente diventare un punto di riferimento”. Altre importanti sfide riguardano il mercato del lavoro, che sta cambiamento velocemente, e le modalità per mettere in relazione il progresso tecnologico. Riguardo a quest’ultimo aspetto Ubertini ha tenuto a precisare la necessità di una “visione multidisciplinare”, osservando come oggi i programmi e corsi di studio tentino di inseguire la specificità delle singole discipline, “facendo perdere di vista temi etici in un periodo in cui l’intelligenza artificiale è ormai entrata in ogni aspetto della nostra vita”. Per Ubertini è necessario pertanto “riscoprire l’etica” perché se da un lato gli “strumenti sono neutrali” è “l’utilizzo che se ne fa che non è neutrale”.

Alla luce di questo scenario il rettore dell’Università di Bologna ha individuato l’importanza di rilanciare, dopo 20 anni, il percorso avviato nel 1999 verso il futuro. Ciò implica “toccare nuovi temi, ma anche organizzarsi per questo”. Per quanto riguarda l’organizzazione, Ubertini ha ricordato la necessità di avere “un segretariato stabile”, precisando che Bologna è candidata ad ospitare tale istituzione. “(Ciò) significa avere uno staff internazionale, con la presidenza che potrà turnare, ma avendo un punto di riferimento fisso. La sperimentazione fatta finora ha funzionato”, ha dichiarato Ubertini, secondo sono tuttavia necessari nuovi strumenti di lavoro per affrontare le sfide del futuro e consentire al Processo di Bologna di completare la sua implementazione e divenire globale, andando sempre di più oltre i confini dell’Europa.

Quello in corso a Bologna è uno dei più rilevanti processi intergovernativi globali di allineamento dei sistemi di istruzione universitaria dei paesi appartenenti al Consiglio d’Europa, organismo che riunisce 48 Stati dell’area pan-europea e i rappresentanti delle maggiori organizzazioni e associazioni internazionali. L’obiettivo del Processo di Bologna è stabilire regole e strumenti condivisi in tema di mobilità, riconoscimento dei titoli e dei crediti formativi, allineamento della durata dei corsi di studio universitario sul ciclo 3+2, ruolo dell’università all’interno della società e partecipazione degli studenti alla vita degli atenei.

Ai lavori di ieri hanno preso parte tra gli altri: il ministro dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, Marco Bussetti; il ministro dell’Educazione di Malta, Evarist Bartolo; il segretario di Stato per l’Educazione ungherese, Jozsef Bodis; il vice direttore generale per l’Educazione dell’Unesco, Stefania Giannini; il presidente dell’Associazione universitaria europea, Michael Murphy e il responsabile del dipartimento per l’Educazione del Consiglio d’Europa, Sjur Bergan. L’evento che ha coinvolto in questi giorni il capoluogo emiliano precede la riunione dei 48 ministri dei paesi dello Spazio europeo dell’Istruzione superiore, prevista a Roma nel giugno 2020 per decidere le sorti del mondo universitario nei prossimi dieci anni. Le celebrazioni sono organizzate dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con l’Università di Bologna Alma Mater Studiorum sotto l’egida dell’Osservatorio della Magna Charta Universitatum, della European University Association e della European Students’ Union. (Sic)
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