DIFESA
 
Difesa: Europarlamento spinge su politica comune a livello europeo
 
 
Bruxelles, 16 mar 2017 18:55 - (Agenzia Nova) - L'Europarlamento spinge per una politica comune della difesa a livello europeo. Lo fa con una risoluzione adottata oggi a maggioranza, volta a chiarire la posizione del Parlamento Ue sul futuro delle politiche europee di difesa, in concomitanza con il 60mo anniversario dei Trattati di Roma. La risoluzione esplora tra l'altro le possibilità di una più ampia cooperazione nel quadro del Trattato di Lisbona. L'Europarlamento si muove in linea con il lavoro portato avanti a livello di Consiglio. Lo scorso 6 marzo il Consiglio affari esteri, riunito nella sessione congiunta Esteri-Difesa, ha infatti compiuto un importante passo avanti dando il via libera alla creazione di un centro di comando unificato per le missioni non esecutive dell'Ue (Military Planning and Conduct Capability-Mpcc). Secondo quanto riporta una nota Ue, per gli eurodeputati la cooperazione nella settore difesa in Europa "dipende ormai più dalla volontà politica che da considerazioni di carattere legale".

La risoluzione, adottata oggi con 360 voti a favore, 212 contro e 48 astensioni, sottolinea che gli stati membri "possono e dovrebbero" usare gli strumenti previsti dai Trattati per costruire una reale politica di difesa europea. Con il testo gli europarlamentari suggeriscono tra l'altro di considerare l'Agenzia europea per la difesa (Eda) e la Cooperazione strutturata permanente (Pesco) come istituzioni Ue "sui generis", finanziate dal bilancio Ue. Secondo Esteban Gonzalez Pons (Partito popolare europeo-Ppe), che è uno dei due relatori, "questa relazione ambiziosa e strategica giunge in un momento molto opportuno", ossia proprio quando "la difesa comune sta diventando una priorità. C'è anche una generale intesa – ha sottolineato – sul fatto che ottenere una difesa comune è oggi più necessario che mai. In un clima internazionale non prevedibile abbiamo bisogno di una comune politica di difesa - ha detto - che rinforzi l'unità, l'autonomia strategica e l'integrazione per promuovere la pace e la sicurezza all'interno dell'Unione e oltre".

Secondo l'altro relatore del testo, Michael Gahler (Ppe), "gli stati membri ignorano costantemente che finanziare le spese amministrative e operative per l'Eda e la Pesco con il bilancio dell'Ue è l'unica opzione prevista dai Trattati. La decisione del 6 marzo", che dà il via libera al centro di Military Planning and Conduct Capability (Mpcc) per le operazioni militari non esecutive dell'Ue, "è stata una pietra miliare – ha osservato Gahler – nel percorso verso l'unione della difesa europea". Con la risoluzione adottata oggi, gli eurodeputati raccomandano di stabilire, nel quadro del Consiglio dell'Ue, anche un incontro nel formato dei ministri della Difesa. Si chiede inoltre che il sostegno politico e le risorse per l'Eda vengano rafforzati e incoraggiano gli stati membri a unirsi alla Pesco il prima possibile. La risoluzione sostiene anche che il sistema dei Battlegroup dell'Ue debba essere sussunto alla Pesco, accanto alla creazione di un quartier generale permanente civile e militare.

Questo, secondo gli eurodeputati, potenzierebbe la cooperazione civile-militari e la capacità dell'Ue di reagire in modo rapido alle crisi. Per quanto riguarda le spese per la difesa, secondo gli eurodeputati è essenziale incrementare le spese nazionali per la difesa raggiungendo l'obiettivo del 2 per cento del Prodotto interno lordo (Pil). Questo, sottolineano gli europarlamentari delle due Commissioni, significherebbe trovare altri 100 miliardi di euro per la difesa entro la fine del prossimo decennio. Ulteriori risorse dovrebbero andare alla ricerca e allo sviluppo, oltre che ai programmi di cooperazione strategica. La risoluzione fa infine riferimento al futuro delle relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito, sottolineando la necessità di un'ulteriore riflessione sul futuro dei rapporti tra Bruxelles e Londra nel settore della capacità militari, se il paese dovesse decidere di lasciare l'Unione.

Il via libera di oggi va letto anche nel nuovo contesto internazionale, con gli Stati Uniti che chiedono una maggiore assunzione di responsabilità da parte dell'Europa e una più equa ripartizione degli oneri nel contesto dell'Alleanza atlantica. L'Ue in realtà ha iniziato a muoversi già prima verso una politica comune del settore, almeno a partire da giugno quando è stata presentata in Consiglio la Strategia globale dell'Unione europea. Nel periodo immediatamente successivo è stata firmata la dichiarazione congiunta Ue-Nato (la difesa collettiva, come ripetuto più volte, rimarrà infatti di competenza dell'Alleanza anche dopo la creazione di un sistema comune), ed è stato elaborato dalla Commissione europea un Piano di azione per la Difesa (Edap) volto a rafforzare le basi industriali del settore.

Al Consiglio europeo di dicembre e a quello della scorsa settimana, si è concordato di assumersi maggiori responsabilità. Un buon punto di partenza, anche in vista del vertice di giugno che sarà in parte dedicato alla difesa. L'ultimo vertice Ue (sotto forma di "conclusioni del presidente del Consiglio", in quanto la Polonia non ha dato il consenso per il dissenso nei confronti della rielezione di Donald Tusk), ha affermato "il Consiglio europeo desidera che le dinamiche messe in moto dalle sue conclusioni del dicembre 2016 sulla sicurezza esterna e la difesa siano mantenute e rafforzate, secondo i parametri stabiliti". Nell'attuale contesto internazionale, proseguono le conclusioni, "l'Europa deve adoperarsi maggiormente per proteggere i propri cittadini e contribuire alla pace e alla stabilità nel suo vicinato e non solo, anche impegnando sufficienti risorse aggiuntive, tenendo conto al tempo stesso degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali.

Al riguardo, il Consiglio europeo accoglie con favore il lavoro svolto dal Consiglio il 6 marzo, che offre un'ampia panoramica dello stato attuale di tutte le questioni (strutture di gestione delle crisi della Politica di difesa e di sicurezza comune, cooperazione strutturata permanente, revisione coordinata annuale sulla difesa, sviluppo delle capacità civili) e dimostra il conseguimento di progressi concreti in alcuni settori chiave". Le conclusioni ricordano tuttavia anche la necessità di attuare il "set comune di proposte" per il rafforzamento della cooperazione con la Nato. (Beb)
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