COREA DEL NORD-USA
 
Corea del Nord-Usa: Pyongyang annuncia proposta di Washington per colloqui a dicembre
 
 
Pyongyang, 15 nov 2019 04:17 - (Agenzia Nova) - La Corea del Nord ha ricevuto una proposta degli Stati Uniti per l’organizzazione di colloqui nel mese di dicembre. Lo riferisce tramite una nota diffusa dall’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana, “Korean Central News Agency” (“Kcna”). La nota contiene però anche una critica agli Stati Uniti, cui viene contestato di aver avanzato la proposta tramite un paese terzo. Il regime nordcoreano sostiene che Washington sia mossa dal “sinistro intento di blandirci nel tentativo di superare la scadenza della fine di quest’anno”, oltre la quale il Nord ha minacciato di considerare definitivamente falliti i negoziati sulla denuclearizzazione. “Se la parte statunitense ha trovato una soluzione da presentarci, può farlo direttamente”, prosegue la nota, firmata da Kim Myong Gil, attuale responsabile nordcoreano dei negoziati con gli Usa. “Ma la mia impressione è che gli Stati Uniti non siano pronti a darci una risposta soddisfacente, e che la proposta di dialogo sia un trucco teso a guadagnare tempo”.

Il segretario della Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, ha dichiarato mercoledì che il governo Usa è disponibile a valutare un ulteriore ridimensionamento delle operazioni militari congiunte con la Corea del Sud, se tale iniziativa potrà servire a rilanciare i negoziati per la denuclearizzazione con la Corea del Nord. Esper, attualmente a Seul per una visita ufficiale, ha precisato che qualunque modifica ai programmi delle manovre congiunte verrà apportata in modo da non compromettere la preparazione al combattimento delle forze schierate nella Penisola coreana, e previe consultazioni con il governo della Corea del Sud. Washington e Seul hanno già ridotto i programmi delle esercitazioni congiunte annuali nel 2018 e nel 2019, nel tentativo di agevolare il processo di denuclearizzazione della Corea del Nord.

All’inizio di questo mese la stampa ufficiale nordcoreana è tornata a denunciare le “sventate manovre militari” di Corea del Sud e Giappone, dopo la decisione di Washington e Seul di procedere ad una esercitazione area congiunta in un contesto di progressivo deterioramento dei progressi diplomatici conseguiti lo scorso anno sul fronte della denuclearizzazione. I media di Stato del Nord hanno anche definito il primo ministro del Giappone, Shinzo Abe, “idiota e malvagio”, per le sue critiche all’ultimo test balistico effettuato dal Nord. Stati Uniti e Corea del Sud hanno ridimensionato il programma delle esercitazioni congiunte annuali dopo i progressi registrati lo scorso anno sul fronte del dialogo con la Corea del Nord per la denuclearizzazione. I due alleati hanno però deciso di riprendere l’esercitazione aerea congiunta “Vigilant Ace”, che lo scorso anno era stata cancellata; il Pentagono ha precisato che la manovra si terrà a dicembre su scala ridotta. Pyongyang, che reputa ogni esercitazione congiunta una simulazione di invasione del Nord, ha reagito con durezza, affermando che ogni manovra militare congiunta da parte di Seul e Washington equivarrà a gettare “un panno bagnato sulla scintilla” dei negoziati, che si trovano già “sull’orlo dell’estinzione”.

Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha dichiarato lo scorso fine settimana che i negoziati sulla denuclearizzazione tra Usa e Corea del Nord procedono troppo a rilento, ed ha auspicato una accelerazione dopo l’ultimo test balistico effettuato dal Nord giovedì, 31 ottobre. Pompeo ha sminuito la gravità dell’episodio, affermando che il collaudo di sistemi balistici a corto raggio è in linea con i test effettuati da Pyongyang nell’arco degli ultimi mesi. Il segretario di Stato ha chiesto però sforzi più decisi sul fronte diplomatico. “I progressi sono stati troppo lenti”, ha riconosciuto il capo della diplomazia Usa. “Sono fiducioso che potremo continuare a lavorare a questo progetto e conseguire un buon risultato nei mesi a venire”.

La Corea del Nord ha effettuato con successo il collaudo di “lanciatori di razzi multipli super-pesanti”. Lo hanno annunciato venerdì 1° novembre i media di Stato della Corea del Nord, mentre prosegue lo stallo dei colloqui con gli Stati Uniti sulla denuclearizzazione. “La perfezione del sistema di fuoco continuo è stata verificata attraverso il collaudo”, ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale “Korean Central News Angency” (“Kcna”), aggiungendo che il leader nordcoreano, Kim Jong-un, “ha espresso soddisfazione” per l’esito del test.

Una risoluzione sulle violazioni dei diritti umani in Corea del Nord è stata presentata al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite. La risoluzione, presentata come ogni anno dall’Unione europea, non differisce in misura significativa da quella del 2018, che era stata adottata senza voto dal Terzo comitato dell’Assemblea generale dell’Onu. Un portavoce della delegazione europea all’Onu ha dichiarato a “Voice of America” che come ogni anno, il testo della risoluzione pone l’accento sui rapimenti di Stato imputati al regime nordcoreano, sul tema dei ricongiungimenti delle famiglie separate dalla Guerra di Corea, e sulla necessità di promuovere il dialogo inter-coreano. Nuovi passaggi sono stati aggiunti al testo della risoluzione per porre l’accento sul dolore causato dai rapimenti, e per esprimere sostegno agli sforzi dell’ufficio di Seul dell’Alto commissario Onu per i diritti umani, tesi a individuare i responsabili delle violazioni dei diritti umani in Corea del Nord.

Kent Rolf Magnus Harstedt, inviato speciale del governo svedese per la Corea del Nord, ha dichiarato ad ottobre che la Svezia intende promuovere un nuovo round di colloqui di lavoro tra funzionari di Washington e Pyongyang, dopo l’esito negativo dell’incontro ospitato da Stoccolma il mese scorso. “Siamo pronti a recapitare inviti affinché (i funzionari statunitensi e nordcoreani) si incontrino di nuovo”, ha spiegato il funzionario nel corso di una conferenza stampa a Seul. “Certo, questo potrà accadere soltanto quando saranno pronti. Noi cercheremo certamente di convincerli a muovere il processo verso il prossimo passo”, ha detto Harstedt, riferendosi ai negoziati sulla denuclearizzazione tra Washington e Pyongyang. L’inviato svedese non ha precisato quando Stoccolma intenda recapitare gli inviti.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato lunedì, 21 ottobre, che “molte cose stanno accadendo” in relazione alla Corea del Nord, ed ha ventilato la prospettiva di una “grande ricostruzione” di quel paese asiatico. “Per quanto riguarda la Corea del Nord, accadrà qualcosa”, ha anticipato il presidente durante una riunione del suo gabinetto; Trump è tornato ad affermare che se non fosse stato eletto presidente, “oggi sareste nel pieno di una guerra”. “Abbiamo informazioni molto interessanti sulla Corea del Nord, stanno accadendo molte cose, e ad un certo punto ci sarà una grande ricostruzione”, ha detto Trump. Le parole del presidente giungono in un contesto di crescente scetticismo riguardo la reale volontà del regime nordcoreano di effettuare la denuclearizzazione.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato lunedì, 21 ottobre, che “molte cose stanno accadendo” in relazione alla Corea del Nord, ed ha ventilato la prospettiva di una “grande ricostruzione” di quel paese asiatico. “Per quanto riguarda la Corea del Nord, accadrà qualcosa”, ha anticipato il presidente durante una riunione del suo gabinetto; Trump è tornato ad affermare che se non fosse stato eletto presidente, “oggi sareste nel pieno di una guerra”. “Abbiamo informazioni molto interessanti sulla Corea del Nord, stanno accadendo molte cose, e ad un certo punto ci sarà una grande ricostruzione”, ha detto Trump. Le parole del presidente giungono in un contesto di crescente scetticismo riguardo la reale volontà del regime nordcoreano di effettuare la denuclearizzazione.

I colloqui intrapresi il 5 ottobre a Stoccolma dalle delegazioni di lavoro di Stati Uniti e Corea del Nord, che avrebbero dovuto segnare il rilancio del processo di denuclearizzazione del Nord, si sono invece bruscamente interrotti con dure recriminazioni da parte di Pyongyang. A tale chiusura hanno contribuito i segnali provenienti da Washington, dove il presidente Usa – favorevole al dialogo col regime di Kim Jong-un – vede nuovamente intensificarsi lo scontro interno con i Democratici e l’establishment della sicurezza nazionale, artefici del caso Usa-Ucraina che rischia di portare alla messa in stato d’accusa dell’inquilino della Casa Bianca. Kim Myong-gil, capo della delegazione nordcoreana recatasi a Stoccolma questo mese, ha annunciato a margine dei colloqui che i negoziati “si sono interrotti”. Il funzionario ha imputato la nuova battuta d’arresto al fatto che gli Stati Uniti “si sono presentati al tavolo dei negoziati a mani vuote”, senza alcuna proposta concreta tesa ad una svolta per il rilancio del dialogo.

Gli Stati Uniti hanno immediatamente risposto alle dichiarazioni del funzionario nordcoreano attraverso una nota, affermando che le dichiarazioni di Kim “non riflettono il contenuto e lo spirito” delle discussioni tenute dalle delegazioni dei due paesi a Stoccolma. “Gli Stati Uniti hanno apportato idee creative e tenuto buone discussioni con le controparti” nordcoreane, ha dichiarato la portavoce del dipartimento di Stato Usa, Morgan Ortagus, che ha ribadito la determinazione di Washington a proseguire il dialogo con il Nord. “Gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Democratica di Corea non supereranno il lascito di 70 anni di guerra e ostilità nella Penisola Coreana nell’arco di un solo sabato. Queste sono questioni difficili, e richiedono il fermo impegno di entrambi i paesi”, ha detto Ortagus.

L’inviato nordcoreano ha replicato con toni ancora più duri: durante una sosta a Pechino, di ritorno dalla Svezia, Kim ha avvertito che “se gli Stati Uniti non si prepareranno adeguatamente (a condurre i negoziati), non possiamo dire quali terribili eventi potranno verificarsi”. Il funzionario nordcoreano ha aggiunto che la prosecuzione dei colloqui tra i due paesi dipende interamente dagli Usa. Alla prospettiva di nuovi colloqui di lavoro tra due settimane, ventilata da fonti del governo Usa, Kim ha espresso aperto scetticismo, sottolineando che Washington non è stata in grado di produrre alcuna proposta alternativa nei 100 giorni seguiti all’incontro tra i leader dei due paesi lungo il confine inter-coreano, lo scorso 31 giugno.

Il quadro degli sforzi diplomatici per la denuclearizzazione della Penisola coreana, edificato con grande dispendio di energie dalla stessa amministrazione Trump, e da quella del presidente sudcoreano, Moon Jae-in, appare oggi assai precario, anche a seguito dei test balistici effettuati da Pyongyang. L’ultimo test, risalente al 2 ottobre scorso, ha destato particolare preoccupazione, perché come confermato dallo stesso regime nordcoreano, ha riguardato un nuovo tipo di missile balistico per sottomarini (Slbm). Il missile, cui i media di Stato nordcoreani hanno fatto riferimento col nome di “Pukguksong-3”, è stato sviluppato secondo i media di regime per “contenere le minacce provenienti dalle forze esterne” e “rafforzare ulteriormente l’apparato militare nordcoreano ai fini dell’autodifesa”. I missili Slbm sono più difficili da localizzare prima del lancio, e pongono una minaccia superiore rispetto ai missili balistici lanciati da terra. Pyongyang ha sostenuto che il test di ieri non avrà “alcun impatto avverso” sulla sicurezza dei paesi vicini. (Git)
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