INDIA
 
India: acquisto Rafale, Corte suprema respinge ricorsi
 
 
Nuova Delhi, 14 nov 2019 10:12 - (Agenzia Nova) - La Corte suprema dell’India ha confermato oggi la sua sentenza del 14 dicembre 2018 sul processo di acquisto intergovernativo di 36 aerei caccia Rafale prodotti dall’azienda francese Dassault Aviation, respingendo le istanze di revisione del giudizio presentate dall’avvocato e attivista anti-corruzione Prashant Bhushan e dagli ex ministri Arun Shourie e Yashwant Sinha, entrambi del Partito del popolo indiano (Bjp). Il collegio formato dal giudice capo Ranjan Gogoi e dai giudici Swaroop Krishna Kaul e Kuttiyil Mathew Joseph ha spiegato che la richiesta di un’inchiesta sulla procedura è già stata affrontata precedentemente nel merito; il giudice Joseph ha osservato che le agenzie investigative possono comunque procedere di loro iniziativa. L’anno scorso la massima autorità giudiziaria aveva concluso che “non c’è ragione di dubitare del processo seguito” e che “la necessità degli aerei non è in dubbio”. La stessa Corte ha poi ammesso alcuni ricorsi e a maggio ha concluso le udienze di revisione e si è riservata il giudizio, emesso a pochi giorni dal pensionamento di Gogoi, che decorrerà dal 17 novembre. Il Partito del popolo indiano, attraverso il portavoce Shahnawaz Hussain, ha esultato, dichiarando che “la verità trionfa”. Il ministro del Diritto e della giustizia, Ravi Shankar Prasad, ha aggiunto che il Congresso nazionale indiano (Inc) dovrebbe scusarsi per le sue accuse.

L’accordo intergovernativo sui Rafale è stato firmato nel settembre del 2016 e l’8 ottobre scorso, in una cerimonia a Merignac, in Francia, il primo aereo è stato consegnato al ministro della Difesa indiano, Rajnath Singh; le consegne dovrebbero concludersi nel 2022. L’appalto era stato deciso dal precedente governo dell’Alleanza progressista unita (Upa), guidato dal Congresso, che aveva negoziato un prezzo di 10,2 miliardi di dollari per 126 aerei, ma si era bloccato in seguito al rifiuto di Dassault Aviation di assicurare che la produzione sarebbe stata affidata a Hindustan Aeronautics Limited (Hal). L’esecutivo dell’Alleanza nazionale democratica (Nda) guidata dal Partito del popolo di Narendra Modi ha poi modificato l’accordo, riducendo il numero di mezzi e rinunciando al trasferimento di tecnologia. In base all’intesa, la parte francese si è assunta il trenta per cento dell’impegno per la ricerca e lo sviluppo e il venti per cento per la manifattura dei componenti in India.

Il Congresso ha sollevato diverse questioni, accusando il governo di aver concluso la compravendita a “un prezzo molto gonfiato”, procurando un danno erariale; di aver aggirato la “procedura d’appalto della difesa” a favore del gruppo industriale Reliance Defence, facendone entrare la controllata Reliance Aerostructure in una joint venture con Dassault, e di essere sceso a compromessi sulla sicurezza. Il partito di opposizione ha chiesto la pubblicazione dei dettagli dell’accordo, costi compresi, che dovrebbero superare gli otto miliardi di dollari. L’esecutivo in carica ha rifiutato di rendere pubblici i dati spiegando al parlamento di aver sottoscritto con la Francia una clausola di riservatezza. Per il Congresso, tuttavia, le parti sono sì vincolate a proteggere le informazioni riservate riguardanti le capacità operative delle attrezzature per la difesa, ma non è chiaro se il governo indiano abbia un vincolo legale a non rivelare il prezzo.

La vicenda dei Rafale, oltre a essere un cavallo di battaglia del Congresso, è giunta all’esame della Corte suprema. Il collegio formato dai giudici Gogoi, Kaul e Joseph ha ammesso all’udienza quattro petizioni: due, definite liti di pubblico interesse, finalizzate a ottenere chiarimenti sulla compravendita e altre due che chiedevano l’apertura di inchieste. La Corte ha chiesto al governo di fornirle “i dettagli in merito ai prezzi e al costo, con particolare riferimento agli eventuali vantaggi” dell’acquisto e si è espressa a favore della sua condivisione con le controparti, nella misura del possibile. Infine, i supremi giudici hanno rigettato tutte le petizioni.

Nella sentenza, articolata in 34 punti, la massima autorità giudiziaria ha precisato che il materiale esaminato “non rivelava i dettagli sui prezzi, al di là dei prezzi base degli aerei”; che in certe circostanze il giudizio deve “tenere conto della sicurezza nazionale” e che non “è appropriato né nell’ambito dell’esperienza della Corte entrare nel campo di ciò che è tecnicamente fattibile o meno”. Nondimeno, la Corte ha scritto di aver esaminato accuratamente il caso e di non aver rilevato motivi per dubitare della regolarità della compravendita e del bisogno di acquisire quelle dotazioni per la Difesa; non è stato ravvisato, inoltre, alcun “favoritismo commerciale”. (Inn)
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