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Usa: ambasciatore in Messico, "debolezza" del paese vicino preoccupa Trump
 
 
Città del Messico, 22 ott 2019 15:28 - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è preoccupato per la "debolezza" cui è esposto il Messico e intende portare avanti la lotta congiunta su traffico di migranti e di armi. Lo ha detto l'ambasciatore degli Usa a Città del Messico, Christopher Landau, nel corso di un evento tenuto lunedì a Cancun. Trump "è molto preoccupato per la debolezza del paese. Vogliamo un Messico prosperoso e stabile, questo è il nostro interesse e le cose che facciamo in Messico non le facciamo per caso", ha detto Landau citato dal quotidiano "El Financiero". Il diplomatico ha detto di aver portato avanti contatti per decidere "cosa fare per il controllo del flusso di armi. Riconosco che è un problema per il Messico e ci sono misure che si devono fare in modo congiunto perché nessuno dei due paesi può farlo da solo", ha sottolineato. Trump, ha quindi rimarcato l'ambasciatore, "riconosce che le frontiere sono la base della sovranità, anche del Messico", ma è "fondamentale che uno stato possa controllare chi entra e chi esce.

A metà settembre il Messico era tornato a chiedere agli Stati Uniti un impegno congiunto sul contrasto alla vendita di armi illegali. A Washington per discutere dell'applicazione degli accordi migratori stretti a fine aprile, il ministro degli Esteri, Marcelo Ebrard, ha chiesto al vicepresidente Usa, Mike Pence, e al segretario di Stato, Mike Pompeo, azioni per "congelare" un mercato che contribuisce ad alimentare la violenza nel paese. Il ministro ha ricordato alla stampa la creazione di un gruppo di lavoro binazionale, con sede in Messico, incaricato di redigere un rapporto mensile sul numero di armi in entrata nel paese. Uno strumento "inedito" che riporterà il tracciato completo delle armi: il luogo in cui sono state acquistate negli Usa, il percorso che hanno compiuto e il modo in cui sono entrate in Messico.

Il Messico è inoltre impegnato nella gestione di "una migrazione sicura, ordinata e regolare". In primavera il governo messicano ha firmato con gli Stati Uniti un accordo sulla gestione dei migranti che ha permesso di scongiurare una pesante tornata di sanzioni commerciali. Un piano con il quale il paese latino si impegna a mostrare a Washington di essere in grado di invertire la tendenza e far diminuire i flussi. "L'applicazione di tutte le misure ha portato a una riduzione del 56 per cento del flusso migratorio tra marzo e agosto", segnalava a inizio settembre il ministro degli Esteri Ebrard secondo cui il numero di migranti diretti negli states è passato da 149 mila a 63 mila. Ebrard ha sottolineato come elemento centrale della strategia l'impiego di un oltre 25mila elementi della nuova Guardia nazionale (Gn), spiegati alle frontiere nord e sud del Messico.

In base all'accordo, il Messico mette sul piatto controlli sui percorsi dei migranti diretti verso nord, a partire da un maggior presidio della frontiera con il Guatemala, con un dispiegamento di militari - dell'esercito come della nuova Guardia Nazionale. Si è deciso che i centri di accoglienza dei migranti che disponevano di personale sufficiente, vengano "irrobustiti" con altri 825 elementi, mentre il personale del ministero del Benessere sociale è stato inviato nello stato del Chiapas per attivare i piani di intervento sociale a favore dei migranti. Il paese latino ha assunto anche l'impegno ad ospitare sul proprio territorio i migranti in attesa di conoscere l'esito della richiesta d'asilo. A questi, si legge nel testo dell'accordo, il Messico garantirà - come iniziativa volontaria e non obbligo da trattato internazionale - assistenza sanitaria ed educativa, ma anche opportunità di lavoro e di integrazione, mentre gli Usa dovranno accelerare i tempi per l'evasione delle domande di asilo.

E grande attenzione viene data al "Piano di sviluppo integrale" del Messico del sud e dei paesi del cosiddetto "triangolo nord": Guatemala, Honduras, El Salvador. Si tratta di un programma di investimenti che il presidente Lopez Obrador ha voluto stilare assieme alla Commissione economica delle Nazioni Unite per l'America latina e i Caraibi (Cepal), come strumento per ridurre le cause stesse della migrazione verso nord: povertà, diseguaglianze sociali e violenza. Il via ufficiale al "Piano" è stato dato a metà giugno, con l'annuncio di un primo stanziamento di 30 milioni di dollari destinati a piantare alberi da legno e frutta per creare occupazione. Un accordo suggellato dalla stretta di mano tra il presidente Lopez Obrador e il suo omologo salvadoregno Nayib Bukele. (Mec)
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