COREA DEL SUD
 
Corea del Sud: procura emette mandato d’arresto per moglie ex ministro Cho
 
 
Seul, 21 ott 07:15 - (Agenzia Nova) - I procuratori sudcoreani hanno depositato oggi un mandato d’arresto per la moglie dell’ex ministro della Giustizia Cho Kuk, Chung Kyung-shim. Lo riferisce la stampa sudcoreana, ricordando che la moglie dell’ex ministro, docente universitaria, è sospettata di aver manipolato documenti per agevolare l’ammissione della figlia ad una prestigiosa scuola di medicina. Chong è sospettata anche di insider trading, malversazione e occultamento di prove.

Il ministro della Giustizia sudcoreano, Cho Kuk, ha rassegnato le dimissioni lunedì, 14 ottobre, appena un mese dopo la decisione del presidente, Moon Jae-in, di nominarlo a capo del dicastero nonostante le accuse di abuso di influenze che pendevano a carico del funzionario e della sua famiglia. Le dimissioni seguono un ulteriore calo dei consensi goduti dal presidente Moon, che aveva nominato Cho Kuk, un professore di diritto, lo scorso settembre, per guidare la riforma del sistema delle procure, uno dei punti chiave dell’agenda presidenziale. La nomina del funzionario, stretto collaboratore di Moon, aveva però alimentato massicce proteste nelle scorse settimane. Oggi il presidente si è scusato “per aver causato conflittualità tra i cittadini”. “La nostra società ha sofferto molto” a causa delle controversie innescate dalla nomina, ha ammesso Moon durante una riunione settimanale con i segretari di governo. “Come presidente, sono molto dispiaciuto per quanto accaduto”.

Cho ha dichiarato di aver adempiuto al suo ruolo di “innesco” per la riforma della pubblica accusa, ed ha espresso la propria volontà di dimettersi e tornare a occuparsi della sua famiglia, direttamente coinvolta negli scandali universitari che gravano sul ministro dimissionario, accusato di aver influenzato indebitamente l’ammissione della figlia in prestigiose università nazionali. “La mia famiglia attraversa il periodo più difficile della sua vita” ha detto Cho, la cui moglie risulta a sua volta indagata per aver manipolato i risultati accademici della figlia, e per investimenti sospetti in un fondo di private equity. “Mi scuso con i cittadini per le indagini a carico della mia famiglia”, recita un comunicato diffuso da Cho nella giornata di oggi. “Ho accettato l’incarico per completare la mia missione di riforma delle Procure. Ho però ritenuto di non dover più essere un peso per il presidente e il governo a causa dei miei affari familiari”.

Il presidente Moon ha impresso una accelerazione agli sforzi della sua amministrazione tesi a limitare il potere delle procure, esponendo però il fianco a dure critiche: il ministro della Giustizia, chiamato a supervisionare l’iniziativa, è infatti un collaboratore di Moon nominato soltanto all’inizio di settembre, e al centro di uno scandalo corruttivo che ha gravemente nuociuto all’immagine del governo in carica. Durante una conferenza stampa ufficiale, la scorsa settimana, Moon ha spronato il ministero della Giustizia e l’Ufficio del procuratore supremo della Repubblica di Corea a collaborare per “rispondere alle aspettative dei cittadini”, e conseguire un maggiore equilibrio tra i rami della magistratura e tra i poteri istituzionali. Alla conferenza erano presenti il ministro della Giustizia, Cho Kuk, e il procuratore generale, Yoon Seok-youl, cui Moon si è rivolto direttamente, chiedendo di definire il prima possibile un progetto di riforma.

l’Ufficio del procuratore supremo della Repubblica di Corea è un’organizzazione prosecutoria formalmente dipendente dal ministero della Giustizia, ma che dispone del potere esclusivo di aprire e chiudere le indagini, e di formalizzare capi d’accusa. Dati i suoi vasti poteri, l’organizzazione, che funge anche da organo di rappresentanza nazionale dei procuratori, è talvolta paragonata al Federal Bureau of Investigation (Fbi) statunitense. Il dibattito in merito alla riduzione dei vasti poteri goduti dalla pubblica accusa in Corea del Sud è oggetto da tempo di dibattito politico; la scelta dei tempi da parte del presidente Moon lo ha però esposto a durissime critiche: il presidente socialdemocratico si è infatti insediato al governo dopo una serie di scandali giudiziari abbattutisi sul suo predecessore – la presidente Prak geun-hye – e su suoi avversari politici di primo piano, senza che l’attuale presidente avesse alcunché da eccepire in merito ai vasti poteri della pubblica accusa sudcoreane.

Proprio in queste settimane, invece, il maglio della giustizia si è abbattuto sulla stessa amministrazione presidenziale in carica, e in particolare su Cho Kuk: stretto collaboratore di Moon che questi ha deciso di nominare ministro della Giustizia, nonostante le evidenze secondo cui il ministro avrebbe sfruttato la sua posizione di funzionario di alto livello per garantire l’ammissione della figlia a prestigiose università nazionali. Moon ha dichiarato che il governo deve essere “umile di fronte ai cittadini”, ed ha citato l’esigenza di esercitare un maggiore controllo sugli organi governativi che dispongano di potere eccessivo. “Le organizzazioni più potenti vanno sottoposte a controlli democratici più forti”, ha affermato il presidente sudcoreano, riferendosi alle procure giudiziarie, alla Polizia e all’agenzia nazionale del fisco.

Nei giorni scorsi Moon ha personalmente approvato una serie di iniziative di riforma presentategli dal ministro Cho, cui però ha chiesto di integrare le misure tramite un confronto con la società civile e gli stessi procuratori. Moon ha anche ceduto alla critiche provenienti dall’opinione pubblica e dall’opposizione parlamentare, promettendo di “congelare” l’effettiva attuazione della riforma sino al completamento delle indagini riguardanti le accuse che pendono sul capo del ministro della Giustizia e di sua moglie, una docente universitaria accusata a sua volta di aver abusato della propria posizione. Le novità proposte dal ministro Cho includono il rafforzamento del Dipartimento per i processi penali e i contenziosi civili e del Dipartimento penale in seno alle procure, oltre a una revisione della normativa riguardante le relazioni pubbliche dei procuratori, per ridurne il profilo mediatico. La riforma interverrebbe in particolare sui criteri per la divulgazione degli atti giudiziari e delle informazioni relative ai presunti reati dei sospetti.

Moon ha chiesto a questo proposito che la riforma venga strutturata in modo tale da non suscitare “il malinteso secondo cui le modifiche ostacolerebbero l’indagine” a carico dello stesso Cho. Sempre oggi, Moon ha dichiarato che “per quanto riguarda la riforma del sistema legale, il ministero della Giustizia deve assumere un ruolo guida, mentre la pubblica accusa deve guidare (la riforma) delle pratiche investigative e della cultura dell’ordine”. Moon ha ordinato al procuratore generale di “dare ascolto alle richieste di riforma che giungono dai cittadini”, e di “raccogliere opinioni diverse, come quelle che giungono dalle procuratrici e dai procuratori più giovani”.

Il ministero della Giustizia ha risposto alle richieste di Moon annunciando un nuovo comitato di riforma di 16 membri incaricato di integrare le proposte del ministro Cho. Il comitato, guidato da Kim Nam-joon – professionista legale e membro del primo comitato di riforma della Giustizia istituito dall’amministrazione Moon – include tra i suoi membri docenti, attiviste per i diritti femminili, avvocati, procuratori e un funzionario del ministero della Giustizia. Tra gli obiettivi che l’amministrazione Moon reputa irrinunciabili c’è la cessione di maggiore autorità investigativa alla Polizia, e l’istituzione di un organo indipendente incaricato di indagare sulla corruzione dei funzionari di alto livello. Il nuovo comitato si riunirà una volta alla settimana per discutere e approvare misure da includere in quella che diverrà la bozza di riforma della Giustizia dell’amministrazione presidenziali. (Git)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..