INDONESIA
 
Indonesia: l’elettorato indonesiano si unisce sotto la bandiera della lotta alla corruzione
 
 
Giacarta, 04 ott 13:00 - (Agenzia Nova) - Decine di migliaia di studenti e attivisti sono scesi nelle strade delle maggiori città indonesiane la scorsa settimana, chiedendo ai legislatori e al governo di bloccare l’approvazione di una controversa riforma del Codice penale che impone nuovi limiti alle libertà individuali e criminalizza atti come l’insulto alle istituzioni di Stato, inclusi il parlamento e il presidente. Ciò che davvero ha galvanizzato i manifestanti, e suscitato una opposizione trasversale alle varie componenti dell’elettorato indonesiano, è stata però la decisione di accelerare l’approvazione di una riforma della Commissione per lo sradicamento della corruzione (Kpk) che indebolisce significativamente l’indipendenza e l’autorità di quella agenzia indipendente, limitandone i poteri investigativi. Le proteste dei giorni scorsi presentano diverse peculiarità, a cominciare dal clima di progressiva erosione dei fondamentali democratici in corso da anni in Indonesia, e dall’emersione del contrasto alla corruzione come elemento catalizzante dell’elettorato e dell’opinione pubblica di quel paese.

I manifestanti scesi in strada a Giacarta e nelle altre città indonesiane hanno riesumato gli slogan del “reformasi” (riformismo) e del sostegno dei diritti liberali: si tratta di uno sviluppo inatteso, dal momento che lo stato di salute generale della democrazia indonesiana subisce un progressivo declino sin dalla presidenza di Susilo Bambang Yudhoyono (2004-2014) e più di recente, con la progressiva emersione e il rafforzamento dell’islamismo come forza politica di primo piano, in uno Stato laico che è però il paese a maggioranza musulmana più popoloso del Globo. Le istituzioni e le norme che proteggono le minoranze e le donne, e i diritti di espressione e parola, sono oggetto da anni di un processo di erosione che, come lamentato da diversi osservatori internazionali, sconta scarsa opposizione pubblica, per effetto della progressiva diffusione del conservatorismo politico e religioso.

Le proteste dei giorni scorsi paiono segnare una inversione di tendenza, anche per il loro carattere bipartisan, che contrasta con la progressiva polarizzazione sociale e politica vissuta dall’Indonesia negli ultimi anni. Le opinioni e il discorso politico indonesiano si sono progressivamente polarizzate lungo linee di faglia ideologiche, emerse alle elezioni politiche dello scorso aprile nello scontro tra i sostenitori del presidente Widodo e quelli del suo avversario, l’ex generale Prabowo Subianto; e tra gli indonesiani pluralisti e quelli islamisti. Al contrario delle manifestazioni del 2016-2017 contro il governatore cristiano di Giacarta, Ahok, e di quelle dello scorso maggio, ad opera degli islamisti sostenitori di Subianto, la mobilitazione di strada dei giorni scorsi pare aver unito sotto le stessa bandiere indonesiani di diversi orientamenti politici e ideologici, accomunati semmai dal dato anagrafico: preponderante nelle proteste, infatti, è la componente giovanile.

La fiducia che manca alle istituzioni democratiche indonesiane, è invece confluita negli anni nella Commissione per lo sradicamento della corruzione. Recenti sondaggi condotti nel paese pongono costantemente la Kpk in cima alla lista delle istituzioni per livelli di fiducia, mentre la fiducia nel parlamento e nei partiti politici è estremamente bassa. Un sondaggio effettuato dopo le ultime elezioni politiche, lo scorso maggio, evidenzia in particolare che la fiducia nell’agenzia anticorruzione è superiore all’80 per cento tra gli elettori di ciascuno schieramento politico; il giudizio in merito al presidente Widodo, invece, è assai polarizzato a seconda dell’orientamento politico degli intervistati.

Widodo sconta un grave calo di fiducia pubblica a pochi giorni dal formale inizio del suo secondo mandato. Nelle ultime settimane una serie di provvedimenti di legge controversi hanno contribuito in misura determinante al problema, innescando nel paese dure proteste giovanili. Uno tra gli interventi che più sembrano aver minato la fiducia nel capo dello Stato indonesiano è stato proprio il fulmineo intervento di riforma della Kpk. Esperti e attivisti ritengono che le modifiche legislative indeboliscano significativamente l’agenzia e ne limitino l’indipendenza e le prerogative, a detrimento del contrasto alla corruzione nel paese. La riforma è stata accolta da ampi segmenti dell’opinione pubblica come una vittoria di poteri costituiti che per anni hanno tentato di disarmare la Kpk, responsabile nel tempo dell’arresto di giudici corrotti, imprenditori e oltre 200 politici.

Anche la riforma del Codice penale di epoca coloniale, che ha lasciato in vigore disposizioni antiquate come le dure sanzioni per i senzatetto, e introdotto ulteriori misure repressive, come la criminalizzazione dei rapporti sessuali extraconiugali, ha alimentato il dissenso nel paese. La sfiducia nei confronti dell’amministrazione presidenziale è aumentata, infine, dopo l’uso eccessivo della forza da parte della Polizia contro i manifestanti, nel corso delle recenti proteste. Decine di studenti sono stati ricoverati nei giorni scorsi dopo aver subito pestaggi dagli agenti di polizia, e due studenti sono stati uccisi a Kendari, nella provincia di Sulawesi.

Per il momento, però, il presidente Widodo non pare intenzionato a cedere terreno al dissenso e rivedere la controversa agenda di riforma legislativa del suo governo, tesa secondo il presidente ad alimentare la crescita economica in un contesto di incertezza globale. “L’Indonesia è una democrazia”, ha dichiarato il presidente mercoledì 2 ottobre, nel corso di una intervista concessa ai media nazionali dalla provincia di Giava Centrale. “Se le persone vogliono esprimere la loro opinione possono farlo, ma la cosa più importante è non consentire l’anarchia, le sommosse, la distruzione di proprietà pubbliche”. La seconda amministrazione presidenziale di Widodo si insedierà questo mese, ma le proteste innescate da una bozza di riforma del Codice penale sta già mettendo alla prova la leadership del capo dello Stato. Widodo ha esibito sicurezza, affermando di aver già affrontato manifestazioni di dissenso durante le sue esperienze come sindaco di Solo e governatore di Giacarta. “Si tratta di dinamiche ordinarie. Come presidente, assisto a proteste anche di fronte al palazzo presidenziale. A volte chiedo loro di entrare e ascolto le loro rimostranze, altre volte non lo faccio”.

A prescindere dalle dinamiche di consenso politico, le proteste dei giorni scorsi, le proteste accendono un riflettore sui problemi di rappresentanza che affliggono l’Indonesia: le elezioni si sono fermamente istituzionalizzate nell’arco degli ultimi vent’anni, e sono sostenute con convinzione dai cittadini come metodo di selezione della classe dirigente a tutti i livelli del governo. Al contempo, molti indonesiani non nutrono fiducia nei confronti delle istituzioni, né si sentono rappresentati da esse, e ciò contribuisce a spiegare perché la corruzione figuri in cima alle priorità degli elettori indonesiani, assieme all’economia e al reddito. (Fim)
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