GIAPPONE
 
Giappone: il nuovo imperatore Naruhito si impegna a servire il popolo giapponese
 
 
Tokyo, 02 mag 04:14 - (Agenzia Nova) - Il nuovo imperatore del Giappone, Naruhito, è asceso al trono di Crisantemo nella giornata di ieri 1° maggio, un giorno dopo l’abdicazione del padre, Akihito, che ha assunto la carica di “Imperatore emerito”. Il nuovo imperatore 59enne, il primo ad essere nato dopo la Seconda guerra mondiale e ad aver studiato all’estero, si è solennemente impegnato ad assumere con integrità il ruolo simbolico attribuitogli dalla Costituzione post-bellica del Paese. “Ascendendo al trono, giuro di riflettere profondamente sul percorso seguito da sua maestà l’imperatore emerito (Akihito) e di tenere a mente il percorso tracciato dai passati imperatori, e mi impegno con completa devozione ad un percorso di elevazione personale”, ha dichiarato Naruhito durante la cerimonia di insediamento, che nel suo passaggio centrale è durata soltanto 10 minuti. “Giuro anche che agirò in accordo con la Costituzione, ed ottempererò alle mie responsabilità come simbolo dello Stato e dell’unità del popolo giapponese”.

Durante la cerimonia, Naruhito è stato affiancato dalla moglie, che ha assunto a sua volta la carica di imperatrice: la 55enne Masako ha studiato ad Harvard e Oxford, ed ha alle spalle una carriera diplomatica. Alla cerimonia di ascesa al trono (“Matsu no ma”), che si è tenuta presso il Palazzo imperiale di Tokyo, hanno presenziato circa 300 invitati, inclusa capi di Stato e di governo, legislatori ed esponenti del Potere giudiziario; presenti anche altri membri della famiglia imperiale, come il principe della Corona 53enne, Fumihito, e la sua famiglia. Nella precedente fase della cerimonia (“Kenji to Shokei no Ji”), Naruhito ha vestito i paramenti imperiali ed ha ricevuto in consegna i tre tesori della corona.

L’imperatore Akihito ha rivolto martedì, 30 aprile, il suo personale ringraziamento al popolo giapponese, intraprendendo poi la cerimonia di abdicazione al trono che ha retto per trent’anni e quattro mesi: tanto è durata l’era imperiale Heisei, che si è conclusa ufficialmente alla mezzanotte del 30 aprile. L’abdicazione dell’imperatore (“Taiirei seiden no gi”) è la prima in quasi 200 anni, dopo la rottura dell’isolamento nazionale (“Sakoku”) e la trasformazione del paese in uno Stato costituzionale moderno. “Sono profondamente grato al popolo giapponese, che mi ha sostenuto e accettato come simbolo”, ha dichiarato l’imperatore 85enne, di fronte alle personalità invitate alla cerimonia di abdicazione. “L’imperatrice e io pregheremo per il paese e per le persone di tutto il mondo, affinché godano di pace e felicità nell’era Reiwa”. L’era Heisei, iniziata nel 1989, è stata caratterizzata proprio da un lungo periodo di pace e stabilità; il Giappone, però, è anche scivolato negli scorsi decenni in un torpore sociale ed economico, tra denatalità e deflazione, che in molti si augurano possa essere superato nel corso della prossima era imperiale.

La morte del padre di Akihito, l’imperatore Hirohito, il 7 gennaio 1989, ha posto fine all’era Showa, durata 64 anni: un periodo tumultuoso, che ha incluso la Seconda guerra mondiale e il seguente periodo di boom economico post-bellico. L’era Heisei, che si conclude oggi, è iniziata l’8 gennaio di quell’anno, con la coronazione di Akihito a 125mo imperatore del Giappone. Il passaggio tre le ere ha un impatto pratico sulle vite dei giapponesi, perché porta all’azzeramento della datazione nel paese: il calendario imperiale è largamente utilizzato nei documenti ufficiali giapponesi e in certificati come le patenti di guida, anche se nel paese viene comunemente utilizzato anche il calendario gregoriano. Le ere imperiali, però definiscono anche in maniera ufficiosa lo “spirito dei tempi”, un po’ come i decenni nell’Occidente. Ora che l’era Heisei è giunta al termine, il Giappone si trova a riflettere sulla natura del trentennio appena trascorso: un periodo iniziato con la frenesia della “bubble economy”, immediatamente seguito dal tracollo immobiliare e finanziario e dal periodo di stagnazione seguente, da cui il paese non è ancora uscito.

Dalla fine degli anni Ottanta, la potenza economica giapponese ha lasciato il passo a quella della Cina. La sua gloria di potenza dell’elettronica si è sbiadita, in favore della Corea del Sud, e poi dei colossi tecnologici della Silicon Valley. Il paese è abitato da una popolazione sempre più anziana, e in rapidissimo declino. In molti sperano che in qualche modo, la nuova era Reiwa possa rappresentare una svolta. Alcuni commentatori tracciano nel paese un ottimistico paragone tra le Olimpiadi estive di Tokyo del 1964, che hanno segnato l’emersione del paese sul palcoscenico globale postbellico, e i Giochi che la capitale giapponese tornerà ad ospitare nel 2020. Altri si augurano che il Giappone possa riuscire a trasformare la sua pressante crisi demografica in un’opportunità, ad esempio tramite lo sviluppo della robotica e la vasta riforma dell’immigrazione recentemente approvata dal governo del premier Shinzo Abe.

Secondo Nancy Snow, della Kyoto University of Foreign Studies, il quadro generale non è del tutto negativo: “Il Giappone affronta numerose sfide ben note – disparità di genere, squilibri nella vita lavorativa, una società che invecchia, Ma è anche una società coesa. Il Giappone produce cose che il mondo desidera, ed è ancora un paese dove si respira il futuro”. Altri commentatori sono meno ottimisti: Yasunori Sone, docente di scienze politiche presso la Keio University, ha commentato nei giorni scorsi che il paese non è ancora dotato delle risposte strutturali alle sue sfide demografiche. “L’invecchiamento continuerà ancora. La popolazione continuerà a calare. Le divergenze di reddito si amplieranno. I prossimi trent’anni saranno più duri dei trenta appena trascorsi, eppure sembra mancare del tutto un senso d’urgenza”. Secondo Sone, “la gente seppellisce la testa sotto la sabbia, come il proverbiale struzzo. La vita è ragionevolmente agevole, sintantoché non ci si preoccupa pensando al futuro”.

Un’area che non sembra essere stata interessata dalla stagnazione dell’era Heisei è la politica, quantomeno dal punto di vista della successione dei governi: i primi ministri avvicendatisi alla guida del paese nell’arco degli ultimi trent’anni sono rimasti mediamente in carica per circa un anno, con la notevole eccezione del premier attualmente in carica, Shinzo Abe, e di Junishiro Koizumi: entrambi sono riuscita a reggere il governo per più di cinque anni, pur tra rimpasti ed elezioni anticipate. Nei trent’anni dell’era Heisei, il Giappone ha contato 17 capi di governo di cinque diversi partiti. Due grandi scandali verificatisi all’inizio dell’era ormai conclusa – lo scandalo corruttivo noto come “scandalo Recruit” (1988), e lo scandalo delle donazioni politiche tramite la società Sagawa Express (1992), hanno portato a significative riforme della governance. Il Giappone, però non è mai riuscito a rinnovarsi sul piano istituzionale: la Costituzione imposta dagli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale, caratterizzata da una estrema rigidità formale, non è mai stata sottoposta ad emendamenti, e il tentativo in tal senso avviato dal premier Abe ha già subito rinvii.

Il governo del Giappone ha annunciato che personalità e rappresentanti da 195 paesi prenderanno parte agli eventi connessi all’ascesa sul trono imperiale del principe della Corona Naruhito. Alla cerimonia di abdicazione, che si è tenuta a partire dalle ore 17.00 del 30 aprile, hanno preso parte oltre 300 invitati, incluso il primo ministro Shinzo Abe e i ministri del governo giapponese. Il premier ha tenuto un discorso di ringraziamento all’imperatore uscente, seguito dal commiato pubblico di Akihito di fronte ai rappresentanti della cittadinanza giapponese. Tra gli invitati stranieri figurano capi di Stato e discendenti di cittadini giapponesi da paesi con cui Tokyo intrattiene relazioni diplomatiche ufficiali.

Alla cerimonia di ascesa al trono dell’imperatore Akihito, nel 1990, presero parte 474 invitati da 158 paesi e i rappresentanti di due istituzioni internazionali, per un totale di 2.200 persone. Tra gli eventi che accompagneranno l’avvicendamento al trono figurano un banchetto ospitato dal premier Abe e dalla moglie Akie il prossimo 23 ottobre, che sarà accompagnato da rappresentazioni artistiche affidate all’attore Kyogen Nomura Mansai, cui è stata affidata anche la supervisione delle cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi di Tokyo 2020.

Il segretario capo di Gabinetto e portavoce del governo giapponese, Yoshihide Suga, ha annunciato lo scorso 1° aprile il nome dell’era imperiale iniziata il 1° maggio, “Reiwa”. Suga ha spiegato che il nome è stato tratto dal Man’yoshu, la più antica collezione di poesie di waka in giapponese oggi nota, risalente alla seconda metà dell’ VIII secolo d.C. Nei mesi scorsi il governo si è rivolto ad esperti affinché vaglino la letteratura classica giapponese e cinese, la storia del Giappone e quella dell’Asia orientale, per giungere a selezionare il nome della nuova era. Il vaglio dei classici della letteratura giapponese segna una rottura con la tradizione: in passato, infatti, i nomi delle ere imperiali giapponesi sono stati infatti mutuati dai classici cinesi. (Git)
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