MESSICO
 
Messico: Lopez Obrador, pronto a rispondere a giustizia su liberazione figlio "Chapo"
 
 
Città del Messico, 21 ott 17:51 - (Agenzia Nova) - Il presidente del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador, si è detto pronto a illustrare anche davanti alla giustizia la decisione di liberare Ovidio Guzman Lopez, figlio del narcotrafficante noto con il nomignolo di "El Chapo", per non rischiare altre vite umane. "Ho la coscienza tranquilla", ha detto il capo dello stato rispondendo - nel corso della tradizionale conferenza stampa quotidiana - all'annuncio del conservatore partito di opposizione Pan (Partito di azione nazionale) di voler presentare un esposto presso la Procura generale della Repubblica. "Il proposito di questa decisione è stata di salvare vite, evitare un massacro. Ci avevano detto cosa stava succedendo nei paraggi, una situazione complessa, e non potevamo rischiare le vite delle persone per l'arresto di un presunto delinquente", ha ribadito il presidente.

Nel pomeriggio del 17 ottobre, una pattuglia di trenta elementi impegnata in controlli di routine è stata attaccata da un gruppo armato in una delle abitazioni del quartiere. Le forze di sicurezza hanno preso il controllo della casa e individuato, tra gli altri, il figlio del boss, noto alle cronache con il nome di "El Raton" (il Topo). La delinquenza organizzata ha in breve "circondato l'edificio con una forza superiore a quella della pattuglia". Di lì a poco "altri gruppi hanno realizzato azioni violente contro la cittadinanza in diversi punti della città generando una situazione di panico", portando il gabinetto di sicurezza messicano a richiamare gli agenti lasciando libero Ovidio Guzman. Il giorno dopo il presidente aveva difeso la decisione avvertendo che il governo non intende tornare sulla strada del confronto armato con la criminalità.

"Non è una dittatura militare ma un governo civile, i fatti dimostreranno" che quella operata dalle forze di sicurezza è stata la "scelta migliore". Un maggiore impiego della forza nella lotta al crimine "è stato già sperimentato ed è stato un insuccesso", ha detto il capo dello stato ricordando l'uso massiccio dell'esercito con compiti di polizia interna voluto dalle amministrazioni precedenti. "Noi non vogliamo la guerra, sono visioni, punti di vista. Io sostengo da molto tempo che la pace e la tranquillità sono frutto della giustizia e non intendo cambiare", ha detto "Amlo" che dall'inizio del mandato punta su una strategia di contrasto alla violenza basata sulla "pacificazione" del paese, sulla lotta alla povertà e sul rilancio delle opportunità di sviluppo come antidoti di lungo periodo all'affermazione della violenza criminale. "Sappiamo cosa non si deve fare, i massacri, le uccisioni di massa. Sappiamo che non danno risultati", ha rimarcato il presidente messicano.

Il gabinetto di sicurezza "ha seguito la vicenda, si è riunito e ha preso una decisione che io appoggio, avallo. È stato deciso di proteggere la vita delle persone ed ero d'accordo perché non si tratta sui massacri", ha detto Lopez Obrador. "L'arresto di un narcotrafficante non può valere di più della vita delle persone", ha aggiunto. La decisione di liberare il giovane, ha spiegato il ministro della Sicurezza nazionale Alfonso Durazo, è stata presa "con il proposito di salvaguardare il bene superiore, l'integrità e la tranquillità degli abitanti. Secondo il ministro della Difesa, Luis Crescencio Sandoval, gli agenti hano comunque "agito in maniera precipitata, improvvisata, senza misurare le conseguenze per poter ottenere un risultato positivo".

A febbraio, il figlio del "Chapo" - 28 anni - era stato imputato di traffico di stupefacenti dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, assieme all'altro fratello, il 34enne Joaquin Guzman Lopez. L'accusa era quella di aver organizzato, tra aprile del 2008 ad aprile del 2018 una rete per la distribuzione di cocaina, metanfetamina e marijuana dal Messico e altre località in America centrale verso gli Usa. I figli del "Chapo" compongono uno dei due rami nei quali si pensa sia ad oggi organizzata la potente rete criminale nota con il nome di cartello di Sinaloa. L'altra fazione fa riferimento a Ismael "El Mayo" Zambada, già socio del "patron" e oggi nemico della famiglia.

Il capostipite, più volte indicato come il narcotrafficante più potente al mondo e condannato oggi all'ergastolo in Usa, è stato arrestato in tre occasioni. Nel 2001 era riuscito a evadere dal carcere messicano di Puente Grande. Riarrestato a febbraio del 2014, El Chapo ha effettuato una spettacolare fuga da un carcere di massima di sicurezza. "El Chapo" è stato condannato all'ergastolo a luglio da un tribunale di New York, per dieci capi di imputazione, dall’associazione a delinquere nell'ambito della criminalità organizzata al traffico di droga, dal riciclaggio di denaro sporco all'uso e traffico di armi da fuoco. (Mec)
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