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Ue: presidente Sassoli a "Quotidiano nazionale", non faremo più sconti
 
 
Roma, 21 ott 09:53 - (Agenzia Nova) - Sulla Turchia, sui dazi, sui migranti l'Europa ha balbettato. Pare quasi che si continui a perdere occasioni su occasioni per fare il salto di qualità. "Sulla Turchia - spiega il presidente Pd del Parlamento europeo David Sassoli in un'intervista al Quotidiano nazionale - avremmo voluto un'Europa con più coraggio e non ci rassegniamo. E aprendo il Consiglio dei capi di Stato e di governo l'ho detto con chiarezza. Vogliamo azioni severe, dallo stop alla fornitura degli armamenti sulle forniture future e quelle in essere, sanzioni alle persone fisiche e giuridiche e un'iniziativa diplomatica da portare al Consiglio di sicurezza dell'Onu. I governi devono ascoltare il Parlamento se vogliono farsi capire dalle opinioni pubbliche". La dizione Europa sottintende realtà diverse tra loro, come l'Europarlamento, la Commissione o il Consiglio europeo. Perché quando si accusa di inerzia l'Europa in genere è sempre il Consiglio a frenare? "Il Parlamento europeo ha un rapporto diretto con i cittadini, che invece i governi non hanno". Come sbloccare l'impasse? "Il Parlamento europeo deve usare tutti i poteri che ha...". Li sta sviluppando tutti? "In questi mesi ha dato del filo da torcere agli stati nazionali. La bocciatura di tre commissari è un fatto inedito. Il Parlamento è molto più cosciente del suo ruolo rispetto al passato". Quali sono gli altri fronti nei quali il Parlamento può accrescere il proprio ruolo? "Acquisire più potere di iniziativa per non ritrovarci a votare provvedimenti a larga maggioranza, come la riforma al regolamento di Dublino sui migranti, che i governi possono ignorare. E poi abbiamo bisogno di perfezionare il il meccanismo degli spitzenkandidat e regolare la questione delle liste transnazionali. Ecco perché abbiamo chiesto una Conferenza sulla democrazia europea. La Von der Leyen ha preso impegni precisi e noi saremo controllori severi". Si è parlato dei possibili allargamenti della Ue. Partiamo dalla Turchia. "Noi abbiamo chiesto di interrompere i colloqui di adesione con Ankara". (segue) (Res)
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