MALESIA
 
Malesia: premier Mahathir mette in guardia da possibili sanzioni commerciali
 
 
Kuala Lumpur, 21 ott 06:42 - (Agenzia Nova) - Il primo ministro della Malesia, Mahathir Mohamad, ha avvertito oggi che il suo paese, economicamente dipendente dalle esportazioni, potrebbe essere bersagliato da sanzioni commerciali, nel clima di crescente protezionismo globale alimentato dalla guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina. Mahathir non ha menzionato apertamente la fonte delle possibili sanzioni ai danni delle esportazioni malesi, ma si è detto deluso dal fatto che i promotori del libero scambio si sono ormai abbandonati a pratiche commerciali restrittive “su larga scala”. “Fortunatamente, ci troviamo tra due fuochi”, ha detto il primo ministro durante una conferenza stampa a Kuala Lumpur, riferendosi al conflitto commerciale tra Usa e Cina.

“Siamo economicamente connessi a entrambi i mercati, e lo siamo anche fisicamente, per ragioni geografiche. Si dice che potremmo divenire bersagli di sanzioni in prima persona”, ha avvertito il premier. Il primo ministro malese ha rivolto anche una dura critica all’Unione europea, per le politiche ostili all’olio di palma: la produzione di olio alimentare ha generato lo scorso anno il 2,8 per cento del pil malese, e il 4,5 per cento delle sue esportazioni. “(L’Ue) ha disboscato gran parte delle sue foreste e rifiuta di ridurre le sue emissioni inquinanti, e ora tenta di impoverire i poveri impedendo loro di disboscare le loro foreste per ottenere spazio e guadagnarsi da vivere”, ha accusato il premier malese. Mahathir ha dichiarato che per premunirsi dagli effetti delle turbolenze nel commercio globale, il suo governo sta lavorando al rafforzamento delle relazioni con i vicini del Sud-est asiatico.

Il ministro delle Finanze della Malesia, Lim Huan Eng, ha presentato la scorsa settimana un bilancio di previsione per il prossimo anno di importo complessivo superiore alle attese, ma ha anche promesso di destinare più fondi allo sviluppo per far fronte al calo della domanda globale. Come previsto nelle scorse settimane, il governo ha anche fissato per il prossimo anno un rapporto deficit-pil superiore all’obiettivo del 3 per cento, ma inferiore al 3,4 per cento di quest’anno: il prossimo anno Kuala Lumpur punta a un disavanzo delle finanze pubbliche pari al 3,2 per cento del prodotto interno lordo. Il governo malese si aspetta per il prossimo anno anche una lieve accelerazione della crescita economica, al 4,8 per cento del pil. In tutto, il bilancio dello Stato malese per il prossimo anno dovrebbe ammontare a 297,02 miliardi di ringgit (70,85 miliardi di dollari), il 6 per cento in meno rispetto al 2019.

Il bilancio contiene misure espansive tese a far fronte alla debolezza della crescita economica, ad affrontare in senso anti-ciclico il consistente debito pubblico nazionale, e a rafforzare il paese a fronte delle tensioni commerciali tra Usa e Cina. Nel primo trimestre del 2019 l’economia malese è cresciuta più del previsto, ma gli economisti si aspettano un rallentamento nella seconda metà dell’anno. L’esecutivo ha promesso che la nuova legge di bilancio non includerà alcun aumento della pressione fiscale. Il governo malese aveva annunciato per quest’anno un obiettivo di disavanzo del 3,4 per cento del pil quest’anno, e del 2,8 per cento nel 2020, per giungere nel medio termine al 2 per cento. A luglio, però, il ministro delle Finanze, Lim Huan Eng, ha ammesso che difficilmente il paese ridurrà il deficit al 3 per cento entro il 2020. Il processo di consolidamento finanziario verrà rallentato anche dal rilancio dei progetti infrastrutturali con la Cina.

Il primo ministro della Malesia, Mahathir Mohamad, ha discusso il ruolo della Cina nello sviluppo infrastrutturale del suo paese il 26 settembre scorso, ospite del think tank Council on Foreign Relations di New York. Mahathir, negli Usa in occasione dell’annuale Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha parlato della sua lunga esperienza come capo di governo della Malesia, e delle sfide affrontate dal suo paese, specie in materia di sviluppo infrastrutturale. Nel corso del suo intervento, Mahathir ha preso atto che Pechino, con la sua capacità finanziaria ineguagliata a livello regionale, rappresenta un partner imprescindibile per lo sviluppo infrastrutturale della Malesia e dei paesi vicini. Il premier 94enne ha argomentato che Kuala Lumpur è “obbligata” a guardare a Pechino e alla nuova Via della seta, perché “semplicemente non ci possiamo permettere (di sostenere autonomamente i costi).

Dobbiamo cercare una via”, ha detto il premier, riferendosi alla cooperazione con la Cina sul fronte dello sviluppo infrastrutturale. Mahathir, che dopo la sua elezione ha duramente contestato il predecessore, Najib Razak, per aver ceduto a condizioni vessatorie da parte di Pechino, ha intrapreso nei mesi scorsi una rinegoziazione dei principali progetti in corso d’opera, ma da allora ha ammorbidito la linea nei confronti della cooperazione con la Cina. “Il nostro approccio è improntato alla preservazione delle nostre finanze”, ha spiegato il premier malese. “Non possiamo permetterci di costruire queste costosissime linee ferroviarie. Che ci piaccia o no, dobbiamo rivolgerci ai cinesi e fare appello, mostrare che siamo pronti alla collaborazione, e alla fine, penso concluderanno che la via migliore è una certa riduzione dei costi”.

Il premier malese ha ricordato il progetto della linea ferroviaria da 688 chilometri East Coast Rail Link (Ecrl), e i progetti di due gasdotti sostenuti a loro volta dalla Cina, i cui termini erano stati giudicati dal premier troppo onerosi e iniqui nei confronti della Malesia. Il governo Mahathir è riuscito quest’anno a rinegoziare i termini dell’Ecrl in termini di minori costi per 5 miliardi di dollari rispetto ai 16,4 miliardi iniziali, e di maggior condivisione degli oneri. La rinegoziazione è stata possibile anche tramite una parziale riduzione delle dimensioni dell’opera, ridimensionata a 640 chilometri accantonando la costruzione di un tunnel. (Fim)
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