ARGENTINA
 
Argentina: governo "deplora" elezione Caracas in Consiglio diritti umani Onu
 
 
Buenos Aires, 18 ott 17:15 - (Agenzia Nova) - Il governo argentino ha criticato l'elezione di rappresentanti del governo di Nicolas Maduro nel Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (Onu) per il periodo 2020-2022. In una nota ufficiale l'esecutivo di Buenos Aires "deplora" il fatto che "non è stato rispettato l'impegno stabilito dalla risoluzione 60/251 dell'Assemblea Generale che promuove l'elezione di paesi che rispettano e applicano le più rigide norme in materia di promozione e protezione dei diritti umani". L'Argentina, conclude la nota, "riafferma il suo impegno per la difesa dei diritti umani e il ristabilimento della democrazia e dello stato di diritto in Venezuela".

Le critiche espresse dal governo argentino si aggiungono a quelle dell'esecutivo cileno, che ha definito l'elezione del Venezuela uno “schiaffo per tutti coloro che credono nel valore universale del rispetto, della protezione e della promozione dei diritti umani”. “Il governo di Maduro non merita di essere in quella posizione. Ribadiamo il fermo impegno nei confronti del popolo venezuelano a realizzare una transizione pacifica alla democrazia”, ha scritto il ministro degli Esteri cileno, Teodoro Ribera Neumann, sul suo account Twitter ufficiale.

Anche il governo peruviano ha duramente criticato l’elezione del Venezuela. “Il Perù deplora che il regime dittatoriale di Nicolas Maduro, responsabile di gravi violazioni dei diritti umani in Venezuela, diventerà membro del Consiglio a partire da gennaio. Il Perù continuerà a sostenere le indagini sulle violazioni sistematiche dei diritti umani, e il ripristino della democrazia e dello stato di diritto in Venezuela”, si legge in un tweet pubblicato sull’account del ministero degli Esteri di Lima.

Critiche sono arrivate anche dalla Colombia, che ha definito “inaudita” l'elezione del Venezuela. "Ci rammarichiamo che, nonostante molti sforzi internazionali per dissuadere gli stati membri dal votare a favore del regime illegittimo e usurpante di Nicolas Maduro, il Venezuela abbia ottenuto un posto in questo organo di grande importanza", ha affermato il ministro degli Affari esteri colombiano, Carlos Holmes Trujillo, in un video diffuso sui canali social del ministero. “Deploriamo che l’assemblea generale non abbia tenuto in conto le gravi denunce contenute nell’informativa dell’alto commissario Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, in cui si evidenzia che la dittatura di Maduro ha commesso crimini come tortura ed esecuzioni extragiudiziali”. L’elezione del Venezuela, prosegue il ministro, “rappresenta un affronto diretto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e mette in discussione la sua legittimità, dal momento che il regime di Maduro non ha né i requisiti né l'autorità morale per farne parte".

Il Brasile, eletto tra i membri del Consiglio insieme al Venezuela, ha criticato l’assegnazione di un seggio a Caracas. “Questo riconoscimento dimostra il solido riconoscimento internazionale delle credenziali del Brasile nella promozione e protezione dei diritti umani", si legge in una nota del ministero degli Esteri brasiliano. Quanto al Venezuela, il Brasile denuncia che “la sua elezione rivela che resta ancora molto da fare per aumentare la consapevolezza della comunità internazionale sullo stato catastrofico dei diritti umani" nel paese e "mostra le carenze del sistema multilaterale nell'area di diritti umani". Il governo brasiliano, prosegue la nota, assicura che "lavorerà per porre rimedio" a questa circostanza e agirà per garantire che l'ingresso del Venezuela non diventi, "in nessun caso, un fattore che legittima la dittatura di Maduro".

Il Venezuela è stato eletto ieri tra i nuovi membri del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, nonostante l’aperta opposizione di diversi paesi della regione latinoamericana e organizzazioni internazionali. I 193 membri dell’Assemblea generale hanno eletto 14 dei 47 membri che compongono il Consiglio dei diritti umani per un periodo di tre anni, a partire da gennaio 2020. Il paese candidato ad avere ricevuto più voti, nel gruppo dell'America latina e dei Caraibi (Grulac), è stato il Brasile, con 153 preferenze, seguito dal Venezuela, con 105 voti. Per essere eletti al Consiglio occorre disporre dei due terzi dei componenti dell'Assemblea generale, 126 voti. Per i due seggi destinata alla regione erano state presentate in un primo momento le candidature di Brasile e Venezuela, destinate per questo alla vittoria sicura. All'ultimo era però stata depositata la candidatura della Costa Rica.

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha definito una "vittoria" l'elezione di un rappresentante del paese nel Consiglio dei diritti umani dell'Onu. "Vittoria alle Nazioni Unite. Con 105 voti a favore, il Venezuela entra nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite come un paese libero e sovrano. Oltre alle minacce, la nostra diplomazia bolivariana di pace e la libera autodeterminazione dei popoli hanno trionfato. Lunga vita alla patria", ha scritto il presidente sul proprio profilo Twitter.

La vigilia del voto è stata caratterizzata da numerose polemiche sulla candidatura di Caracas. Sul tema si è espressa anche l'organizzazione non governativa Human rights watch (Hrw), avvertendo dei pericoli che incombono sulla "integrità" del Consiglio. "I membri del consiglio Onu per i diritti umani devono rispettare i diritti umani in casa e cooperare con gli organi Onu, il Venezuela non fa nessuna delle due cose", ha detto Louis Charbonneau, direttore di Human rights watch per le Nazioni Unite in un comunicato diffuso lo scorso 11 ottobre.

Il Consiglio diritti umani, ricorda Hrw, ha a fine settembre approvato una risoluzione per varare una commissione indipendente nel paese per accertare le ipotesi di "esecuzioni extragiudiziali, le sparizioni forze, gli arresti arbitrari, le torture ed altri trattamenti crudeli, inumani commessi in Venezuela dal 2014. A luglio, prosegue la nota, l'Alto commissario Michelle Bachelet aveva redatto un rapporto nel quale venivano confermati nel dettaglio gli "abusi" che altre organizzazioni dei diritti umani avevano in precedenza attribuito alle autorità venezuelane. A febbraio 2018, si ricorda inoltre, il procuratore della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, ha annunciato l'apertura di una indagine sulla possibile responsabilità del governo in crimini contro l'umanità.

Non più tenera è la posizione di Hrw nei confronti della candidatura del Brasile, il cui presidente Jair Bolsonaro "ha deciso di abbracciare un discorso ostile alle norme sui diritti umani. Il suo governo, denuncia l'organizzazione, "ha effettivamente dato il via libera alle reti criminali che distruggono la foresta pluviale amazzonica e intimidiscono e attaccano i difensori delle foreste. I problemi cronici dei diritti umani affliggono il Brasile, tra cui la violenza della polizia e gli attacchi agli attivisti". Al tempo stesso, però, "mentre il Venezuela cerca di impedire al Consiglio dei diritti umani di affrontare gli abusi, il Brasile ha sostenuto numerose risoluzioni del Consiglio che affrontano una serie di violazioni in tutto il mondo". (Abu)
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