ECUADOR
 
Ecuador: Fmi, pieno sostegno al dialogo tra governo e comunità indigene
 
 
Washington, 16 ott 18:20 - (Agenzia Nova) - Il Fondo monetario internazionale (Fmi) esprime pieno sostegno al dialogo che il governo ecuadoriano e i rappresentanti delle comunità indigene hanno aperto per mettere fine alle proteste nate con l'aumento dei prezzi delle benzine. Un provvedimento parte di un più ampio pacchetto di misure economiche che il governo del presidente Lenin Moreno ha redatto anche con la collaborazione dello stesso Fmi. "Appoggiamo con forza i continui sforzi del governo ecuadoriano per trovare in modo attivo un accordo che risolva le attuali sfide economiche e protegga i più deboli nella società". Il Fondo garantisce la prosecuzione di un lavoro "a stretto contatto con le autorità" per fornire "supporto tecnico e finanziario" all'Ecuador per " assicurare sostenibilità fiscale e contribuire a migliorare le prospettive di tutti gli ecuadoriani".

Il paese è stato per undici giorni di accese proteste anti-austerità, terminate grazie al raggiungimento di un accordo tra le parti mediato dall'Onu e dalla Conferenza episcopale ecuadoriana. Nella serata di lunedì il presidente dell'Ecuador Lenin Moreno ha abrogato ufficialmente il decreto di austerità economica che ha dato vita alle manifestazioni di protesta. Il capo dello stato ha firmato il decreto 894 con i quale si lascia "senza effetto" il provvedimento che tra le altre cose aveva rimosso i sussidi ai carburanti facendone aumentare i prezzi. Sulla base dell'accordo Moreno ha quindi ricordato che si procederà all'elaborazione di un nuovo pacchetto di misure economiche. Un testo che dovrà emergere dal lavoro della commissione congiunta tra governo e rappresentanti delle comunità indigene. In attesa del nuovo decreto, che Moreno ha detto di voler portare in settimana in Parlamento, i prezzi delle benzine torneranno ad essere quelli calmierati dalla politica dei sussidi.

Il decreto azzerato, un ampio pacchetto di misure frutto anche di un negoziato con il Fondo monetario internazionale (Fmi), aveva portato in breve a far lievitare anche del 100 per cento i costi dei carburanti alla pompa. Per garantire "ordine, tranquillità e sicurezza" contro il "caos" generato dall'ondata di proteste di piazza e dallo sciopero indetto dal sindacato dei trasporti, il governo aveva decretato il 3 ottobre uno stato di emergenza, per un periodo iniziale che la Corte Costituzionale ha fissato in 30 giorni, divenuto in breve nuovo motivo di serrate critiche da opposizioni e organismi internazionali. Nei giorni successivi erano stati adottati diversi altri provvedimenti per blindare il paese dalle proteste, tra cui lo stop alla circolazione in zone adiacenti edifici e istallazioni strategiche, dalle due alle cinque della mattina, dal lunedì alla domenica. Misure queste che sono state revocate nella giornata di lunedì.

In base all'accordo trovato domenica sera tra il presidente Moreno e le delegazioni di tre sigle di associazioni indigene (Conaie, Feine e Fenocin), la commissione si mette "immediatamente" al lavoro per "elaborare un nuovo decreto che permetta una politica di sussidi", facendo bene attenzione che questi non vadano "a beneficio delle persone con maggiori risorse e ai contrabbandieri". L'accordo, ha commentato Moreno, permette di "recuperare la pace" e mette fine al "colpo di stato" attribuito alla parte politica che fa capo all'ex presidente Rafael Correa.

La "soluzione per la pace e per il paese" raggiunta al termine di un incontro di oltre quattro ore permette di "arrestare il golpe correista e l'impunità", ha detto Moreno in un messaggio pubblicato sul suo account Twitter. Il presidente aveva più volte indicato che le manifestazioni violente erano anche opera di un tentativo di "destabilizzare il paese" promosso dal suo predecessore e che i sussidi statali concessi per anni alle benzine finivano per beneficiare solo reti criminali che approfittavano dei prezzi calmierati per rivendere il prodotto oltre frontiera.

Moreno è tornato ieri a Palacio de Carondelet, sede del governo. Il capo dello stato, riferisce il quotidiano “El Universo”, si è affacciato dal balcone del palazzo sventolando la bandiera dell’Ecuador, circondato dai suoi ministri. Lo scorso 8 ottobre il capo dello stato aveva ordinato tramite decreto il trasferimento della sede del governo da Quito a Guayaquil, in concomitanza con lo scoppio delle proteste, che hanno interessato in particolare la capitale. (Brb)
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