BRASILE
 
Brasile: Eletrobras annuncia piano licenziamenti per 1.681 dipendenti entro fine anno
 
 
Brasilia, 11 ott 22:43 - (Agenzia Nova) - La compagnia elettrica statale brasiliana Eletrobras, ha annunciato oggi, 11 ottobre, di aver sottoposto ai propri dipendenti un nuovo piano di dimissioni volontarie (Pdc) con l'obiettivo di licenziare almeno 1.681 dipendenti entro il 31 dicembre 2019. Il piano riguarda la società madre e tutte le società controllate come la Compagnia di generazione termica di energia elettrica (Cgtee), la Compagnia Idroelettrica san Francesco (Chesf), la Eletronuclear), la Centrali elettrice del nord del Brasile (Eletronorte), la Amazonas generazione e trasmissione di energia (Amazonas Gt), la Centrali elettriche Eletrosul e la Furnas.

In una nota divulgata dalla società alla stampa, la Eletrobras ha informato che il Piano di dimissioni volontarie è parte del contratto collettivo di lavoro 2019/2020 firmato lo scorso mercoledì 9 ottobre presso il Tribunale superiore del lavoro (Tst), nel quale viene stabilito che il nuovo quadro di riferimento dei dipendenti dell'azienda dovrà contare su non più di 12.500 lavoratori a partire da gennaio 2020 e non più di 12.088 entro maggio 2020. La compagnia elettrica Furnas, controllata della Eletrobras, aveva già annunciato un piano di dimissioni volontarie da offrire ai dipendenti, lo scorso 27 settembre. Il piano prevede in questo caso, il licenziamento di 1.041 dipendenti assunti o esternalizzati che lavorano nell'azienda. L'obiettivo della società è ridurre il personale dagli attuali 4.000 dipendenti a 2.751.

La Eletrobras punta a tagliare il più possibile i costi vivi di gestione prima di avviare un complesso processo che mira alla privatizzazione della società. La compagnia elettrica statale brasiliana è in cima alla lista delle società statali brasiliani che saranno privatizzate presentata lo scorso, 21 agosto, dal governo. Il ministro delle Miniere e dell'energia brasiliano, Bento Albuquerque, aveva specificato che la proposta del governo di privatizzare la Eletrobras non prevede la cosiddetta "quota aurea" (golden share), che concede potere di veto da parte del governo sulle decisioni adottate in seno a una società che, privatizzate, mantiene tuttavia un'importanza in termini strategici per il paese. "Questa possibilità dipenderà dalla decisione che verrà adottata in seno al parlamento, ma nella nostra proposta non esiste golden share", aveva affermato il ministro, a margine di un evento lo scorso 22 agosto. Il ministro ha infatti specificato che nel progetto di privatizzazione della società il governo non ha interesse a mantenere il controllo della compagnia energetica.

Quella di Eletrobras e la maggiore privatizzazione annunciata dal governo Bolsonaro, in linea con le promesse fatte in campagna elettorale. Intanto la società ha già venduto le sussidiarie di distribuzione dell'energia nella macroregione settentrionale del paese: la Ceal nello stato dell'Alagoas, la Ceron in Rondonia, la Amazonas Energia in Amazzonia, la Boa Vista in Roraima, la Eletroacre nell'Acre e la Cepisa nel Piauí. Nel giugno di quest'anno, la Corte suprema brasiliana (Stf) ha stabilito che il governo federale non può vendere aziende statali senza approvazione da parte del parlamento, senza bando pubblico quando l'operazione comporta la perdita del controllo. Il governo ancora non ha reso noto in che modo punta a cedere ai privati la società.

Oltre alla Elettrobras nella lista delle società da privatizzare presentata ci sono anche i centri di approvvigionamento di Minas Gerais (Ceasaminas), la zecca dello stato, il porto di San Sebastiano e la Compagnia Docas dello Spirito Santo (Codesa). Il governo ha informato nell'occasione che i decreti di privatizzazione di queste società potrebbero essere emanati nelle prossime settimane. Le informazioni sono state rese note durante una cerimonia nel palazzo presidenziale del Planalto nel corso della quale il governo ha informato sulle prossime azioni nel senso della privatizzazione. Nel giustificare la necessità di privatizzare il ministro Guedes ha sottolineato che la perdita del controllo pubblico sulle società "limiterà l'interferenza politica nella gestione della società, l'inefficienza, gli scioperi costanti e la perdita di mercato nei confronti delle società private nella consegna di beni venduti su internet".

Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha confermato l'avvio di uno studio sulla possibile privatizzazione delle poste lo scorso aprile, dopo che il ministero dell'Economia aveva fatto sapere che un gruppo di lavoro stava lavorando alla vendita della società statale dopo che era venuta meno la resistenza del capo dello stato, che fino ad allora aveva sempre aveva espressamente negato la possibilità di privatizzare le poste. Il ministero dell'Economia sottolinea che il Correios presenta un buco previdenziale di 11 miliardi di real (2,3 miliardi di euro) e un buco di bilancio di 3,9 miliardi (850 milioni di euro) relativi ai servizi sanitari per i dipendenti.

Subito dopo la sua elezione, il presidente Bolsonaro aveva annunciato che il governo si sarebbe distinto per le privatizzazioni. La vendita di beni o la privatizzazione di servizi pubblici è vista infatti come la migliore alternativa per ottenere risorse immediate, controllare la corruzione, ridurre la spesa pubblica e aumentare gli investimenti nelle infrastrutture. La federazione brasiliana ha attualmente 138 società di proprietà statale sotto la sua gestione. L'attuale obiettivo del governo è di privatizzare o estinguere tutte le imprese statali federali, e raccogliere tra i 700 e gli 800 miliardi di dollari da infondere nelle casse dello stato. L'obiettivo del ministro dell'Economia Guedes è quello di raccogliere 20 miliardi dalle privatizzazioni solo nel 2019.

Attualmente sono oltre 200 i progetti di privatizzazioni in corso tra vendita di società statali, aste per l'esplorazione energetica e concessioni per la gestione di strade, ferrovie, porti e aeroporti. Alcuni sono stati ereditati dal governo del presidente di Michel Temer, altri messi in campo dal governo del presidente Jair Bolsonaro. L'elenco comprende progetti per la vendita di società o beni pubblici, ma anche concessioni, Partenariati pubblico-privato (Ppp), locazioni, estensioni contrattuali, e altre modalità di trasferimento del controllo o della gestione a iniziativa privata.

Il ministro delle Infrastrutture, Tarcisio Gomes de Freitas, subito dopo il suo insediamento aveva dichiarato "Tutto quello che potrà passare sotto il controllo privato, sarà concesso dal governo alle imprese". A fine gennaio, il sottosegretario alla Privatizzazione e Disinvestimenti, Salim Mattar, aveva rincarato, aggiungendo che solo la società petrolifera Petrobras, e gli istituti di credito Banco do Brasil e Caixa economica federal rimarranno di proprietà statale al termine dell'ondata di privatizzazioni. "Dovrebbero rimanere solo questi tre e molto ridimensionate" al termine della cessione di tutti gli asset collegati, aveva dichiarato Mattar durante un evento presso la banca Credit Suisse di San Paolo.

Uno dei primi momenti del massiccio programma di privatizzazione di strutture voluto dal governo Bolsonaro si è registrato il 15 marzo con la messa all'asta di dodici aeroporti, fruttata complessivamente 2,3 miliardi di real (550 milioni di euro). Lo scorso 22 marzo poi, il governo ha raccolto 219,5 milioni di real (50 milioni di euro) dalla vendita all'asta delle concessioni di sfruttamento di quattro porti nel nordest del paese. Tre scali si trovano nell'area di Cabedelo, nello stato del Paraiba, uno nella capitale dello stato dello Spirito Santo, Vittoria. Poco dopo, il 5 aprile Il governo ha raccolto 447 milioni di real (103 milioni di euro) dalla vendita all'asta delle concessioni di sfruttamento di sei porti nello stato settentrionale del Parà destinati alla movimentazione e stoccaggio di idrocarburi. All'asta sono andati cinque terminal che si trovano all'interno dell'area portuale del porto della capitale Belem e uno nell'area portuale di Porto Villa do Conde.

Lo scorso 13 agosto in ultimo, il ministro Tarcisio de Freitas, aveva celebrato il risultato positivo della vendita all'asta di tre aree portuali destinate alla movimentazione e allo stoccaggio di merci all'interno degli scali di Santos, nello stato di San Paolo, e Paranaguà (nello stato di Paranà). "La vendita ha superato ogni aspettativa. È stato molto positivo perché abbiamo registrato una concorrenza serrata su due dei tre terminal messi all'asta", aveva dichiarato il ministro a margine dell'asta svoltasi presso la sede della borsa di San Paolo. Complessivamente l'asta, parte del programma di privatizzazioni voluto dal presidente Jair Bolsonaro, si è chiusa con un incasso di oltre 30 milioni di euro. Nell'occasione sono state messe in vendita aree portuali destinate alla movimentazione e stoccaggio di merci all'interno degli scali di Santos, nello stato di San Paolo, e Paranaguà (nello stato di Paranà). L'operazione, svolta presso la sede della borsa di San Paolo, ha fruttato 148,5 milioni di real (l'equivalente di 33,4 milioni di euro) riferiscono i media locali. Il governo stima che i progetti assegnati oggi possano garantire un totale di circa 76 milioni di euro. (Brb)
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