ECUADOR
 
Ecuador: proteste anti-austerità, coprifuoco in "aree strategiche" dello stato
 
 
Quito, 09 ott 11:29 - (Agenzia Nova) - Il presidente dell'Ecuador, Lenin Moreno, ha disposto il coprifuoco notturno in alcune zone ritenute "strategiche", in risposta alle dure proteste scatenate contro l'ultimo piano economico del governo. In un decreto firmato dal capo dello stato nella notte di martedì si prescrive lo stop alla circolazione in zone adiacenti edifici e istallazioni strategiche, dalle due alle cinque della mattina, dal lunedì alla domenica. Un dispositivo che potrà essere esteso "ad altre zone decise dal comando congiunto delle Forze armate". La misura sarà valida per il periodo di vigenza dello "stato di emergenza" proclamato a inizio mese come prima risposta alle proteste, 30 giorni. Il decreto ratifica inoltre la decisione annunciata in precedenza di spostare l'attività di governo dalla capitale Quito alla città sudoccidentale di Guayaquil.

Il dispositivo assegna a Polizia e Forze armate la "responsabilità del compimento delle restrizioni", autorizzandole "ad applicare i procedimenti del caso nell'esercizio delle loro facoltà legali e garanzie costituzionali". Il coprifuoco potrà essere eluso "dalle persone e funzionari che devono prestare un servizio pubblico" dai "membri della polizia nazionale e delle Forze armate, da comunicatori sociali accreditati (giornalisti), membri delle missioni diplomatiche accreditati nel paese, personale medico, sanitario o di soccorso". Secondo quanto precisano le Forze armate, la "restrizione alla mobilità" verrà imposta in punti distribuiti in tutto il territorio nazionale.

Nella capitale Quito il coprifuoco vale per il centro storico, il complesso di edifici che ospita il parlamento, la sede della procura generale dello stato e il tribunale amministrativo. nel territorio nazionale lo stop alla circolazione verrà applicato a presidi militari e commissariati di polizia, porti e aeroporti, ripetitori, raffinerie, pozzi petroliferi e centrali di distribuzione elettrica. "Coloro che verranno sorpresi a infrangere la norma saranno immediatamente arrestati e messi a disposizione delle autorità competenti. Le istituzioni militari esortano la cittadinanza a rispettare la disposizione al fine di mantenere l'ordine e la pace sociale", si legge in una nota.

Il paese è da giovedì scorso teatro di accese proteste contro il pacchetto di riforme presentate dal governo a inizio mese per "riattivare" l'economia nazionale, che prevede tra le altre cose la liberalizzazione del prezzo delle benzine, con uno stop ai sussidi che durava da diversi anni. Iniziativa concordata con il Fondo monetario internazionale (Fmi) e che ha portato in breve a far lievitare anche del 100 per cento i costi dei carburanti alla pompa. Per garantire "ordine, tranquillità e sicurezza" contro il "caos" generato dall'ondata di proteste di piazza e dallo sciopero indetto dal sindacato dei trasporti, il governo aveva decretato il 3 ottobre uno stato di emergenza, per un periodo iniziale che la Corte Costituzionale ha fissato in 30 giorni, divenuto in breve nuovo motivo di serrate critiche da opposizioni e organismi internazionali.

Momenti di tensione si sono registrati nella serata di martedì, con il tentativo di un gruppo di manifestanti di irrompere nella sede del parlamento. Al termine di un lungo accerchiamento dell'edificio, una parte dei circa diecimila manifestanti - in maggioranza appartenenti ai collettivi di comunità indigene -, è riuscita a forzare uno degli ingressi protetti e introdursi nella struttura. La reazione della polizia è stata immediata e, dopo alcuni minuti di tafferugli all'interno del palazzo, le forze di sicurezza sono riuscite a liberare l'edificio e mettere in fuga i manifestanti. Le immagini delle televisioni nazionali ecuadoriane hanno mostrato il momento in cui gli agenti di polizia hanno reagito all'invasione lanciando gas al lacrimogeno e bombe di effetto morale contro i manifestanti. Nessun ferito è stato riportato.

La situazione di tensione nel paese è oggetto di attenta osservazione da parte della comunità internazionale. L'Ufficio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha invitato le autorità a rispettare il diritto dei manifestanti a esprimere "pacificamente" il loro dissenso, limitando l'uso della forza ai soli casi eccezionali. La polizia, si legge in una nota "ha il dovere di identificare le persone che agiscono con violenza e isolarle dal resto dei manifestanti. Gli atti di violenza o reati che possono commettere alcune persone non devono essere attribuiti ad altri il cui comportamento è pacifico". L'agenzia rimarca quindi che qualsiasi "privazione di libertà" deve poggiare sui principi stabiliti dal diritto internazionale, esprimendo "preoccupazione" per gli atti di violenza che le forze di sicurezza ecuadoriane avrebbero commesso contro i manifestanti. Al tempo stesso si "respingono fermamente" i fatti violenti commessi da terzi, quali "aggressioni, distruzioni dei beni pubblici e privati, saccheggi, interruzioni della via pubblica".

Sul tema è intervenuta anche la Corte costituzionale, con un decreto con cui ratificava lo stato di emergenza pur dimezzandolo dagli originali 60 giorni chiesti dal governo. Nel dispositivo, la Corte costituzionale ha al tempo stesso invitato "la Polizia nazionale e le Forze armate al compimento dei loro doveri di proteggere e salvaguardare l'incolumità e i diritti dei giornalisti e dei mezzi di comunicazione, degli organismi di assistenza umanitaria, così come della cittadinanza in generale". Secondo quanto segnala il segretario della presidenza ecuadoriano le persone arrestate dall'inizio delle proteste sono 570. Le cronache parlano anche della morte di un manifestante, investito da un camion apparentemente responsabile di una manovra pericolosa.

La crisi ha spinto diversi paesi sudamericani ad emettere allerte di viaggio per i propri connazionali e innescato un dibattito regionale sulle responsabilità dei disordini. Secondo Moreno le agitazioni sono in gran parte frutto di una manovra ordita dal suo predecessore Rafael Correa e dal presidente del Venezuela, Nicolas Maduro per "destabilizzare il governo" e "l'ordine democratico nel paese". Accusa respinta al mittente da entrambi, pronti a denunciare a loro volta una "virata autoritaria" del capo dello stato un tempo appartenente alla stessa famiglia politica. Nel pomeriggio di martedì, inoltre, i ministeri degli Esteri di Argentina, Brasile, Colombia, El Salvador, Guatemala, Paraguay e Perù hanno firmato una dichiarazione congiunta a sostegno del governo Moreno e di censura nei confronti del "tentativo di destabilizzare regimi democratici legittimamente costituiti". (Brb)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..