GIAPPONE-COREA DEL NORD
 
Giappone-Corea del Nord: Tokyo non ha rilevato traiettoria degli ultimi missili balistici
 
 
Tokyo, 23 set 04:41 - (Agenzia Nova) - Il Giappone non è stato in grado di rilevare la traiettoria di alcuni dei nuovi missili balistici a corto raggio lanciati dalla Corea del Nord nelle scorse settimane, e tale circostanza ha suscitato preoccupazione riguardo le capacità difensive del paese. I missili, che in alcuni casi sono in grado di raggiungere il territorio del Giappone, sarebbero sfuggiti al rilevamento dei sistemi difensivi di Tokyo in virtù della loro bassa altitudine. L’agenzia di stampa “Kyodo” afferma che dal governo giapponese giungono segnali di crescente preoccupazione per lo stato di avanzamento tecnologico del programma balistico nordcoreano. Tokyo starebbe valutando di dotare le proprie Forze armate di altri due incrociatori lanciamissili Aegis per intercettare missili a bassa quota e rafforzare la rete di radar antiaerei del paese. Alle difficoltà di Tokyo contribuisce anche la decisione della Corea del Sud di troncare l’accordo “Gsomia” per la condivisione dell’intelligence militare: al contrario del Giappone, infatti, la Corea del Sud sarebbe stata in grado di rilevare gli ultimi lanci di missili nordcoreani.

L’ambasciatore nordcoreano per la normalizzazione delle relazioni con il Giappone, Song Il-ho, ha dichiarato la scorsa settimana a una delegazione giapponese in visita a Pyongyang che le relazioni tra i due paesi “anziché normalizzarsi, sono andate di male in peggio”. La delegazione giapponese in visita alla Corea del Nord era guidata da Shingo Kanemaru, secondo figlio di Shin Kanemaru, che negli anni Novanta si è speso per lo stabilimento di relazioni diplomatiche tra Tokyo e Pyongyang. La scorsa settimana il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha ribadito la volontà di incontrare personalmente il leader nordcoreano, Kim Jong-un, senza alcuna precondizione. Le parole di Song suggeriscono però che Pyongyang non abbia intenzione di organizzare tale incontro nel prossimo futuro. L’ambasciatore nordcoreano ha aggiunto che Pyongyang “compirà sforzi costanti per sviluppare relazioni amichevoli con chiunque, nel mondo e in Giappone, rispetti l’autonomia del paese”.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di non essere “ancora pronto” a viaggiare in Corea del Nord, ma non ha voluto confermare o smentire le indiscrezioni in merito all’invito a visitare Pyongyang che gli sarebbe stato rivolto dal leader nordcoreano, Kim Jong-un. Alla domanda dei giornalisti se intenda visitare la Corea del Nord, Trump ha replicato: “Probabilmente no”, pur aggiungendo che la sua relazione personale con Kim resta “molto buona”. “Lo farei (…) ad un certo punto nel futuro, e a seconda degli sviluppi Sono certo che anche a lui piacerebbe visitare gli Stati Uniti. Ma no, non credo che siamo giunti a questo punto. C’è ancora della strada da fare”, ha detto il presidente.

Il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha invitato il presidente Usa, Donald Trump, a calcare di nuovo il suolo nordcoreano, questa volta per una visita a Pyongyang. Lo ha riferito ieri il quotidiano sudcoreano “Joongang Ilbo”, citando fonti diplomatiche di Seul. L’invito sarebbe contenuto in una lettera inviata da Kim al presidente Trump il mese scorso, prima dei test di missili a corto raggio effettuati dalla Corea del Nord il 10 settembre. Nella missiva, Kim afferma di voler incontrare il capo di Stato Usa per un nuovo summit. Il dipartimento di Stato Usa non ha confermato l’indiscrezione, ma segnali di un potenziale riavvio del dialogo sulla denuclearizzazione si sono susseguiti nelle ultime settimane.

Il presidente Usa ha indicato giovedì 12 settembre la possibilità di un nuovo incontro con il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, entro la fine del 2019. Interrogato dai giornalisti in merito alla possibilità di un nuovo confronto diretto con Kim, Trump ha replicato: “Ad un certo punto, sì. Vogliono certamente un incontro, vorrebbero incontrarci. Credo sia qualcosa che accadrà”. Le parole del presidente Usa seguono le dichiarazioni del viceministro degli Esteri nordcoreano, Choe Son-hui , che lunedì ha aperto a colloqui di lavoro con gli Usa entro fine settembre.

Trump ha dichiarato mercoledì, 11 settembre, che il suo ex consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton, ha commesso un errore facendo riferimento al cosiddetto "modello libico" nei suoi rapporti con la Corea del Nord. "(Bolton) ha commesso alcuni errori molto grandi. Ha parlato di un modello libico per Kim Jong-un", ha detto Trump ai giornalisti alla Casa Bianca, ricordando che l'osservazione del consigliere aveva causato un blocco dei colloqui con la Corea del Nord. “Non appena ha menzionato il modello libico è stato un disastro. Guarda cosa è successo a Gheddafi", ha detto Trump." Non incolpo Kim Jong-un per quello che ha detto dopo. E non voleva avere niente a che fare con John Bolton. E non è una questione di essere duro. È un questione di non essere intelligente nel dire qualcosa del genere". Trump avrebbe chiesto le dimissioni di Bolton anche perché il consigliere per la sicurezza nazionale non era in accordo con altre persone dell'amministrazione. “È così duro che ci ha portato in Iraq ... In realtà è qualcuno con cui ho avuto un'ottima relazione. Ma non andava d'accordo con le persone dell'amministrazione che io considero importanti", ha aggiunto il presidente.

Il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha assistito personalmente all’ultimo test del nuovo “lanciarazzi multiplo superpesante” sviluppato da Pyongyang. Lo ha riferito l'11 settembre l’agenzia di stampa ufficiale della Corea del Nord, “Korean Central News Agency” (“Kcna”), riferendosi al lancio di proiettili balistici effettuato dal Nord nella giornata di ieri, 10 settembre. “Il recente test di lancio è stato pienamente in linea con il suo obiettivo, ed è servito a stabilire il prossimo passo verso il completamento dello sviluppo del sistema d’arma”, recita la nota diffusa dall’agenzia di stampa nordcoreana. Secondo i dati forniti dallo stato maggiore congiunto delle Forze armate sudcoreane, i proiettili lanciati ieri dalla Corea del Nord hanno volato per 330 chilometri. Il test è l’ottavo nel suo genere effettuato dalla Corea del Nord a partire dal 25 luglio.

Secondo le Forze armate sudcoreane, almeno due proiettili balistici non identificati sono stati lanciati ieri da un sito nell’entroterra nordcoreano in direzione del Mar del Giappone, verso est. Lo hanno reso noto le Forze armate sudcoreane. I due proiettili sono stati lanciati dalla provincia di Pyongan Meridionale, nella parte centrale della Corea del Nord. Il ministero della Difesa giapponese non ha rilevato alcuna minaccia immediata per la sicurezza del Giappone. Il nuovo lancio giunge mentre aumentano le speculazioni riguardo lo sviluppo, da parte di Pyongyang, di nuovi missili balistici in grado di sfruttare le vulnerabilità dell’apparato di difesa missilistica statunitense, in difficoltà nelle intercettazioni tra i 30 e i 50 chilometri di altitudine. I lanci seguono anche di un giorno l’apertura di Pyongyang al riavvio dei colloqui sulla denuclearizzazione con gli Stati Uniti.

Trump ha ribadito lo scorso 4 settembre che gli Stati Uniti non intendono innescare un cambio di regime in Corea del Nord, in un apparente tentativo di riavviare i colloqui sulla denuclearizzazione tra i due paesi. Durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, Trump ha nuovamente tracciato un parallelo tra Corea del Nord e Iran, ventilando l’ipotesi che gli Usa possano negoziare un accordo sul nucleare con entrambi. “L’Iran può essere una grande paese, e lo stesso vale per la Corea del Nord”, ha detto Trump. “Possono essere entrambi paesi grandiosi. Non puntiamo al cambio di regime. Abbiamo imparato la lezione tempo fa. Staremo a vedere cosa accade, ma in questo momento stiamo discutendo molto, e penso che molto, forse tutto verrà incluso in accordo molto importanti”. (Git)
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