ARGENTINA
 
Argentina: crisi finanziaria, governo presenta progetto legge su ristrutturazione debito
 
 
Buenos Aires, 20 set 14:32 - (Agenzia Nova) - Il governo argentino di Mauricio Macri ha inviato oggi in parlamento un progetto di legge per la ristrutturazione delle emissioni di debito in moneta locale. Obiettivo dell'iniziativa, si legge nel testo del progetto, quello di dare facoltà all'esecutivo per "promuovere una ristrutturazione volontaria delle scadenze del debito in moneta locale", in modo da "alleggerire le esigenze finanziarie per il periodo 2020-2023". Le emissioni in questione non prevedono infatti una clausola di "class-action" che permetta di modificare i termini degli obblighi contratti con il consenso della maggioranza dei detentori, clausola che può essere introdotta solo con il consenso del congresso. Le attuali difficoltà finanziarie ed economiche che attraversa il paese e l'impossibilità manifesta di rinnovare il debito con nuove emissioni rendono indispensabile, secondo il governo, "ricomporre l'accesso al mercato in condizioni sostenibili". Principalmente il governo punta con questa iniziativa rivedere le scadenze di titoli in pesos del 2020 per un ammontare complessivo equivalente a 12 miliardi di dollari.

Parallelamente all'iniziativa del governo, la Banca centrale argentina (Bcra) ha abbandonato lo schema di congelamento della base monetaria adottato da oltre un anno e ha annunciato ieri un aumento del 2,5 per cento della liquidità. La decisione, riferisce la nota stampa della Bcra, è stata adottata dal Comitato di politica monetaria (Copom) "con l'obiettivo di evitare una eccessiva contrazione monetaria in un contesto che già presenta una liquidità ridotta". "In linea con le proiezioni sulla domanda di denaro del mercato i nuovi parametri includono una crescita della base monetaria del 2,5 per cento mensile a settembre ed ottobre", si legge nell'annuncio. Il Copom ritiene necessaria questa misura per "mantenere la stabilità monetaria e finanziaria" a fronte di un quadro macroeconomico peggiorato. La nota della Bcra parla in questo senso di una "significativa svalutazione", un "aumento del differenziale" sui titoli del tesoro statunitense (spread), attestato attorno ai 2000 punti, e delle "difficoltà" da parte del Tesoro nel rinnovare le scadenze del debito (roll-over).

Per controbilanciare la flessibilizzazione della base monetaria, ed in vista di "un picco inflazionistico" previsto per questo mese ed il prossimo, la Banca centrale ha deciso inoltre di aumentare dal 58 al 78 per cento il limite minimo della Tassa di interesse delle Lettere di liquidità (Leliq). Secondo l'attuale schema di politica monetaria il limite massimo della tassa di interesse delle Leliq, fissato oggi all'83 per cento, determina il valore del Tasso ufficiale di sconto. Mentre immettono liquidità nel mercato, le autorità della Bcra cercano quindi di contenere la spinta dell'inflazione derivata dalla svalutazione. Gli analisti del mercato e i primi rilevamenti non ufficiali proiettano infatti per settembre un incremento dell'indice attorno al 6 per cento o superiore, nonostante il congelamento dei prezzi delle benzine e delle bollette dei servizi.

A fronte di una forte emorragia di capitali e nel tentativo di frenare il calo delle riserve e la svalutazione del peso, la Bcra aveva emesso a inizio del mese una direttiva che impedisce alle entità bancarie straniere di girare utilità alle case madri senza previa autorizzazione da parte dell'autorità monetaria. Il testo della normativa stabilisce che "le entità finanziarie dovranno ottenere un'autorizzazione previa della Bcra". L'iniziativa della Banca centrale mira ad applicare un regime di controllo del flusso dei capitali ed era stata presa in chiusura dei mercati dopo una nuova difficile giornata in cui il peso argentino aveva sofferto una ulteriore svalutazione del 2,9 per cento, nonostante l'immissione sul mercato da parte della Bcra di 387 milioni di dollari delle riserve e dell'aumento del tasso ufficiale di sconto dal 78 all'83 per cento.

La Bcra ha già lasciato ufficialmente sul terreno circa 16 miliardi di dollari delle riserve dal giorno delle primarie, l'11 agosto scorso, usati nella lotta contro il dollaro, per il pagamento di scadenze del debito non rinnovate e per il ritiro di depositi. A fine agosto si era registrato registrato un forte aumento del differenziale sui titoli del Tesoro statunitense rilevato da Jp Morgan che aveva chiuso oltre la barriera dei 2500 punti. Oltre a questo si registrava il declassamento dei bonds argentini alla categoria prima di "Selected Default" e poi "CCC" da parte di Standard & Poor's, una decisione che aveva obbligato inoltre numerosi fondi di investimento europei, soprattutto tedeschi, a disfarsi di questi titoli provocandone un'ulteriore caduta.

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) da parte sua non si è ancora espresso ufficialmente sulla richiesta ufficiale del governo argentino di riprogrammare le scadenze del credito Stand By da 57,1 miliardi di dollari ed ha annunciato che "analizzerà e valuterà" l'impatto delle misure presentate mercoledì 28 agosto dal ministro delle Finanze di Buenos Aires, Hernan Lacunza. "Riguardo all'operazione sul debito annunciata dalle autorità argentine il personale del Fmi si riserva di analizzare e valutare il loro impatto", si legge in una nota ufficiale a nome del portavoce dell'organismo di credito multilaterale, Gerry Rice. "Lo staff del Fondo monetario comprende che le autorità argentine hanno intrapreso questo passo importante per fare fronte alla necessità di liquidità e per salvaguardare le riserve", prosegue il comunicato emesso subito dopo la conferenza del ministro Lacunza.

Il pacchetto di misure annunciato dal ministro delle Finanze ha come principale obiettivo quello di alleggerire la pressione delle scadenze del credito con l'Fmi e dei titoli in possesso di investitori istituzionali sulle riserve della Banca centrale. Posticipando le scadenze le risorse dell'autorità monetaria potranno in questo modo essere destinate principalmente a contenere la forte volatilità del mercato dei cambi. Secondo quanto affermato dal ministro Lacunza, l'avvio del negoziato con l'Fmi non intaccherà il cronoprogramma di esborsi restanti previsto dal programma Sba per ulteriori 11 miliardi di dollari circa. (Abu)
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