SPECIALE DIFESA
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Speciale difesa: attacchi contro Arabia Saudita riportano la regione vicina al conflitto
 
 
Roma, 20 set 15:30 - (Agenzia Nova) - Gli attacchi avvenuti lo scorso 14 settembre contro le infrastrutture petrolifere dalla compagnia Aramco nel cuore dell’Arabia Saudita ha riportato nuovamente la tensione a livelli preoccupanti tra Stati Uniti e Iran, facendo tramontare le possibilità di uno storico incontro tra Donald Trump e Hassan Rohani a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. Il principale sospettato per i raid è l’Iran, che ha ricevuto accuse dirette da parte degli Stati Uniti e indirette dall’Arabia Saudita, che si è limitata ad osservare la fabbricazione iraniana dei droni e dei missili impiegati negli attacchi e la possibile provenienza da nord, senza indicare un luogo preciso. L’ipotesi di un coinvolgimento diretto dell’Iran negli attacchi ha già spinto Washington ad annunciare un inasprimento delle sanzioni contro l’Iran e a ritardare il rilascio del visto al presidente Rohani necessario per partecipare all’Assemblea generale dell’Onu. Mercoledì il segretario di Stato Usa, Michael Pompeo, ha definito “un atto di guerra” da parte dell’Iran i raid contro le infrastrutture petrolifere saudite durante la sua visita a Gedda, in Arabia Saudita, dove ha avuto colloqui con il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman. Ieri, il responsabile della diplomazia statunitense ha utilizzato toni più pacati. Parlando ai giornalisti dopo un incontro con il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed al Nahyan, il segretario di Stato Usa ha osservato: “Vorremmo una risoluzione pacifica. Spero che la Repubblica Islamica iraniana la veda allo stesso modo". La comunità internazionale è in attesa dei risultati dell’indagine sugli attacchi che vede coinvolti, oltre agli esperti sauditi, anche funzionari statunitensi, britannici, francesi e delle Nazioni Unite. Finora i frammenti di missili e droni di probabile fabbricazione iraniana mostrati mercoledì dal ministero della Difesa saudita hanno messo in discussione la tesi secondo cui la responsabilità del preciso e sofisticato raid sia dei ribelli yemeniti Houthi, come da rivendicazione del movimento filo-iraniano. La Francia, che vanta uno stretto rapporto con l’Iran, ritiene inverosimile tale versione dei ribelli yemeniti, nonostante i dettagli dell’operazione riportati dagli stessi Houthi. In un’intervista rilasciata all’emittente “Cnews”, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha osservato che le rivendicazioni degli Houthi sono “relativamente poco credibili”. Secondo Le Drian, è comunque importante attendere i risultati dell’inchiesta internazionale avviata dall'Arabia Saudita. Secondo il ministero della Difesa saudita almeno 25 tra droni e missili da crociera sono stati utilizzati negli attacchi. In una conferenza stampa avvenuta mercoledì in Arabia Saudita, il portavoce della coalizione a guida saudita impegnata nella guerra in Yemen, Turki al Maliki, ha dichiarato che i droni utilizzati nell’incursione sono stati almeno 18 e tutti diretti contro gli impianti di Abqaiq. I missili da crociera impiegati sono stati sette, quattro hanno colpito il giacimento di Khurais, mentre tre sono precipitati nel deserto. Missili e droni erano tutti di fabbricazione iraniana. Al Maliki ha osservato che gli obiettivi erano fuori dal raggio d’azione dei missili balistici e dei droni utilizzati dai ribelli yemeniti Houthi, che hanno rivendicato l’attacco. Per Al Maliki, inoltre, anche la traiettoria per colpire i siti non corrisponde alla rivendicazione fatta dai ribelli yemeniti. Infatti i vettori avrebbero colpito da nord e non dal territorio yemenita, a sud. L’alto ufficiale saudita ha inoltre precisato che il raid sarebbe in continuazione con i precedenti attacchi condotti contro il territorio saudita, in particolare quelli del 14 maggio contro le località di Afif e Dawadmi. Teheran ha negato tali accuse, minacciando “guerra totale” in caso di attacchi militari statunitensi o sauditi contro il territorio iraniano. In un’intervista rilasciata all’emittente statunitense “Cnn”, il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif è stato particolarmente esplicito sui rischi di un eventuale attacco di rappresaglia contro l’Iran. Rispondendo ad una domanda sulle eventuali reazioni iraniane ad un attacco da parte di Stati Uniti o Arabia Saudita sul territorio della Repubblica islamica: “Guerra totale. Sto per fare una dichiarazione particolarmente seria: noi non vogliamo la guerra, non vogliamo avere un confronto militare. Tuttavia reagiremo rapidamente per difendere il nostro territorio”. (Res)
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