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Imprese: Giappone, Softbank anticipa i piani per il 5G
 
 
Tokyo, 17 set 06:14 - (Agenzia Nova) - Il colosso giapponese delle telecomunicazioni SoftBank Corp intende completare la fase iniziale di costruzione della propria rete wireless di quinta generazione (5G) con due anni di anticipo rispetto ai suoi programmi iniziali, nel tentativo di ottenere un ulteriore vantaggio competitivo rispetto ai rivali. L’operatore di telefonia mobile, parte del Gruppo SoftBank di proprietà del miliardario Masayoshi Son, aveva pianificato l’installazione di 11.210 stazioni base a copertura di circa il 60 per cento del territorio giapponese, entro marzo 2025. L’azienda ha però aumentato lo stanziamento di personale e accelerato i lavori, con l’obiettivo di conseguire il medesimo risultato entro l’inizio del 2023, e di proseguire poi l’espansione della rete. SoftBank intende lanciare il servizio commerciale 5G a marzo 2020, utilizzando stazioni base assemblate dall’azienda svedese Ericsson e da quella finlandese Nokia.

Huawei Technologies Co, il colosso cinese dell’elettronica per le comunicazioni, è pronto a lavorare con le autorità dei paesi esteri dove opera, per placare i timori di sicurezza legati all’ipotetica collaborazione diretta tra quell’azienda alle attività di spionaggio dello Stato cinese. Lo ha ribadito ieri il vicepresidente senior di Huawei, John Suffolk, nel corso di una intervista all’agenzia di stampa “Kyodo”. Suffolk ha sottolineato che l’azienda non ha ricevuto alcuna richiesta di condivisione di informazioni riservate da parte di Pechino. “Siamo aperti alla conversazione sul modello giusto” per verificare la sicurezza dei prodotti di Huawei, ha detto il dirigente nel corso dell’intervista, concessa presso uno stabilimento dell’azienda cinese a Dongguan, in Cina. “E se il modello giusto è la fornitura del codice sorgente, allora troveremo il modo di farlo”. Suffolk ha dichiarato che Huawei ha già fornito codici sorgente dei propri prodotti a paesi come Regno Unito, Canada e Germania, ma ha anche aggiunto che paesi diversi hanno diverse modalità per valutare la sicurezza degli apparecchi elettronici commercializzati dall’azienda.

E’ entrato in vigore il mese scorso il divieto per le agenzie federali degli Stati Uniti di acquistare prodotti e servizi da Huawei, Zte e altre aziende tecnologiche cinesi. Il “Divieto di contracting per taluni servizi e apparecchi di telecomunicazioni e videosorveglianza” si applica ad agenzie federali come il dipartimento della Difesa, l’Amministrazione per i servizi generale e la Nasa, e riguarda i prodotti e i servizi di una serie di aziende cinesi ritenute un pericolo per la sicurezza nazionale.

Huawei ha ingaggiato tre avvocati esperti in sanzioni economiche alla sua rete di lobbisti a Washington in risposta alle crescenti pressioni provenienti dall’amministrazione del presidente Usa, Donald Trump. I tre avvocati dello studio legale Sidley Austin lavoreranno per conto di Huawei in aree quali “il controllo alle esportazioni, il commercio, le sanzioni economiche e altre questioni legate alla sicurezza nazionale”, secondo una richiesta di registrazione presentata alle autorità Usa. Sidley Austin è uno studio legale con sede a Chicago, specializzato in contenziosi transattivi. I tre legali, recentemente registratisi come lobbisti per Huawei, sono Robert Torresen, Thomas Green e Mark Hopson, specializzati in crimini finanziari e sanzioni economiche.

Il miliardario fondatore di Huawei Technologies, Ren Zhengfei, intende lanciare una riorganizzazione quinquennale del colosso cinese dell’elettronica per le comunicazioni, per dar vita a una “armata di ferro” in grado di resistere alla campagna di boicottaggio globale degli Stati Uniti e di affermarsi come leader mondiale del 5G. In una circolare interna visionata da “Bloomberg”, Ren avverte che il business dell’elettronica per il consumo di Huawei di trova di fronte a una “dolorosa lunga marcia” necessaria a sopravvivere alla minaccia esistenziale rappresentata dall’inserimento nella lista nera del dipartimento del Commercio Usa. La nota del fondatore di Huawei pare anticipare la rimozione di intere divisioni o organizzazioni aziendali ritenute non necessarie o ridondanti, anche se nel documento manca qualunque dettaglio in merito alla futura ristrutturazione. “Dobbiamo completare una rivoluzione in condizioni aspre e difficili, e ar vita a una invincibile armata di ferro che possa aiutarci a conseguire la vittoria”, recita la circolare datata 2 agosto. “Dobbiamo assolutamente completare questa riorganizzazione entro tre o cinque anni”.

Huawei ha visto accelerare la crescita del proprio fatturato a circa il 30 per cento nella prima metà del 2019, dopo che alcune divisioni cruciali dell’azienda sono riuscite a garantirsi le forniture necessarie alla produzione a dispetto delle restrizioni all’export di tecnologie Usa imposte dal governo degli Stati Uniti. Lo riferiscono fonti citate da “Bloomberg”, a circa due mesi di distanza dal “bando” dell’amministrazione del presidente Usa Donald Trump che ha isolato l’azienda da buona parte dei suoi fornitori statunitensi. (Git)
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