CINA-USA
 
Cina-Usa: delegazione cinese a Washington per 13mo round consultazioni economiche
 
 
Pechino, 17 set 07:45 - (Agenzia Nova) - Liao Min, vicedirettore dell'Ufficio della Commissione centrale per gli Affari finanziari ed economici e viceministro delle Finanze cinese, guiderà una delegazione negli Stati Uniti domani, mercoledì 18 settembre, su invito del governo Usa, per condurre consultazioni commerciali. Lo riferisce l'agenzia ufficiale di stampa cinese "Xinhua" secondo cui la visita aprirà la strada al 13mo round di consultazioni economiche e commerciali di alto livello fra Cina e Stati Uniti previste per ottobre a Washington. La nuova sessione di colloqui di alto livello è stata annunciata il 5 settembre scorso dal ministero del Commercio cinese, a margine di un colloquio telefonico del vicepremier cinese Liu He con il rappresentante del Commercio Usa, Robert Lighthizer, e con il segretario del Tesoro, Steven Mnuchin. Alla conversazione telefonica ha preso parte anche il governatore della banca centrale cinese, Yi Gang.

La Cina ha annunciato di aver presentato un ricorso all'Organizzazione mondiale del commercio (Omc) contro gli Stati Uniti a seguito dell'imposizione di tariffe aggiuntive del 15 per cento a carico di merci cinesi per un valore di 300 miliardi di dollari dal 1° settembre. Le tariffe imposte dagli Stati Uniti hanno violato gravemente il consenso raggiunto dai due capi di Stato a Osaka, accusa un comunicato del ministero del Commercio cinese, aggiungendo che la Cina è estremamente insoddisfatta e si oppone risolutamente alle tariffe. La Cina salvaguarderà fermamente i propri diritti e interessi legittimi e difenderà con fermezza il sistema commerciale multilaterale e l'ordine commerciale internazionale in linea con le regole dell'Omc, aggiunge la nota.

Il governo degli Stati Uniti ha imposto dal 1° settembre dazi del 15 per cento a carico di merci d'importazione cinese dal valore complessivo di 300 miliardi di dollari, in una nuova escalation del conflitto commerciale che oppone le due maggiori economie del Globo. Le nuove tariffe, che potrebbero essere ulteriormente aumentate il prossimo dicembre, colpiscono merci quali capi di vestiario, computer portatili e smartphone. Pechino ha già risposto attuando misure analoghe a carico delle merci Usa. Gli Stati Uniti avevano già imposto dazi su 250 miliardi di dollari di merci cinesi, circa la metà del totale dell'export cinese verso gli Usa nel 2018. L'amministrazione del presidente Donald Trump sta tentando di ridurre il cronico disavanzo della bilancia commerciale nei confronti della prima economia asiatica, e di contrastare i furti della proprietà intellettuale e delle tecnologie imputati da Washington alle aziende cinesi. L'amministrazione Trump aveva inizialmente annunciato tariffe del 10 per cento, ma ha deciso di portarle al 15 per cento, dopo l'annuncio da parte di Pechino di nuovi dazi a carico delle merci Usa, sempre a partire da ieri.

Nelle ultime settimane le ostilità tra Usa e Cina si sono estese al fronte valutario, dopo il sensibile deprezzamento dello yuan sotto la soglia psicologica di 7 yuan per dollaro. Washington ha reagito classificando la Cina un manipolatore della valuta, una decisione che secondo Pechino rischia di "danneggiare gravemente l'ordine finanziario internazionale e causare caos nei mercati finanziari". E' l'avvertimento giunto nei giorni scorsi dalla Banca popolare cinese, secondo cui la decisione di Washington preverrò anche la "ripresa dell'economia globale e del commercio". Pechino, aggiunge una nota della banca centrale, "non ha utilizzato e non ricorrerà al tasso di cambio come strumento per far fronte alle dispute commerciali". La nota sollecita il governo Usa a "tirare le redini prima del precipizio, maturare consapevolezza dei loro errori e abbandonare il sentiero sbagliato".

Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha designato la Cina come manipolatore di valuta, una mossa storica che nessuna amministrazione della Casa Bianca aveva esercitato dalla presidenza Clinton. "Il segretario Mnuchin, sotto l'egida del presidente Trump, ha stabilito oggi (ieri) che la Cina è un manipolatore di valuta", ha dichiarato il dipartimento del Tesoro tramite un comunicato. "Come risultato di questa decisione, il segretario Mnuchin si impegnerà con il Fondo monetario internazionale per eliminare l'ingiusto vantaggio competitivo creato dalle ultime azioni della Cina".

L'azione, la prima dai tempi del presidente Bill Clinton nel 1994, è stata intrapresa dopo che la Cina ha svalutato lo yuan sotto la "soglia psicologica" dei 7 dollari, per la prima volta dal 2008. Il deprezzamento della valuta cinese - che ha innescato un massiccio sell-off a Wall Street - ha intensificato ancora una volta la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, aumentando le possibilità di altre ritorsioni da Washington. Il deprezzamento potrebbe anche spingere la Federal Reserve (Fed), la Banca centrale statunitense, a prendere in considerazione ulteriori riduzioni dei tassi di interesse, a seguito della sua decisione di ridurre il tasso di riferimento dei prestiti di un quarto di punto percentuale. (Cip)
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