REPUBBLICA CECA
 
Repubblica Ceca: presidente Zeman riceve oggi candidato ministro Cultura Zaoralek
 
 
Praga, 26 ago 10:33 - (Agenzia Nova) - Il presidente ceco Milos Zeman riceverà oggi il candidato per il ministero della Cultura Lubomir Zaoralek al Castello di Lany. Il nuovo responsabile del dicastero dovrebbe assumere l'incarico già dalla giornata di domani, come riferiscono i media locali. Dopo l'ufficializzazione della sua nomina da parte del vicepremier e leader del Partito socialdemocratico ceco (Cssd), Jan Hamacek, anche il primo ministro, Andrej Babis, ha espresso parere positivo sul nome di Zaoralek. L'eventuale ingresso di quest'ultimo nell'esecutivo avrà ripercussioni in parlamento. Zaoralek presiede attualmente la commissione Esteri della Camera dei deputati di Praga.

Nel governo di Bohuslav Sobotka, tra il 2014 e il 2017, Zaoralek ha ricoperto l'incarico di ministro degli Esteri. Nel 2017 è andato alle elezioni parlamentari come leader nazionale della Cssd e potenziale candidato per il primo ministro. In passato Zaoralek era uno dei vicini collaboratori di Zeman ma si dice che sia stato anche tra quelli che nel 2003 non hanno sostenuto l'elezione di Zeman al presidente. Zaoralek ha criticato diverse volte l'attuale capo di Stato mentre ricopriva la carica di ministro Esteri nel governo di Sobotka.

Lunedì scorso si è tenuto un nuovo incontro fra il premier ceco Babis e il ministro dell'Interno Hamacek per affrontare la questione relativa alla nomina del nuovo responsabile del dicastero della Cultura. Il premier ceco ha escluso la possibilità che Michal Smarda venga scelto come nuovo ministro della Cultura. Il capo del governo non ritiene che Smarda possa essere un candidato all’altezza del ruolo, ponendosi probabilmente in contrasto con il resto dell’esecutivo. Babis ha poi aggiunto che la questione relativa alla nomina del nuovo responsabile del dicastero della Cultura della Repubblica Ceca dovrebbe auspicabilmente venire risolta nella prossima settimana, dopo un confronto fra i due partner di coalizione, il movimento Ano e il Partito socialdemocratico ceco (Cssd). Il ministro dell’Interno e leader del Cssd Hamacek si è detto invece “stupito” dal cambiamento di posizione di Babis circa la figura di Smarda, ribadendo al contempo la volontà di proseguire il dibattito sulla nomina del nuovo ministro senza cedere alle pressioni del presidente Milos Zeman.

Nei giorni scorsi il capo dello Stato ha infatti fatto sapere di non avere intenzione di nominare Smarda alla guida del dicastero della Cultura. Il vicepresidente del Partito socialdemocratico ceco (Cssd), Roman Onderka, si è detto convinto che il partito debba insistere sul nome di Michal Smarda come prossimo ministro della Cultura sebbene Zeman, abbia esplicitato la sua opposizione al nome di quest'ultimo. Non solo, ma qualora il premier non sollevasse un conflitto di attribuzioni con il presidente, ad avviso di Onderka i ministri del Cssd dovrebbero rassegnare le dimissioni in blocco dal governo. Il leader del Cssd e vicepremier, Jan Hamacek, conferma l'intenzione del partito di non proporre altre candidature. Hamacek non ne vede il motivo, giacché la costituzione ceca non consente al presidente della Repubblica di valutare le nomine propostegli.

Il premier Babis ha dichiarato di prendere atto della opposizione del presidente Zeman alla candidatura di Smarda al ministero della Cultura. Il capo del governo aggiunge che incontrerà il vicepremier, Jan Hamacek, dopo le vacanze per discutere la prossima mossa. "La mia fiducia nel progetto di coalizione è scossa. Tuttavia la situazione deve essere risolta dal premier e dal presidente del Partito socialdemocratico (Cssd)", ha commentato lo stesso Smarda. A fine luglio si è giunti ad una svolta nella crisi di governo emersa negli ultimi due mesi in Repubblica Ceca e legata alla figura di Antonin Stanek, responsabile del dicastero della Cultura. Si è infatti conclusa l’esperienza del ministro, che aveva da tempo presentato le proprie dimissioni, trovando però una ferma opposizione da parte del presidente ceco Milos Zeman. Tale dinamica ha comportato forti tensioni all’interno della maggioranza di governo formata dal movimento Ano e dal Partito socialdemocratico ceco (Cssd), che insiste sulla sostituzione di Stanek con Michal Smarda, un’ipotesi respinta finora dal capo dello Stato. Nonostante diverse riunioni tenutesi all’interno della coalizione governativa e con il presidente Zeman, la situazione era entrata in una fase di stallo e sembrava poter condurre ad una fine anticipata dell’esperienza dell’esecutivo.

Questo scenario non è ancora scongiurato, dal momento che l’avvicendamento fra Stanek e Smarda, giudicato indispensabile dal Cssd, dovrebbe avvenire solo per la fine di agosto. L’attuale ministro verrà invece sostituito ad interim dal suo vice, René Schreier, come annunciato oggi nel corso di una conferenza stampa congiunta tenuta da Stanek e il premier Andrej Babis. Il presidente ha deciso di non procedere con la nomina del nuovo ministro prima di un mese, senza specificare quale potrà essere la persona che riceverà effettivamente l’incarico. Il quadro complessivo assume dunque dei contorni poco chiari, cosa non inusuale quando si parla dei comportamenti di Zeman. Diversi esperti di diritto costituzionale in Repubblica Ceca hanno sottolineato come la mancata nomina di un ministro quando un altro si dimette o viene revocato sia in contrasto con la legge fondamentale del paese.

Per quanto già in passato ci siano già stati viceministri che hanno assunto il controllo di determinati dicasteri e dipartimenti in attesa di una nomina formale, tale prassi resta comunque estranea al dettato costituzionale, come rilevato dall’esperto Jan Kysela. Una possibile spiegazione della vicenda risiede nel costante contrasto fra Zeman e il Partito socialdemocratico ceco, da lui guidato per quasi un decennio, dal 1993 al 2001. Nella passata legislatura il presidente aveva più volte manifestato i propri contrasti con la leadership del Cssd, rappresentata in particolare dall’allora premier Bohuslav Sobotka, e negli ultimi anni questa posizione è stata esacerbata dal mancato sostegno dei socialdemocratici alla rielezione di Zeman alla carica di capo dello Stato. Paradossalmente lo stesso Stanek, “difeso” dal presidente, è un membro del Cssd.

Il ministro della Cultura era stato criticato in maniera diffusa per la rimozione, giudicata da molti come “immotivata”, dei direttori della Galleria nazionale di Praga e del Museo d'arte di Olomouc, oltre che per una presunta impreparazione nella gestione del dicastero. Di fronte alle pressioni provenienti dalla società civile, il leader socialdemocratico e ministro dell’Interno ceco Jan Hamacek aveva convinto Stanek a rassegnare le dimissioni dall’incarico, ma tale scelta era stata bloccata da Zeman già a fine maggio. Il capo dello Stato ha in questi mesi sostenuto le ragioni di Stanek, giudicandolo un ministro capace, vittima di macchinazioni politiche. Da qui la situazione di stallo venutasi a creare, esacerbata dalla lunga attesa che il presidente ha imposto alle parti coinvolte, a sua volta motivo di critiche da parte della stessa Corte costituzionale di Praga.

Il Cssd è arrivato a minacciare la fine dell’esperienza di governo della coalizione con Ano (e il sostegno esterno del Partito comunista di Boemia e Moravia -Kscm) in caso di mancata sostituzione di Stanek con Smarda. Per quanto tale scenario sia giudicato da alcuni poco credibile, vista l’attuale debolezza elettorale dei socialdemocratici e il rischio tangibile di uscire da elezioni anticipate con ancora meno seggi di quelli attualmente a disposizione, il premier Babis non sembra volersi correre rischi. Il leader di Ano vive infatti un momento particolare: nonostante la situazione economica improntata ad una sostanziale stabilità, il capo del governo è oggetto di forti critiche sul fronte interno, testimoniate dalle “storiche” proteste di piazza tenutesi a giugno nella capitale e in altre fra le maggiori città della Repubblica Ceca. A questo va ad aggiungersi il rapporto presentato sempre negli ultimi tempi dalla Commissione europea alle istituzioni di Praga, legato al presunto conflitto di interessi che coinvolgerebbe Babis e la società Agrofert.

Una crisi di governo scaturita dalla gestione di un dicastero di minore importanza, quale quello della Cultura, renderebbe ancora più incerta l’esperienza dell’imprenditore alla guida del paese. Ovviamente il problema si lega agli equilibri nella coalizione, con il Cssd che non intende cedere il controllo dei dicasteri assegnatigli nella ripartizione delle poltrone e pretende di esercitare un determinato peso nelle scelte dell’esecutivo; come si evince anche dalle dichiarazioni odierne di Hamacek. In merito al documento di bilancio presentato di recente, il leader socialdemocratico ha sottolineato come i ministeri guidati dal suo partito riceverebbero finanziamenti insufficienti, una situazione giudicata inaccettabile e foriera di nuove discussioni interne al governo ceco. Babis sembra essere un politico pragmatico, ma la sua azione rischia di scontrarsi con la “rudezza” istituzionale di Zeman, poco incline alla diplomazia e non nuovo a prese di posizione foriere di instabilità. (Vap)
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