HONG KONG
 
Hong Kong: decine di arresti dopo le proteste violente di domenica
 
 
Hong Kong, 26 ago 07:42 - (Agenzia Nova) - Le autorità di Hong Kong hanno arrestato decine di persone dopo le manifestazioni anti-governative dello scorso fine settimana, culminate in scontri violenti tra manifestanti e forze dell’ordine. La Polizia ha riferito di aver arrestato in tutto 29 uomini e sette donne, incluso un 12enne, per diverse tipologie di reato, dall’assembramento non autorizzato al possesso di armi offensive, sino all’aggressione a pubblico ufficiale. Durante i violenti scontri di ieri le forze dell’ordine sono ricorse ai cannoni ad acqua per la prima volta nella storia post-bellica della ex colonia britannica. Sei agenti di Polizia hanno estratto le loro armi da fuoco, e uno ha esploso colpi di avvertimento. L’amministrazione di Hong Kong ha diffuso una nota stamattina, esprimendo una “ferma condanna” delle proteste e avvertendo che “l’aumento degli atti illegali e violenti da parte dei manifestanti illegali non è solamente oltraggioso, ma ha anche spinto Hong Kong sull’orlo di una situazione molto pericolosa”.

La Polizia di Hong Kong è ricorsa a cannoni ad acqua e gas lacrimogeni ed ha esploso colpi di avvertimento con armi da fuoco ieri, nella seconda giornata consecutiva di scontri violenti al culmine di oltre due mesi di proteste anti-governative che si susseguono ogni fine settimana nella ex colonia britannica. I manifestanti, molti vestiti di nero e a volto coperto, hanno lanciato contro le forze dell’ordine alcune molotov. L’utilizzo dei cannoni ad acqua è una novità dall’inizio delle proteste. L’operatore ferroviario di Hong Kong ha sospeso alcuni servizi per tentare di ostacolare l’assembramento dei manifestanti, che chiedono il recupero e l’espansione dei margini di democrazia nella città. Le proteste dello scorso fine settimana si sono concentrate attorno al vasto porto merci di Kwai Chung, da dove i manifestanti hanno marciato verso la vicina Tsuen Wan. L’ala violenta dei manifestanti ha divelto la pavimentazione per scagliare sassi sugli agenti di polizia, ed hanno cosparso le strade di detergente per ostacolare l’avanzata degli agenti appiedati. La maggior parte dei manifestanti ha sfilato invece pacificamente. Gli scontri di ieri segnano il ritorno della violenza sulle strade dopo giorni di manifestazioni più pacifiche.

Google ha annunciato la scorsa settimana che il suo servizio di streaming video su YouTube ha disattivato 210 canali, apparentemente impegnati in una campagna di influenza coordinata relativa alle proteste anti-governative di Hong Kong. L’annuncio di Google segue quelli simili da parte dei social netork Facebook e Twitter, che lunedì scorso hanno riferito di aver bloccato campagne d’influenza provenienti dalla Cina sui loro social network. Shane Huntley, uno dei responsabili della sicurezza di Google, ha scritto che “la scoperta è coerente con le recenti osservazioni e azioni relative alla Cina da parte di Facebook e Twitter”. Twitter, Facebook e YouTube non sono liberamente accessibili dalla Cina continentale, ma lo sono ad Hong Kong. Nelle scorse settimane Twitter, Facebook e YouTube sono state contestate per aver fatto circolare sulle loro piattaforme contenuti a pagamento critici delle proteste di Hong Kong da parte dei media di Stato cinesi.

I media di Stato cinesi hanno duramente criticato Facebook e Twitter per aver cancellato o sospeso centinaia di account cinesi accusati di manipolare l’informazione in merito alla proteste in corso ad Hong Kong. Il quotidiano ufficiale del Partito comunista cinese, “Global Times”, e il quotidiano di Stato “China Daily” hanno definito le azioni delle due società statunitensi “una plateale dimostrazione di doppiezza in azione: sostenere una cosa, e praticare il contrario”. Secondo i quotidiani cinesi, i social network hanno “soppresso la voce degli utenti del web cinesi, ma non potranno sopprimere la determinazione delle persone a rivelare la verità”. Twitter e Facebook sostengono che gli account sospesi o rimossi facessero riferimento al governo cinese, e fossero destinati a diffondere disinformazione in merito alla natura delle proteste pro-democrazia e antigovernative in corso da mesi nella ex colonia britannica. Secondo il “Global Times”, però, le società non hanno fornito alcuna “prova credibile” delle loro accuse a Pechino.

Twitter ha annunciato lunedì di aver sospeso una serie di account falsi presumibilmente realizzati in Cina per diffondere disinformazione e screditare le proteste di Hong Kong. Il social media ha presentato una lista di 936 account coinvolti nella campagna di disinformazione, oltre ai contenuti dei loro tweet, che secondo Twitter puntano a “seminare la discordia politica ad Hong Kong” in maniera “specifica e deliberata”. La società afferma di disporre di “prove affidabili a sostegno dell’accusa che ci troviamo di fronte a una operazione coordinata e sostenuta dallo Stato” cinese, dal momento che l’entità dell’operazione è “la più grande nel suo genere in quest’industria”. Dal momento che Twitter è bloccato nella Cina continentale, molti degli account “sospetti” vi accedono tramite servizi vpn. Sempre ieri, Facebook ha annunciato di aver rimosso cinque account originari della Cina implicati in “condotte coordinate e non autentiche” a discredito delle proteste di Hong Kong.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito la Cina che il ricorso alla forza per sopprimere le proteste ad Hong Kong, come avvenuto nel 1989 in risposta al movimento pro-democratico, con la sanguinosa repressione a Piazza Tiananmen, avrebbe effetti deleteri sui già difficili negoziati commerciali in atto tra le due maggiori potenze globali. “Penso sarebbe molto difficile cercare un accordo se ricorressero alla violenza. Quel che voglio dire è che se ci fosse un’altra Piazza Tiananmen (…) la situazione diverrebbe molto difficile”, ha detto Trump durante una visita nel New Jersey. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha replicato ribadendo che “quanto accade ad Hong Kong riguarda esclusivamente gli affari interni cinesi”.

Centinaia di migliaia di persone hanno preso parte domenica a una nuova marcia di protesta parte di una settimana di mobilitazione contro un controverso disegno di legge sulle estradizioni e contro gli eccessi nella risposta delle forze dell’ordine ai disordini che paralizzano l’ex colonia britannica da quasi tre mesi. I manifestanti hanno sfilato scandendo slogan quali “Hong Kong Libera! Democrazia adesso!”, e “Ritirate il disegno di legge! Investigate la brutalità della Polizia!”. Jimmy Sham, del Fronte per i diritti civili e umani – il gruppo che ha organizzato la marcia e il raduno di ieri nei pressi di Victoria Park – ha accusato il capo esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, di aver ignorato le richieste dei manifestanti. “Deve rispondere alle istanze della protesta pacifica, razionale e non violenta”, ha dichiarato l’attivista. “Abbiamo assistito ad abbastanza umiliazioni della gente di Hong Kong da parte della Polizia. E’ necessaria supervisione per limitare la violenza della Polizia”. Oltre al ritiro formale del disegno di legge sulle estradizioni, i manifestanti chiedono una indagine indipendente sui presunti episodi di brutalità delle forze dell’ordine, la liberazione degli attivisti arrestati nelle scorse settimane e riforme politiche pro-democrazia.

I media di Stato cinesi hanno escluso che le violente proteste anti-governative in corso da oltre 10 settimane ad Hong Kong possano culminare in una repressione violenta da parte di Pechino. “Non ci sarà una ripetizione” delle violenze di piazza Tienanmen”, ha scritto il quotidiano “Global Times”, in una rara citazione dell’incidente la cui memoria è stata quasi rimossa nella Cina continentale. Secondo il quotidiano del Partito comunista cinese, Pechino dispone oggi di metodi più sofisticati di quelli impiegati 30 anni fa per schiacciare le proteste a Pechino. “L’incidente a Hong Kong non sarà una riedizione dell’incidente politico del 4 giugno 1989”, ha scritto in un editoriale il quotidiano, riferendosi alla sanguinosa repressione di Piazza Tienanmen. “La Cina è oggi molto più forte e matura, e la sua capacità di gestire situazioni complesse è enormemente aumentata”.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato la scorsa settimana che il governo cinese sta muovendo truppe al confine di Hong Kong, teatro di proteste anti-governative che si protraggono da oltre 10 settimane. “La nostra intelligence ci ha informato che il governo cinese sta muovendo truppe al confine con Hong Kong”, ha scritto l’inquilino della Casa Bianca su Twitter, senza fornire ulteriori dettagli. “Invito tutti a mantenere la calma e stare al sicuro”. Proprio ieri la Polizia di Hong Kong è tornata a scontrarsi coi manifestanti presso l’aeroporto internazionale della città, anche se nelle prime ore di oggi presso lo scalo è tornata la calma. Trump ha definito quella in atto ad Hong Kong “una situazione molto difficile e delicata”. “Spero che le cose funzionino per la libertà, e per tutti quanti, inclusa la Cina”, ha dichiarato il presidente Usa, che è stato contestato dai Democratici per le sue dichiarazioni a loro dire inadeguate alla gravità della situazione nella ex colonia britannica. (Cip)
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