EGITTO
 
Egitto: stretta del governo su Ong e mezzi d'informazione in un momento "d'emergenza" per il paese
 
 
Roma, 31 mag 2017 17:15 - (Agenzia Nova) - Le autorità del Cairo hanno deciso di rafforzare la stretta sui mezzi d’informazione e gli attivisti di organizzazioni non governative considerate “illegali”, a un mese e mezzo dall’entrata in vigore dello stato d’emergenza sul territorio nazionale dell’Egitto e dopo gli ultimi attentati di matrice jihadista contro la comunità copta del paese. Il presidente in carica, il generale Abdel Fatah al Sisi, ha ratificato lunedì 29 maggio una norma che impone vincoli nuovi e ancor più stringenti alle attività delle associazioni per i diritti civili operanti nel paese. Le nuove norme, scrive oggi il quotidiano Usa “Washington Post” in un editoriale piuttosto critico, "rendono essenzialmente illegale per gli egiziani istituire associazioni indipendenti senza il permesso del governo, e danno all'intelligence e ai servizi di sicurezza l'autorità di controllare la provenienza dei fondi esteri che le finanziano”.

Lo scorso 25 maggio il governo del Cairo ha annunciato invece la chiusura di siti web e mezzi d’informazione accusati di aver pubblicato contenuti inneggianti al terrorismo e all'estremismo. I siti interessati dal provvedimento includono "al Jazeera Net", "Sharq Channel", "Misr al Arabia" "al Shaab" "Arabi 21", Rasd", "Hamas Online" e "Mada Masr", il cui reporter investigativo Hossam Bahgat ha ricevuto il premio Anna Politkovskaya nel 2016 dalla rivista italiana "Internazionale". Molti di questi siti sono riconducibili ai Fratelli musulmani (considerati un’organizzazione terroristica dal governo egiziano) o a reti che li sostengono. La ratifica della legge sulle Ong è arrivata pochi giorni dopo.

Secondo la “Washington Post”, la stretta sulle Ong è legata all'esito della visita del presidente Usa Donald Trump nella regione mediorientale. Il rifiuto di Trump di "dare lezioni" ai paesi arabi in materia di diritti umani, durante la sua visita a Riad, è secondo il quotidiano la causa diretta dietro alla decisione del governo egiziano di "chiudere 20 siti d'informazione e arrestare decine di attivisti politici", incluso Khaled Ali, legale attivista dei diritti umani che aveva ventilato una sua candidatura alle elezioni presidenziali egiziane del prossimo anno in opposizione al presidente al Sisi. La norma era già stata duramente criticata lo scorso novembre, dopo la sua approvazione da parte del parlamento del Cairo, perché palesemente in contrasto con i dettami della Costituzione e con le convenzioni internazionali sottoscritte dal paese. Le critiche mosse allora al presidente egiziano da senatori Usa come John McCain e Lindsey Graham, repubblicani noti per la loro opposizione a Trump, avevano apparentemente bloccato la ratifica delle norme, che però - sottolinea la "Washington Post" - sono state firmate da al Sisi pochi giorni dopo la visita di Trump in Arabia Saudita.

Secondo Sherif el Sebaie, esperto di diplomazia culturale consultato da "Agenzia Nova", sia la ratifica della legge sulle Ong che la chiusura dei siti web vanno lette nel contesto della difficile situazione interna egiziana. “La legge ratificata dal presidente al Sisi è la prosecuzione di una strada già seguita dal governo egiziano dai tempi di Hosni Mubarak (il deposto capo dello Stato) – spiega el Sebaie – e in un certo senso dal Consiglio supremo delle forze armate dopo la sua deposizione. La stessa cosa è successa anche dopo la deposizione del presidente Mohammed Morsi (esponente dei Fratelli musulmani). E’ una delle misure che hanno sempre caratterizzato la politica interna egiziana, ossia quella del controllo e della supervisione delle attività delle Ong, soprattutto quelle che ricevono dei finanziamenti dall'estero”. Secondo el Sebaie, “alla luce della situazione attuale nel paese e del contesto internazionale è ovvio che ci sia stato un inasprimento di questo strumento legislativo. Soffiare sul conflitto sociale e aizzare l’opinione pubblica facendola scendere in piazza – continua l’esperto – espone l’Egitto a dei grossi rischi”.

L'esperto sottolinea come anche la decisione di chiudere i siti web sia “coerente” con un approccio che vuole evitare la diffusione di canali “che gettano benzina sul fuoco e possano portare ad una situazione d’instabilità”. Per el Sebaie, è ovvio che questi provvedimenti abbiano delle ripercussioni sull’immagine internazionale dell’Egitto, ma "bisogna ricordare che l'immagine dell'Egitto è già stata danneggiata, dal caso del ricercatore Giulio Regeni e dalla stessa deposizione di Morsi”, ma “è chiaro che l'immagine internazionale di un paese spesso e volentieri non tiene in considerazione anche qual è la situazione interna e le difficoltà che sta attraversando. Di certo non è l’ideale per un clima democratico o per cercare di superare i problemi sociali che presenta l’Egitto: è ovvio che ci vorrebbe un maggiore spazio di espressione; però dall'altra parte bisogna anche tenere in considerazione che questo è un momento molto particolare”.

Lo scorso 11 aprile la Camera dei rappresentanti dell'Egitto ha approvato all'unanimità lo stato di emergenza dichiarato dal presidente al Sisi dopo gli attacchi terroristici della Domenica delle Palme contro luoghi di culto cristiani a Tanta e Alessandria. Nella stessa sessione, i parlamentari hanno votato un emendamento per estendere la detenzione preventiva a oltre un mese. Lo stato di emergenza durerà 90 giorni e riguarda anche Facebook, Twitter e Youtube. La misura consentirà alla polizia egiziana di “prendere tutte le misure necessarie per combattere il terrorismo e prosciugarne le risorse finanziarie, mantenere la sicurezza a livello nazionale, proteggere la proprietà pubblica e privata, salvare vite umane”, riferisce il quotidiano filo-statale “Al Ahram”, citando un comunicato del governo

Nel frattempo, anche il Servizio europeo di azione esterna ha espresso riserve in merito alla nuova legge sulle Ong ratificata da al Sisi. La nuova legge è destinata a "restringere lo spazio di dibattito e discussione nel paese", si legge nella nota. La normativa, continua il comunicato, "rischia di rendere più difficile la partecipazione della società civile allo sviluppo politico, economico e sociale del paese. Alcuni provvedimenti, come quello relativo al processo di registrazione delle Ong, potrebbero anche incidere direttamente sull'assistenza europea all'Egitto in materia di cooperazione. Infatti, gran parte della nostra cooperazione si basa su organizzazioni non governative come partner importanti nell'attuazione" dei progetti.

"Una società civile fiorente, in grado di lavorare in buone condizioni, è importante per lo sviluppo democratico ed economico e per aiutare a costruire la stabilità politica - continua la nota -. Ci aspettiamo quindi che il governo adotti e rispetti pienamente tutte le garanzie stabilite nella Costituzione e nel diritto internazionale e le norme in materia di libertà di espressione e di associazione e che le autorità egiziane applichino la nuova legge in modo da non intimidire, limitare o criminalizzare organizzazioni pacifiche della società civile per i diritti umani e i loro membri". Nel comunicato si sottolinea infine come l'Egitto sia "un partner importante per l'Ue" e conclude "siamo impegnati a rafforzare la nostra cooperazione bilaterale e perseguire un dialogo costruttivo in tutti i settori della nostra cooperazione".

Composta da 89 articoli e 9 capitoli, la legge sulle Ong impone a tutte le organizzazioni non governative attive nel paese di conformarsi entro un anno alla nuova normativa, pena lo scioglimento. Inoltre, impone restrizioni alle attività delle organizzazioni, bloccando l'accesso alle istituzioni internazionali senza una pre-autorizzazione da parte dello stato. La nuova legge non permetterà alle Ong egiziane di svolgere sondaggi senza la previa (e speciale) autorizzazione concessa dallo Stato. E per la successiva pubblicazione dei risultati del sondaggio stesso, servirà anche in questo caso il nulla osta delle autorità. Per quanto concerne le Ong straniere, dovranno versare nelle casse dello Stato egiziano una somma pari a circa 19mila euro per poter operare sul territorio.

Il testo della riforma prevede anche la creazione di un organismo di rappresentanza dei servizi di sicurezza dello Stato (Amn Al-Dawla), dell’intelligence e dell’esercito, per regolamentare tutte le questioni inerenti ai finanziamenti esteri delle Ong. Tali elementi erano tuttavia già presenti nella precedente normativa. Questo organismo sarà al contempo incaricato di gestire le attività delle organizzazioni estere che sono già presenti sul territorio o che intendono, in futuro, diventare operative in Egitto. La nuova legge prevede pene variabili fino a un massimo di cinque anni di prigione e multe che arrivano a toccare fino a 600mila euro per i trasgressori. Alle Ong locali e internazionali è vietata ogni forma di “attività politica” e di compiere qualsiasi gesto che possa attentare “alla sicurezza nazionale o all’ordine pubblico, alla morale o alla sanità pubblica”.

Intanto il governo si appresta a stringere i controlli anche sulla stampa. L'Autorità egiziana per il giornalismo, nuovo organismo nato dalla controversa legga sui media, dovrebbe annunciare presto nuovi cambiamenti nella gestione dei giornali statali “Al Ahram”, “Al Akbar” e “Al Gumhuria”. L’attuale capo del Sindacato della stampa, Abdel Mohsen Salama, considerato fedele all'attuale governo, dovrebbe essere nominato presidente del Consiglio di amministrazione di “Al Ahram”. Alla fine di dicembre, il presidente egiziano al Sisi ha ratificato una legge che gli consente di nominare i vertici di due nuovi organismi: l'Autorità nazionale per il giornalismo e l'Autorità nazionale per i media, a loro volta incaricate di definire la linea editoriale e di monitorare le prestazioni dei quotidiani locali.

Nel frattempo l'esecutivo del Cairo sta cercando di mitigare l'impatto dell'inflazione, schizzata alle stelle dopo la liberalizzazione del tasso di cambio. E' in quest'ottica che va letto l'aumento del 7 per cento degli stipendi dei dipendenti statali. La manovra costerà allo Stato circa 414 milioni di dollari. La notizia giunge a pochi giorni dall’approvazione dell’esecutivo di un pacchetto di solidarietà sociale di 2,4 miliardi di euro. Il piano di solidarietà sociale prevede bonus agli impiegati statali, aumento delle pensioni e sussidi in contanti destinati ai cittadini con medio e basso reddito. L’iniziativa del governo entrerà in vigore con l’avvento del nuovo anno fiscale, il primo luglio prossimo. In un primo momento l’aumento del 7 per cento era stato concepito come un bonus, mentre successivamente è stato convertito in un aumento del salario di base. Le pensioni, che toccano circa 9,5 milioni di egiziani, saranno incrementate del 15 per cento. L’aumento delle pensioni sociali destinate a 3,6 milioni di famiglie indigenti, invece, è pari a circa 5,5 dollari.

La misura del governo intende alleviare il risentimento della popolazione dovuto all’aumento dei prezzi dei beni in conseguenze delle riforme monetarie adottate dall’esecutivo. Lo scorso 3 novembre 2016, infatti, il governo ha reso flessibile il tasso di cambio della sterlina egiziana per incrementare le riserve di valuta estera ed attrarre maggiori investimenti stranieri. La politica monetaria egiziana è stata influenzata, inoltre, dalle richieste fatte dal Fondo monetario internazionale che ha chiesto una serie di prerequisiti affinché fosse concesso un prestito di 12 miliardi di dollari. Nelle settimane scorse, il presidente egiziano al Sisi ha dichiarato che le riforme “sono inevitabili per rilanciare l’economia, anche se sono stato avvisato che tale politica avrebbe potuto influenzare la mia popolarità” in vista delle elezioni presenziali del 2018. (Res)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..