SERBIA
 
Serbia: Banca mondiale, potenziale crescita al 5 per cento con attuazione riforme
 
 
Belgrado, 04 feb 2018 10:30 - (Agenzia Nova) - La Serbia potrebbe raggiungere una crescita del Prodotto interno lordo (Pil) fino al 4 o al 5 per cento se nei prossimi 12-18 mesi venissero attuate le riforme necessarie per il paese. E’ questa l’opinione del capo dell’ufficio della Banca mondiale a Belgrado, Stephen Ndegwa. “Se verranno realizzate delle forti riforme nei prossimi 12-18 mesi, la Serbia potrebbe iniziare a vedere una crescita economica del 4 o del 5 per cento nel giro di due anni”, ha detto Ndegwa in un’intervista alla stampa estera. Il capo dell’ufficio serbo della Banca mondiale non ha dubbi sul potenziale del paese, che potrebbe “raddoppiare la propria economia” nei prossimi 15 anni se riuscisse a mantenere un ritmo di crescita del 4-5 per cento l’anno.

Fra i problemi maggiori da sempre indicati dalla Banca mondale per l’economia serba vi sarebbero le circa 600 aziende statali o a partecipazione statale che continuano a ottenere sovvenzioni dal governo per la loro sopravvivenza. Secondo Ndegwa, la spesa complessiva per tali sostegni è pari al 3 per cento del Prodotto interno lordo nazionale. Fra le riforme necessarie, infine, secondo il capo della sede serba della Banca mondiale vi sono quella dell’amministrazione fiscale e quelle per una “maggiore prevedibilità” dell’ambiente in cui le imprese devono operare. Nelle proiezioni pubblicate lo scorso autunno, la Banca mondiale ha previsto per il 2018 una crescita del 3 per cento, mentre nel 2019 il Pil dovrebbe aumentare del 3,5 per cento.

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) e lo stesso governo di Belgrado hanno invece già previsto per quest’anno un Pil al +3,5 per cento. Su questo tasso di crescita è stato stilato il piano per il bilancio statale del 2018, come aveva confermato nei mesi scorsi il ministro delle Finanze, Dusan Vujovic. Alla fine del 2017, in concomitanza con la presentazione della nuova legge di bilancio, Vujovic aveva dichiarato che erano stati “ampiamente raggiunti” i principali obiettivi macrofinanziari posti dal governo. Secondo quanto riportava allora il quotidiano “Politika”, il ministro aveva menzionato la crescita e il contenimento del disavanzo pubblico fra i principali obiettivi conseguiti. Sempre secondo quanto dichiarato allora dal ministro, presentando il Programma di riforme economiche 2018-2020, un altro obiettivo della Serbia per il futuro è quello di contenere il proprio debito pubblico fino a raggiungere entro il 2020 una cifra all’interno dei parametri di Maastricht.

“L’obiettivo del programma – aveva detto Vujovic – è quello di tutelare la stabilità finanziaria, intensificare le riforme strutturali e diminuire il debito pubblico”. Le previsioni, aveva aggiunto il ministro, vedono una stabilizzazione del disavanzo attorno allo 0,5 per cento del Prodotto interno lordo (Pil), mentre il debito pubblico arriverà al 56,3 per cento. Secondo la legge di bilancio approvata per il 2018, le entrate previste nel budget statale quest’anno saranno pari a 1.178 miliardi di dinari (circa 9,9 miliardi di euro) e le uscite pari a 1.207 miliardi di dinari (circa 10,14 miliardi di euro). Il disavanzo programmato è pari allo 0,6 per cento del Prodotto interno lordo (Pil), mentre quest’ultimo crescerà nel 2018 del 3,5 per cento, secondo le previsioni rese note dal ministro Vujovic. Le spese in conto capitale del bilancio statale della Serbia saranno nel 2018 pari al 2,7 per cento del Prodotto interno lordo (Pil), aveva allora aggiunto il ministro.

La cifra sarà pari a 128,3 miliardi di dinari (circa 1,078 miliardi di euro), e gli investimenti per cui sarà stanziata la maggior somma di denaro, aveva detto ancora Vujovic, saranno nel settore delle infrastrutture, con una spesa prevista di 54 miliardi di dinari (circa 453,78 milioni di euro). Nei mesi scorsi la premier serba, Ana Brnabic, aveva motivato la contenuta crescita nel 2017 a causa delle condizioni atmosferiche registrate che avevano inciso su settori chiave come l’agricoltura. “L’aumento nelle esportazioni, nell’industria dei semilavorati, l’aumento del salario minimo, tutti questi sono invece degli indicatori positivi”, aveva osservato la premier. Le riforme messe in atto dal governo serbo sono state finora valutate positivamente dal Fondo monetario internazionale (Fmi), che ha compiuto delle missioni regolari a Belgrado nell’ambito dell’accordo stand-by stretto fra l’istituzione internazionale e le autorità locali.

Il comitato esecutivo del Fondo ha approvato il 23 febbraio 2015 un accordo stand-by con la Serbia di durata triennale, che si avvicina dunque alla scadenza naturale e che ha visto un valore un valore di 935,4 milioni di dinari (1,2 miliardi di euro). Secondo quanto precisato allora da una nota Fmi, il governo serbo ha concordato di utilizzare i fondi a disposizione solo in via precauzionale. Il programma si è fondato su tre pilastri principali, ovvero la ristrutturazione delle finanze pubbliche, la stabilizzazione del sistema finanziario e l’adozione di riforme strutturali onnicomprensive. L’accordo raccomandava inoltre che le spese del budget dello stato non superassero il 3 per cento del Prodotto interno lordo (Pil), mentre il deficit di bilancio avrebbe dovuto vedere una diminuzione entro la scadenza dell’accordo pari al 4,25 per cento del Pil. (Seb)
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