SIRIA
 
Siria: Kerry-Lavrov, curdi rimangano parte del paese
 
 
Ginevra, 27 ago 2016 11:13 - (Agenzia Nova) - I curdi devono rimanere parte di una Siria unita e saranno una variabile importante nella soluzione della crisi siriana. E' quanto dichiarato ieri dal ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov e dall'omologo Usa, John Kerry, al termine del loro incontro di ieri a Ginevra. "I curdi devono rimanere parte dello Stato siriano e parte della soluzione del problema - ha detto Lavrov - e non devono essere un fattore che possa essere usato per dividere la Siria". Kerry gli ha fatto eco dicendo che gli Stati Uniti vogliono "una SIria unita. Non sosteniamo un'iniziativa curda indipendente". Kerry ha aggiunto che gli Usa stanno collaborando con una componente delle forze curde "su base limitata e in stretta cooperazione" con la Turchia, in riferimento alla campagna militare per la liberazione della città di Manbij, nel nord-est della provincia di Aleppo.

Kerry e Lavrov si sono riuniti ieri a Ginevra dove hanno discusso di un nuovo cessate il fuoco per la Siria e hanno concordato su diversi punti, senza però giungere ad un accordo definitivo. "Oggi posso dire che abbiamo fatto chiarezza sul cammino da seguire", ha detto Kerry. Le due priorità, ha spiegato, sono ora quella di ridurre l'influenza del Fronte Fatah al Sham, già noto come Fronte al Nusra prima della disaffiliazione da al Qaeda, e rispondere alle violazioni della tregua da parte di Damasco. "Siamo vicini - ha detto ancora Kerry -. Ma non vogliamo arivare ad un accordo finché non sia in grado di soddisfare pienamente le necessità del popolo siriano".

Lavrov, da parte sua, ha elogiato gli "importanti passi avanti" fatti durante l'incontro di ieri verso la cessazione delle ostilità in Siria e ha espresso soddisfazione per il miglioramento dei rapporti con gli Stati Uniti. "Stiamo continuando nei nostri sforzi per ridurre le divergenze - ha dichiarato Lavrov -. La fiducia reciproca sta crescendo sempre di più ad ogni incontro". L'inviato speciale dell'Onu per la SIria, Staffan De Mistura, si è unito ieri ai due ministri per discutere dei negoziati per una soluzione politica del conflitto. In precedenza, De Mistura aveva detto di essere fiducioso nel ritorno di tutte le parti al tavolo delle trattative entro la fine di agosto. Intanto nei prossimi giorni i rappresentanti di Russia e Stati Uniti proseguiranno i loro incontri a Ginevra allo scopo di trovare un accordo duraturo.

I rappresentanti dei tre cantoni del Kurdistan siriano (Rojava), da parte loro, avevano approvato il 17 marzo scorso a Reimlan la Carta per l’istituzione di un’unione federale nel nord del paese. La nuova Federazione riunisce i tre cantoni controllati dai curdi nel nord della Siria, Kobani, Jazira e Afrin e, come ha detto un funzionario dell’amministrazione di Kobani, Idris Nassan, rappresenta tutte le etnie che vivono nell’area: arabi, curdi, armeni, turcomanni, ceceni e siriaci.

Il piano prevede la creazione di aree di amministrazione democratica sotto la bandiera federale. L’annuncio dei curdi-siriani aveva creato un ampio dibattito nella comunità internazionale. Sulla dichiarazione del Pyd era già intervenuto a marzo il Dipartimento di Stato Usa che, attraverso il suo portavoce, Mark Toner, aveva fatto sapere di essere contrario all’autoproclamazione in modo unilaterale di un’unione federale curda. Toner aveva detto che il governo di Washington non avrebbe riconosciuto alcuna forma di federazione curda in Siria che non fosse prima accettata dal popolo siriano stesso. La possibilità di risolvere almeno parte dell’attuale scenario siriano attraverso l’istituzione di una Repubblica federale potrebbe però essere accettata dallo stesso Bashar al Assad, il quale in un’intervista rilasciata lo scorso settembre 2015 non aveva escluso l’idea del federalismo a patto che qualsiasi cambiamento fosse frutto di un dialogo fra i siriani e sancito da un referendum costituzionale. (Res)
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