LIBIA
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Libia: il “grande fiume sotterraneo” di Gheddafi, arma nella battaglia di Tripoli (3)
 
 
Tripoli, 23 mag 11:55 - (Agenzia Nova) - Dell’oceano sotto il deserto non parlò più nessuno fino al 1979. Erano passati dieci anni esatti dalla “rivoluzione verde” di Gheddafi che aveva rovesciato re Idris il primo settembre del 1969 e uno studio di fattibilità per sfruttare questo tesoro fu affidato addirittura a una società americana, la Kellogg Brown & Root di Houston, specializzata in grandi lavori, concessionaria anche di molte commesse delle forze armate Usa. Allora non c’era l’embargo per le opere civili, pur se Gheddafi era già sotto osservazione speciale da parte di Washington. Il progetto della Kellogg Brown & Root piacque al raìs: portare l’acqua dalle viscere del deserto alle città della costa avrebbe rafforzato la sua popolarità tra la gente – e soprattutto tra le diverse componenti del mosaico tribale – che tiene molto di più ad avere in casa l’oro blù, l’acqua, piuttosto che vedere l’oro nero in mano ai clan del potere. Anche perché i pozzi già esistenti lungo la costa, con il passare degli anni, erano in parte esauriti e, in parte, inquinati dall’acqua salmastra del mare. Nell’ottobre del 1983 fu creata l’Autorità del Grande fiume Aatificiale e fu dato ufficialmente il via al Great Man-Made River Project, il progetto per scavare i pozzi, costruire le condutture (interrate sotto la sabbia del deserto per evitare l’evaporazione), realizzare le stazioni di pompaggio per far scorrere l’acqua in un percorso pianeggiante e collegare tutto alla rete idrica esistente sulla fascia costiera libica. (segue) (Lit)
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