LIBIA
 
Libia: forze Gna, battaglia a Tripoli “quasi in parità” grazie a sostegno turco
 
 
Tripoli, 23 mag 16:26 - (Agenzia Nova) - Il carico di veicoli blindati inviati dalla Turchia al Governo di accordo nazionale libico (Gna) “ha quasi parificato i rapporti di forza” nel conflitto armato in corso a Tripoli. Lo ha detto Mohammed al Shami, portavoce delle forze dell’esecutivo della Libia, citato dall’emittente locale “Arab 21”. Un carico con decine di blindati Bmc Kirpi di fabbricazione turca è sbarcato il 18 maggio scorso a Tripoli dalla nave cargo “Amazon”, battente bandiera moldava e partita dal porto turco di Samsun. Secondo Al Shami, la spedizione “non viola l’embargo Onu sulle armi” ed è arrivata a Tripoli nel quadro di “accordi legittimi e ufficiali”. Per il portavoce libico, il sostegno militare turco “cambierà le sorti della battaglia militare”, dal momento che le milizie fedeli al Gna “hanno resistito per 50 giorni” nonostante le attrezzature “vecchie e obsolete” in dotazione.

Il portavoce ha accusato le forze dell'Esercito nazionale libico (Lna), guidato dal generale Khalifa Haftar, di possedere "armi e carri armati sofisticati, alcuni fabbricati nel 2019 e forniti da alcuni paesi". Dopo l’arrivo degli aiuti turchi “la guerra ora è in parità”, ha assicurato Al Shami. “La battaglia - ha concluso - passerà dalla difesa all’attacco: mi aspetto che le forze governative circondino il quartier generale delle forze di Haftar prima del festival Eid al Fitr (il 4 giugno)”.

L'embargo Onu sulle armi in Libia riguarda le armi "non letali", quindi veicoli e mezzi (senza armi) in teoria non dovrebbero rappresentare una violazione. La procedura, tuttavia, prevede un passaggio al Comitato dell'Onu per le sanzioni. Lo scorso mese di novembre, il Consiglio di sicurezza aveva concesso al Gna di richiedere esenzioni all'embargo Onu sulle armi “letali”, a patto però che siano usate per combattere lo Stato islamico, le formazioni alleate, Al Qaeda, Ansar al Sharia e gli altri gruppi collegati che operano nella nazione nordafricana.

Parlando al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso 21 maggio, l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamé, aveva denunciato delle “palesi” violazioni dell’embargo. “Stanno entrando nuovamente armi in Libia in favore di entrambe le parti. La sfacciata violazione dell’embargo con la consegna di ingenti quantità di armi e veicoli blindati alle forze del Governo di accordo nazionale a Tripoli di alcuni giorni fa avviene poco dopo la precedente consegna di armamenti moderni vietati in favore dell’Esercito nazionale libico”, aveva aggiunto Salamé, invitando i paesi che inviano queste armi a cessare immediatamente questa pratica illegale. “Molti paesi stanno fornendo armi a tutte le parti del conflitto, senza eccezioni. Se non vi sarà un robusto rafforzamento del meccanismo di controllo, l’embargo sulle armi in Libia diventerà uno scherzo. Alcune nazioni stano alimentando questo conflitto sanguinoso; le Nazioni Unite dovrebbero porre fine a tutto questo”, aveva concluso il diplomatico libanese. (Lit)
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