INDIA
 
India: governatore Jammu e Kashmir difende restrizioni, respinta delegazione opposizione
 
 
Nuova Delhi, 25 ago 14:55 - (Agenzia Nova) - Il governatore dello Stato indiano di Jammu e Kashmir, Satya Pal Malik, ha negato oggi che vi sia una carenza di medicinali e beni di prima necessità e ha difeso il blocco delle comunicazioni imposto da Nuova Delhi contestualmente alla revoca dello statuto speciale che finora ha garantito allo Stato ampia autonomia, sostenendo che ciò ha contribuito a salvare molte vite. Il governatore guida una sorta di amministrazione straordinaria, insediatasi nel giugno del 2018 in seguito alla rottura della coalizione di governo tra il Partito democratico popolare (Pdp) e il Partito del popolo indiano (Bjp). Ieri una delegazione di esponenti dell’opposizione, guidata da Rahul Gandhi del Congresso nazionale indiano (Inc), ha tentato di visitare la Valle del Kashmir ma, arrivata all’aeroporto di Srinagar, è stata respinta ed è tornata a Nuova Delhi: il governo, infatti, ha vietato l’ingresso ai politici nell'ambito delle restrizioni imposte a partire dal 5 agosto. “Il governo dice che tutto va bene e che tutto è normale. Se tutto è normale, perché allora non siamo ammessi?”, ha domandato Gandhi via Twitter.

Il 5 e il 6 agosto il Consiglio degli Stati e la Camera del popolo, rispettivamente la camera alta e bassa del parlamento indiano, su proposta del governo, hanno approvato un ordine presidenziale e una risoluzione – Constitution (Application to Jammu & Kashmir) Order e Resolution for Repeal of Article 370 of the Constitution of India – per la revoca dell’articolo 370 della Costituzione dell’India che riconosceva allo Stato di Jammu e Kashmir uno statuto speciale, con una costituzione propria e un’ampia autonomia. A ciò si è aggiunta l’approvazione di un disegno di legge – il Jammu & Kashmir (Reorganisation) Bill – che prevede la soppressione dello Stato di Jammu e Kashmir e il suo smembramento, a partire dal 31 ottobre, in due Territori dell’Unione: il Territorio di Jammu e Kashmir, con assemblea legislativa, e quello del Ladakh, senza assemblea.

Contestualmente sono state imposte stringenti misure di sicurezza, solo in parte allentate, tra le quale il blocco delle telecomunicazioni, la chiusura di scuole e mercati, l’interruzione dei servizi di trasporto pubblico. Secondo dati diffusi dalla stampa internazionale, sulla base di fonti di polizia, dalla revoca dello statuto speciale sono state arrestate almeno 2.300 persone. Non si sa esattamente quanti siano i politici e gli attivisti arrestati in base al Jammu and Kashmir Public Safety Act (Psa), la legge del 1978 sulla pubblica sicurezza che consente alle autorità di detenere persone senza processo e senza incriminazione per un periodo fino a due anni per prevenire atti illeciti. Tra gli arrestati figurano non solo politici separatisti, ma anche autonomisti, compresi tre ex capi del governo statale: Farooq Abdullah, 83 anni, presidente della Conferenza nazionale (Nc), e il figlio Omar, 49 anni, e Mehbooba Mufti, 60 anni, presidente del Partito democratico popolare (Pdp).

L’articolo 370, in combinazione con l’articolo 35A, dal 1954 ha concesso ai residenti del Jammu un trattamento differenziato in materia di cittadinanza, proprietà immobiliari e diritti fondamentali. In virtù delle sue disposizioni, ai cittadini indiani di altri Stati è stato finora vietato di acquistare terreni o immobili nel Jammu e Kashmir, di stabilirvisi in modo definitivo o di lavorare per l’amministrazione locale. I Territori dell’Unione sono divisioni amministrative che, diversamente dagli Stati, che hanno governi propri, sono territori federali governati direttamente dal governo centrale. L’India attualmente ha 29 Stati (compreso il Jammu e Kashmir) e sette Territori dell’Unione, di cui due con assemblee legislative e cinque senza.

Lo Stato di Jammu e Kashmir fu istituito nel 1947, in seguito all’adesione del principato di Jammu e Kashmir all’India. È l’unico tra gli Stati indiani ad avere una popolazione a maggioranza musulmana, in un’India a prevalenza induista: più del 68 per cento. La lingua kashmira è la più parlata, da oltre il 53 per cento degli abitanti, anche se è l’urdu la lingua ufficiale. Da sempre il Jammu e Kashmir è rivendicato dal vicino Pakistan, a prevalenza musulmana, che lo considera un territorio occupato. A sua volta l’India rivendica l’intero territorio kashmiro, che attualmente è controllato in parte da un paese e in parte dall’altro: circa il 43 per cento corrisponde al Jammu e Kashmir indiano; circa il 37 per cento alle divisioni amministrative pakistane Azad Kashmir e Gilgit-Baltistan. Le due parti sono separate dalla linea di controllo, la demarcazione militare tracciata in seguito all’Accordo di Simla del 1972.

Si distinguono diverse guerre indo-pakistane legate al territorio kashmiro: del 1947, del 1965 e del 1999. Nonostante le successive dichiarazioni di pace e cessate il fuoco, gli scontri proseguono tuttora, con una recrudescenza dal 2016 e un ulteriore aumento della tensione quest’anno. Quello del Kashmir, tuttavia, non è solo un conflitto tra i due Stati, ma anche interno all’India, esploso soprattutto a partire dal 1989, anno delle prime azioni dei ribelli separatisti. Si stima che dagli anni Ottanta, tra le azioni pakistane e la repressione indiana, siano morte in Kashmir almeno 40 mila persone, per la maggioranza civili. Tale situazione ha giustificato finora la concessione di una larga autonomia, che il secondo governo Modi, nell’ambito di un programma che dà priorità alla sicurezza nazionale e dichiara “tolleranza zero” contro il terrorismo, ha deciso di revocare. (Inn)
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