GIORDANIA
 
Giordania: ambasciatore Khouri a “Nova”, paese hub per ricostruzione regione
 
 
Roma , 15 mar 13:00 - (Agenzia Nova) - La Giordania è un hub nel Medio Oriente per la futura ricostruzione in Siria e in Iraq, dotata di un elevato potenziale di capacità e di un clima favorevole agli investimenti. E’ quanto affermato dall’ambasciatore di Giordania a Roma, Fayiz Khouri, in un’intervista esclusiva rilasciata ad “Agenzia Nova”. Il regno hascemita “vuole essere un partner solido per chi è interessato a investire nella ricostruzione della regione”, ha spiegato il diplomatico, sottolineando che la Giordania vanta “un sistema di tassazione competitivo, un settore bancario avanzato e una forza lavoro molto qualificata”. Grazie alla Commissione per gli investimenti (Jordan Investment Commission, Jic), il paese offre ai potenziali investitori tutti gli strumenti necessari per creare un’azienda e individuare opportunità. In particolare, con l’adozione della legge 30 del 2014 sugli investimenti, la Jic è l’unica agenzia governativa responsabile degli investimenti, delle esportazioni e di un clima favorevole. La legge prevede lo sviluppo degli incentivi per gli investimenti nelle aree di sviluppo e nelle zone di libero scambio, eccetto la Zona economica speciale di Aqaba. La Giordania può ritornare ad essere un hub regionale anche grazie ai settori dei trasporti e della logistica, che contribuiscono all’8,2 per cento del Pil con circa 325 società operanti nel settore. Inoltre, con 2.700 chilometri di autostrade e circa 2 mila chilometri di arterie secondarie, oltre ai servizi del porto di Aqaba, il paese offre infrastrutture efficienti, se paragonate agli altri attori regionali. A titolo di esempio, tra i benefici nelle zone di sviluppo del paese vi è un’imposta sul reddito pari al 5 per cento dell’imponibile.

Per quanto riguarda le relazioni diplomatiche e culturali con l’Italia, l’ambasciatore Khouri ha evidenziato che sono “solide e storiche”. “Sono felice del livello di cooperazione, soprattutto tra i governi e tra le rispettive comunità”, ha spiegato il diplomatico, sottolineando che “ci sono sempre ambiti per migliorare la cooperazione”. Khouri ha evidenziato come “ci sia molto da fare per incrementare gli scambi bilaterali”. Per questa ragione, “stiamo facendo attività di promozione economica per rafforzare gli scambi commerciali e gli investimenti”, ha aggiunto. Il turismo, “uno dei settori economici principali della Giordania, vanta un andamento positivo in relazione al numero dei turisti italiani, in aumento nel 2018 dell’1 per cento rispetto al 2017, e con un trend confermato anche dai dati dei primi due mesi del 2019 rispetto al 2018”, ha aggiunto il diplomatico. Nell’ottica di rafforzare gli scambi commerciali tra Italia e Giordania, il prossimo primo aprile si terrà un evento destinato alla comunità imprenditoriale.

Uno dei settori in cui gli investitori internazionali possono affacciarsi è quello energetico. La Giordania, infatti è un paese relativamente povero di idrocarburi, ma vanta ingenti quantità di shale oil, la cui estrazione è molto costosa, e si trova in una posizione geografica dove si possono sfruttare l’energia eolica e solare. “Il progetto sul nucleare è fuori dal tavolo – ha affermato Khouri -. Stiamo valutando una serie di opzioni e stiamo lavorando per sfruttare le rinnovabili (solare, eolico e idroelettrico)”. Inoltre, il paese è passato dall’utilizzo di “heavy oil” al gas liquefatto per soddisfare la domanda di energia, ha aggiunto. La Giordania è un “paese ricco di shale oil, ma è difficile e costoso da produrre”, ha evidenziato il diplomatico. “Tuttavia – ha aggiunto - quando i prezzi del petrolio raggiungeranno un cero valore, il progetto diventerà fattibile. Sono necessari investimenti e tecnologia, per questo stiamo lavorando con i partner internazionali”. La Giordania sta cercando “di creare un mix tra le energie classiche e le nuove opzioni, come lo shale oil”, ha proseguito.

Nell’intervista, l’ambasciatore Khouri ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa East Mediterranean Gas Forum (Emgf), istituita al Cairo lo scorso gennaio tra sette paesi: Italia, Egitto, Giordania, Israele, Autorità nazionale palestinese, Cipro e Grecia. “E’ importante perché ci sono grandi quantità di risorse non sfruttate”, ha affermato il diplomatico, secondo cui è un’iniziativa “strategia perché bisogna lavorare insieme per la stabilità della produzione”. L’Emgf “è una piattaforma eccellente che deve essere rafforzata per avere tutti i partner coinvolti nell’industria del gas”. Un altro settore in cui sono necessari investimenti è quello idrico. La Giordania, infatti, ricorda il diplomatico è il secondo paese più povero al mondo per riserve di acqua. L’acquedotto tra il Mar Morto e il Mar Rosso è “il nostro progetto più strategico”, ha spiegato. Sulla crisi idrica del Regno ha avuto un impatto anche l’ingente afflusso di rifugiati siriani negli ultimi nove anni.

“La buona gestione delle risorse ci ha permesso di non avere nessuna crisi idrica”, ha spiegato, ricordando il potenziale del ‘The Red Sea–Dead Sea Conveyance’, o ‘il Canale dei Due Mari’. Il progetto prevede il pompaggio dell’acqua da un livello zero da Aqaba, sul Mar Rosso, verso la costa sud-orientale del Mar Morto. Il progetto fornirà acqua potabile alla Giordania, che la potrà vendere ai palestinesi. L'acqua salmastra avanzata dal processo di desalinizzazione verrà versata nel Mar Morto, che si sta ritirando al ritmo di un metro l'anno. Il progetto prevederà anche la costruzione di una centrale idroelettrica, che fornirà energia. Ideato all’inizio degli anni Duemila, il progetto non ha ancora ottenuto i fondi necessari per essere avviato, secondo il diplomatico, si tratta di una “situazione win-win e vi sono piani per attrarre investimenti”. Infine, ha concluso se “riusciamo a concludere il progetto, verranno raggiunti diversi obiettivi al servizio di tutti”. (Res)
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