CROAZIA
 
Croazia: commemorazione vittime campo di concentramento di Jasenovac anche quest'anno senza rappresentanti comunità ebraica
 
 
Zagabria, 15 apr 2018 10:00 - (Agenzia Nova) - La commemorazione delle vittime del campo di concentramento di Jasenovac in Croazia sarà boicottata anche quest'anno, analogamente a quanto successo nel 2016 e nel 2017, dai rappresentanti della comunità ebraica. Lo rileva questa settimana l'emittente "Radio Slobodna Evropa", versione balcanica della testata Usa "Radio Free Europe". Oltre ai rappresentanti della comunità ebraica, anche gli esponenti di altre minoranze etniche e nazionali in Croazia potrebbero decidere di fare altrettanto in occasione della commemorazione delle vittime del regime collaborazionista degli ustascia fissata per il 22 aprile. I rappresentanti della comunità dei rom e dei serbi sono infatti ancora in una fase di trattative con il governo del centrodestra guidato dal presidente dell'Unione democratica croata (Hdz) Andrej Plenkovic. Secondo la testata, i rappresentanti di queste due comunità prenderanno una decisione riguardo alla partecipazione alla commemorazione "nei prossimi giorni".

Il governo del centrodestra continua da anni a essere criticato per lassismo nei confronti dei simpatizzanti del regime degli ustascia. Lo scorso anno, la comunità ebraica, ma anche quella serba, non hanno partecipato alla commemorazione a causa del saluto "Pronti per la patria" (za dom spremni), utilizzato dai collaborazionisti guidati da Ante Pavelic durante la Seconda guerra mondiale, che si trovava su una targa commemorativa per i combattenti croati nella guerra degli anni Novanta, che si trovava nel perimetro del campo di concentramento. Quest'anno, una commissione apposita di esperti ha stabilito che il saluto non può essere utilizzato "se non per commemorare i caduti delle Forze armate croate degli anni Novanta", che hanno adottato il saluto come il loro slogan ufficiale.

Il presidente della Comunità ebraica di Zagabria Ognjen Kraus ha affermato che "il problema non riguarda la targa con il saluto, tolta dal perimetro del campo di concentramento dopo un lunghissimo periodo di indecisione da parte del governo, ma riguarda il saluto stesso, che mi impedisce di venire alla commemorazione". Kraus ha affermato in una dichiarazione riportata da "Radio Slobodna Evropa" che "in base alla costituzione croata e al parere della Corte costituzionale, si tratta di un saluto anticostituzionale e non ci possono essere disposizioni di determinate commissioni, atti statutari o nuove leggi che cambino questo semplice e basilare fatto legale". Secondo Kraus, "contrariamente a quanto stabilito dalla Commissione sui totalitarismi del passato, tale divieto non può tollerare eccezioni".

Precedentemente, il presidente del Consiglio nazionale serbo Milorad Pupovac, d'altro lato, ha detto che "il permesso di utilizzare il saluto ustascia alle commemorazioni è una decisione dannosa che insulta tutti i popoli che in passato sono stati vittime del regime degli ustascia". Il Partito social-democratico (Sdp, opposizione) ha definito in una nota stampa "vergognosa" la posizione della commissione sul saluto in questione. Il presidente dell'Alleanza dei combattenti antifascisti della Croazia Franjo Habulin ha detto all'emittente che la sua organizzazione "non ha ancora preso una decisione finale sulla partecipazione alla commemorazione, ma lo faremo nei prossimi giorni".

Habulin ha affermato che "è comprensibile il fatto che nulla di radicale può essere fatto in un lasso di tempo tanto breve, ma quello che ci soddisferebbe sarebbe, a titolo d'esempio, una dichiarazione del premier Plenkovic sulle vere intenzioni del governo croato riguardo alla targa commemorativa, le manifestazioni dell'estrema destra e altri raduni a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi". Habulin si è in questo modo riferito a una manifestazione organizzata nella Piazza Ban Jelacic, luogo centrale di Zagabria, a cui hanno preso parte una quarantina di sostenitori dello schieramento extraparlamentare Partito autonomo croato dei diritti, che in passato ha protestato anche davanti alla sede del settimanale della minoranza serba "Novosti", dove hanno bruciato copie della testata e si sono scontrati con una contromanifestazione antifascista.

Il deputato parlamentare in rappresentanza della minoranza italiana Furio Radin ha affermato di attendersi l'esito delle trattative dei rappresentanti serbi e dei rappresentanti dei rom con il governo. Radin ha dichiarato di intendere "decidere soltanto alla fine delle trattative in questione, anche se la mia decisione si muoverà obbligatoriamente verso la solidarietà verso le minoranze ebraica, serba e rom". Radin ha a ogni modo espresso "la speranza che verrà raggiunto un consenso sulla partecipazione a una manifestazione comune anche se quello che sappiamo in questo momento purtroppo indica il contrario".

Nel corso del 2017 sono state organizzate tre commemorazioni diverse per le vittime di Jasenovac: quella ufficiale guidata dal premier Plenkovic, quella organizzata dall'Alleanza dei combattenti antifascisti e quella organizzata dalla comunità ebraica. La commemorazione viene organizzata ogni anno a metà del mese di aprile in ricordo del tentativo degli ultimi 600 prigionieri di Jasenovac di sfondare la linea delle guardie avvenuto il 21 aprile del 1945. Il numero delle vittime di Jasenovac varia molto a seconda della fonte, ma è stato accertato lo sterminio di 84 mila persone, di cui 48 mila serbi, 16 mila rom e 13 mila ebrei. (Zac)
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