PERù
 
Perù: Congresso si riunisce domani per discutere messa in stato di emergenza procura generale
 
 
Lima, 06 gen 10:28 - (Agenzia Nova) - Il presidente del parlamento peruviano, Daniel Salaverry, ha convocato una seduta plenaria del Congresso domani, 7 gennaio, per discutere il progetto di legge approvato dal Consiglio dei ministri per dichiarare la procura generale in stato di emergenza. Lo riferisce l'agenzia di stampa "Andina" Il provvedimento segue la decisione del procuratore generale Pedro Chavarry di revocare l’incarico a José Pérez e Rafael Vela, due procuratori chiave nell’inchiesta Lava Jato, la Mani Pulite dell’America latina. Se approvata, la legge porterebbe alla sospensione delle funzioni del procuratore generale in carica e alla creazione di una commissione transitoria incaricata di garantire l’autonomia della procura e nominare un sostituto di Chavarry.

La decisione del procuratore generale di reinsediare i due procuratori non è servita a placare le polemiche dei giorni scorsi. i cittadini peruviani sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni del procuratore generale. La manifestazione, denominata “Grande marcia nazionale in difesa della giustizia, della democrazia e contro la corruzione”, si è svolta in diverse città del paese. “Allertiamo i cittadini circa la situazione critica in cui versa la procura della Repubblica, con un procuratore che ha dimostrato di agire in favore dei gruppi e dei personaggi legati alle reti di corruzione coinvolte nell’inchiesta Lava Jato”, si legge in un comunicato diffuso dalle organizzazioni organizzatrici. Tra queste figurano il Coordinamento nazionale per i diritti umani e diversi sindacati, come la Confederazione generale dei lavoratori del Perù e il sindacato dei lavoratori nel settore dell’educazione. La mobilitazione è stata la terza dal 31 dicembre scorso, data in cui Chavarry aveva annunciato la decisione di rimuovere i due procuratori.

Richieste di dimissioni sono arrivate anche da parte dei procuratori peruviani Pablo Sanchez Velarde e Zoraida Avalos Rivera. In un comunicato i due procuratori affermano che la decisione presa da Chavarry di rimuovere dal loro incarico i procuratori José Pérez e Rafael Vela costituisce una grave intromissione nell’inchiesta. Chavarry “ha influenzato il regolare sviluppo di questa indagine, generando una situazione di caos e confusione all'interno della nostra istituzione", prosegue il comunicato.

L’inchiesta Lava Jato riguarda lo scandalo di tangenti che vede coinvolta la compagnia di costruzioni brasiliana Odebrecht e alti funzionari pubblici. I procuratori rimossi e successivamente reinsediati, José Pérez e Rafael Vela, hanno avuto un ruolo di primo piano nelle indagini, che hanno coinvolto gli ex presidenti Alejandro Toledo, Alan Garcia, Ollanta Humala e Pedro Pablo Kuczynski. Un filone di inchieste sulla corruzione nella politica che ha toccato, tra gli altri, anche Keiko Fujimori, figlia dell'ex presidente Alberto e leader del partito di opposizione Forza popolare (Fp).

Nei giorni scorsi il procuratore José Pérez aveva accusato il procuratore generale Pedro Chavarry di favorire gli interessi dell’imputata Keiko Fujimori, indagata per finanziamento irregolare della campagna elettorale delle presidenziali del 2011. Secondo quanto denunciato da Pérez in un comunicato, Chavarry avrebbe tentato di “ostacolare un accordo di collaborazione efficace con la brasiliana Odebrecht”, società implicata in un maxi scandalo di corruzione in America Latina, con l’intento di favorire gli interessi della figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori. Chavarry, per parte sua, si è difeso affermando di avere sempre agito nel rispetto della Costituzione.

A inizio dicembre il gigante brasiliano delle costruzioni Odebrecht ha raggiunto un accordo di collaborazione con le autorità giudiziarie del Perù. L'accordo prevede uno scambio di informazioni sui casi di corruzione che coinvolgono quattro ex-presidenti del paese sudamericano. "L'accordo, raggiunto con i pubblici ministeri e la procura della repubblica, è il segno più importante di un ampio e profondo processo di collaborazione con le autorità del Perù", ha sottolineato Odebrecht in un comunicato, "l'azienda ha riconosciuto le sue responsabilità, ha chiesto scusa alla società e si è detta pronta a riparare lo Stato per i danni civili sofferti".

Secondo la stampa locale, Odebrecht pagherà 182 milioni di dollari come risarcimento danni al Perù. L'indennizzo è basato su quattro appalti vinti da Odebrecht in Perù, pagando tangenti alle autorità locali. I progetti sono una linea della metro a Lima, i tronconi 2 e 3 della Rodovia Interoceanica Sul, che collega il Perù al Brasile, la nuova strada urbana tra Lima e Callao e una strada a Cusco. Odebrecht pagherà il risarcimento in 15 parcelle annuali, così come concordato in precedenza con autorità degli Stati Uniti e del Brasile.

Il gigante delle costruzioni brasiliano ha ammesso nel 2016, durante un'azione legale negli Usa, di aver pagato tangenti in Perù per 29 milioni di dollari tra il 2005 e il 2014. L'azienda ha già firmato accordi di collaborazione con le autorità di 6 paesi: Stati Uniti, Svizzera, Repubblica Dominicana, Panama, Equador e Guatemala, e starebbe negoziando con le autorità di altri paesi in cui opera. Attualmente, Odebrecht conta 19 mila funzionari di 27 diversi paesi, in 18 cantieri sparsi per il mondo. (Brb)
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