IRAQ
 
Iraq: ministro Esteri convoca incaricato d’affari degli Stati Uniti
 
 
Baghdad, 23 ago 19:35 - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri iracheno, Mohammed Ali al Hakim, ha convocato l’incaricato d’affari degli Stati Uniti, Brian McFitters. Il capo della diplomazia di Baghdad ha sottolineato che l’Iraq è impegnato nei principi di buon vicinato e nel preservare la sicurezza del paese e della regione, secondo quanto riferisce un comunicato stampa del ministero. Inoltre, l’Iraq non è un paese destinato a diventare teatro di conflitto, ma mira alla ricostruzione e allo sviluppo, ha chiarito Al Hakim. Il capo della diplomazia irachena ha chiarito che il governo considerano le opzioni diplomatiche e legali una priorità per prevenire qualsiasi tipo di interferenza esterna nei propri affari interni, per salvaguardare la sicurezza e la sovranità della popolazione e dell’Iraq. Le parti hanno discusso anche di temi legati all’intelligence e alla cooperazione militare, nel quadro della lotta contro il terrorismo. L’analista iracheno Hader Hamed ha dichiarato ad “Agenzia Nova” che l’incontro è un tentativo dell’esecutivo di placare la rabbia della popolazione contro gli Stati Uniti dopo gli attacchi contro postazioni delle Unità per la mobilitazione popolare (Pmu, milizie a maggioranza sciite).

L’Iraq adotterà misure difensive e risponderà con forza – con l’aiuto dell’Iran – qualora fosse dimostrata la responsabilità di Israele nelle esplosioni avvenute di recente in basi delle Unità per la mobilitazione popolare (Pmu, milizie a maggioranza sciite). Lo ha dichiarato l’ex premier iracheno Nouri al Maliki, leader della coalizione Stato di diritto, all’emittente radiofonica “Al Marbad”. In seguito all’ultima esplosione, avvenuta lo scorso 20 agosto, sono apparse notizie di un presunto coinvolgimento di droni israeliani, con la luce verde degli Stati Uniti. L’Iran affronterà il presunto raid israeliano contro i quartier generali delle Pmu come un tentativo di indebolire le milizie sciite e l’esercito iracheno, oltre che come preludio a un possibile attacco contro la Repubblica islamica, ha aggiunto Al Maliki. Il leader sciita ha evidenziato la necessità che il governo federale di Baghdad dichiari i responsabili degli attacchi contro le basi delle Pmu.

Secondo il quotidiano "The New York Times", che cita fonti di intelligence mediorientali e statunitensi, ci sarebbe la mano di Israele dietro il recente raid aereo che in Iraq ha colpito obiettivi legati alle Unità di mobilitazione popolare. Le strutture colpite, secondo le fonti, venivano utilizzate dall'Iran per far giungere armi in Siria. Il riferimento è all'attacco aereo condotto il 19 luglio contro una base militare a nord di Baghdad. L'incursione, che potrebbe costituire il primo bombardamento israeliano in Iraq dal 1981, rappresenta un'espansione della campagna militare che Israele conduce contro obiettivi iraniani in nella regione. I raid dello Stato ebraico in Siria, a danno di depositi e infrastrutture legate all'Iran e alle milizie locali filo-Teheran, sono una costante almeno dal 2017. Un coinvolgimento dell'Iraq in questo tipo di operazioni sarebbe, invece, una novità.

Due alti funzionari statunitensi, tuttavia, hanno detto al quotidiano di New York che Israele ha effettuato diversi anche nei giorni scorsi contro depositi di munizioni legati a gruppi appoggiati dall'Iran in Iraq. Israele ha rifiutato di commentare gli attacchi, ma il primo ministro Benjamin Netanyahu, durante la sua visita a Kiev lunedì 19 agosto, rispondendo a domanda diretta ha dichiarato che: "l'Iran non è immune da attacchi in nessun luogo". Da parte delle Pmu non c'è una versione unanime della vicenda. Se il 21 agosto scorso il vicepresidente dell'organizzazione, Abu Mahdi al Mohandes, aveva attribuito con certezza la responsabilità degli attacchi a Israele e Stati Uniti, il giorno seguente Faleh al Fayyad, capo delle Pmu, ha affermato che le esternazioni del suo vice non corrispondono alla posizione ufficiale del corpo paramilitare. (Irb)
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