MALESIA
 
Malesia: Mahathir, parallelo olio di palma-deforestazione “infondato”
 
 
Kuala Lumpur, 23 ago 06:54 - (Agenzia Nova) - Il primo ministro della Malesia, Mahathir Mohamad, ha dichiarato oggi che tracciare un parallelo tra la produzione di olio di palma e la deforestazione è “infondato, ingiusto e ingiustificato”, ed ha aggiunto che l’industria dell’olio di palma, in Malesia come in altri paesi della regione, ha imboccato un percorso di crescita responsabile. Questa settimana Mahathir ha ribadito che il suo paese, secondo produttore mondiale di olio di palma dopo l’Indonesia, sta valutando il ricorso alla Corte di giustizia internazionale in risposta ai provvedimenti contro tale prodotto adottati dall’Unione europea. Intervistato dal quotidiano “Nikkei”, Mahathir ha reiterato la critica alla campagne negative contro l’olio di palma intraprese in europea, rafforzate dalla recente adozione, nel Vecchio continente, di provvedimenti che puntano a eliminare gradualmente i biocarburanti a base di tale risorsa. Sia la Malesia che l’Indonesia hanno già segnalato di essere pronte a rivolgersi all’Organizzazione mondiale del commercio contro i provvedimenti dell’Ue. Malesia e Indonesia continuano a dominare il mercato globale dell’olio di palma, con una produzione annua rispettivamente di 20 e 43 milioni di tonnellate, alimentata dalla domanda di Cina e India. Indonesia e Malesia riforniscono congiuntamente circa l’85 per cento del mercato globale dell’olio di palma.

Il governo della Malesia ricorrerà entro novembre all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), contro le politiche dell’Unione europea tese a vietare gradualmente l’impiego dell’olio di palma per la sintesi di biocarburanti nel Vecchio continente. “Si, stiamo perseguendo la via dell’Omc. In effetti, i documenti necessari sono già a disposizione del procuratore generale (…) che ci sta aiutando a identificare esperti per sostenere il nostro caso all’Omc”, ha dichiarato il mese scorso il ministro delle Industrie primarie della Malesia, Teresa Kok, a margine di un evento industriale. Il ministro ha aggiunto che Kuala Lumpur conta di poter presentare un reclamo congiunto assieme all’Indonesia.

Il governo della Malesia ritiene che un recente accordo regionale per il potenziamento delle relazioni con l’Unione europea (Ue) debba essere sospeso alla luce della disputa commerciale sull’olio di palma in atto con l’Ue. La Malesia e altri nove paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico (Asean) hanno pubblicato il 21 gennaio scorso un comunicato congiunto con l’Ue per l’elevazione delle relazioni al livello di “partenariato strategico”. La Malesia, però, ha fatto un passo indietro nei giorni scorsi, affermando che il piano dovrebbe essere congelato alla luce del trattamento riservato da Bruxelles alle importazioni di olio di palma; Malesia e Indonesia, assieme, detengono l’85 per cento della produzione mondiale. “L’Indonesia ha formulato la medesima raccomandazione”, recita un comunicato del ministero degli Esteri malese pubblicato il mese scorso. Sia Giacarta che Kuala Lumpur contestano la risoluzione non vincolante adottata dall’Ue nel 2017, che prevede il divieto ad impiegare olio di palma nei biocarburanti entro il 2020.

L’Unione Europea è uno dei principali acquirenti di olio di palma: è destinataria del 17 per cento delle esportazioni indonesiane e del 13 per cento di quelle malesiane, stando ai dati del Singapore Institute of International Affairs. Stando a un rapporto pubblicato dal think tank lo scorso maggio, limitando le importazioni di olio di palma l’Ue potrebbe mettere a rischio gli obiettivi di crescita sostenibile di quell’industria, e costringerla a cercare nuovi acquirenti nei mercati cinese e indiano. Sebbene questi due paesi siano a loro volta importanti consumatori di olio di palma, nessuno dei due si è impegnato a sostenere i prodotti derivanti da colture ecocompatibili: in questo senso, le politiche dell’Unione europea rischierebbero di causare un aumento della deforestazione, anziché contribuire a ridurla.

La risoluzione adottata dall’Ue nel 2017 non richiede una ratifica da parte dei singoli Stati, ma alcuni paesi membri si sono già attivati per recepirne i contenuti: la Francia, ad esempio, ha varato provvedimenti per ridurre l’impiego dell’olio di palma nei biocarburanti negando i relativi incentivi fiscali. Sempre lo scorso dicembre, la Norvegia – un paese non-Ue – ha adottato una misura analoga. La Malesia definisce tali iniziative “discriminatorie”, e sostiene il loro vero obiettivo sia quello di favorire indirettamente prodotti europei come gli oli di semi di colza e girasole. Anche l’Indonesia, che conta 5 milioni di agricoltori dipendenti dall’industria dell’olio di palma, si è pronunciata contro le misure europee. Secondo il viceministro degli Esteri indonesiano, A. M. Fachir, “rifiutare l’olio di palma equivale a rifiutare gli obiettivi di sviluppo sostenibile, che sono un accordo globale”.

I produttori indonesiani di olio di palma grezzo (Cpo) boicotteranno qualunque colloquio con la Comunità europea in merito ai parametri Iluc (Indirect Land Use Change) sui biocarburanti, tesi a valutare le emissioni inquinanti aggiuntive causate dal cambio di utilizzo del suolo. Le aziende indonesiane ritengono che i colloqui siano un artificio traite cui l’Ue intende bandire il Cpo dalla lista degli olii vegetali destinabili alla produzione di biocarburanti. Il presidente del Consiglio indonesiano dell’olio di palma (Dmsi), Derom Bangun, ha dichiarato all’inizio di quest’anno a Giacarta che l’Indonesia e la Malesia non possono accettare i parametri iluc che informano la definizione di energie rinnovabili adottati dall’Unione europea. “Abbiamo rigettato tale concetto, e non intendiamo prendere parte alla sua discussione. Lasciamo che decidano da soli, abbiamo altri modi”, ha dichiarato Derom, aggiungendo che Indonesia e Malesia, i primi due produttori di olio di palma al mondo, presenteranno un reclamo all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) nel caso Bruxelles faccia effettivamente riferimento all’Iluc per la propria direttiva sulle energie rinnovabili (Red II). Il presidente esecutivo dell’Associazione indonesiana dei produttori di biodiesel, Paulus Tjakrawan, ha aggiunto che neanche l’industria dei biocarburanti indonesiani intende prendere parte ad alcun colloquio in merito all’Iluc.

Alla fine dello scorso anno il presidente dell’Indonesia, Joko Widodo, ha chiesto all’Unione europea di rivedere le misure riguardanti l’olio di palma, che considera discriminatorie. “La risoluzione del Parlamento europeo sull’olio di palma e la deforestazione delle foreste pluviali, al pari delle campagne di disinformazione, non solo danneggia l’economia, ma anche l’immagine dei paesi produttori di olio di palma”, ha dichiarato il leader indonesiano intervenendo alla celebrazione del quarantesimo anniversario del Dialogo tra l’Ue e l’Asean, l’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico, a Manila.

La produzione dell’olio di palma, ha argomentato il presidente Widodo, è una delle soluzioni disponibili per alleviare il problema della povertà, ridurre il divario di sviluppo e realizzare una crescita economica inclusiva. Attualmente circa 17 milioni di indonesiani, direttamente o indirettamente, sono legati a questo segmento; circa il 42 per cento delle piantagioni, inoltre, è di proprietà di piccoli agricoltori. Il governo di Giacarta, ha assicurato Widodo, è impegnato sui temi della sostenibilità e sta lavorando per la messa a punto della certificazione Ispo: Indonesia Sustainable Palm Oil. (Fim)
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