GIAPPONE

 
 

Giappone: la “sharing economy” verrà inserita nel computo del pil

Tokyo, 23 ago 2019 07:33 - (Agenzia Nova) - Il Giappone inserirà le attività legate alla cosiddetta “sharing economy” - come ad esempio la locazione di stanze o alloggi privati per brevi periodi tramite l’applicazione Airbnb – nel computo del prodotto interno lordo nazionale a partire dall’anno fiscale 2020. Lo riferisce il quotidiano “Nikkei”, secondo cui Tokyo punta a riflettere più efficacemente l’effetto economico della crescita di quel dinamico settore emergente. L’Ufficio di gabinetto giapponese stima che ad oggi attività legate alla sharing economy per quasi 100 miliardi di yen (939 milioni di dollari) non trovino riscontro nel computo del prodotto interno lordo nazionale. Si tratta di una cifra irrisoria rispetto al pil complessivo della terza economia mondiale, che ammonta a 550mila miliardi di yen; la sharing economy è però prevista in rapida crescita nei prossimi anni.

Circa 3,41 milioni di persone, circa il 5 per cento della forza lavoro del Giappone, lavora come libero professionista in quel paese, secondo un sondaggio effettuato dal governo giapponese. Gli esperti si aspettano un ulteriore aumento di tale categoria di lavoratori in futuro, per effetto degli sforzi del governo tesi a promuovere soluzioni di lavoro più flessibili e far fronte così alla crescente carenza di forza lavoro che affligge il paese. Il governo giapponese ha in programma una serie di misure a sostegno dei liberi professionisti, incluso un disegno di legge per la trasparenza delle pratiche d’affari, così da tutelare i professionisti indipendenti da condizioni contrattuali svantaggiose. Secondo il sondaggio dell’Ufficio di gabinetto giapponese, i liberi professionisti costituiscono il 19,1 per cento della forza lavoro nel settore delle costruzioni, il 10,7 per cento nella distribuzione al dettaglio e grande distribuzione, il 9,8 per cento nel settore accademico e della ricerca specialistica.

I salari percepiti in Giappone al netto dell’inflazione sono calati per il sesto mese consecutivo a giugno, innescando un nuovo campanello d’allarme per i consumi in vista dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto, in programma in quel paese il prossimo ottobre. I salari reali giapponesi sono calati dello 0,5 per cento su base annua, secondo i dati relativi al mese di giugno pubblicati dal ministero del Lavoro di quel paese nella mattinata di oggi, 6 luglio. A maggio la contrazione era stata dell’1,3 per cento. I dati mensili esibiscono una crescita nominale dei salari dello 0,4 per cento a giugno, il primo aumento registrato dallo scorso dicembre. I pagamenti regolari, che costituiscono la maggior parte del monte salari, sono aumentati per la prima volta da dicembre, dello 0,1 per cento. I pagamenti una tantum, invece, sono aumentati a giugno dello 0,9 per cento su base annua. Le paghe degli straordinari sono calate in media dello 0,2 per cento su base annua.

La Banca del Giappone (Boj) si trova di fronte alla difficile scelta se seguire gli Stati Uniti e l’Unione europea nell’adozione di nuove misure di easing quantitativo, nonostante la politica ultra-espansiva già adottata da Tokyo negli scorsi anni, per evitare che lo yen si rafforzi eccessivamente su dollaro ed euro. La Boj ha segnalato di essere aperta all’ipotesi di un ulteriore allentamento quantitativo durante l’incontro politico che si è tenuto questa mattina; dopo anni di tassi ultra-bassi e di massicci acquisti di asset, però, non è chiaro di quale margine di intervento residuo possa ancora disporre la banca centrale giapponese, e quali potrebbero essere gli effetti collaterali. “La banca non esiterà ad adottare misure di easing aggiuntive, di fronte all’accresciuta possibilità che il momento verso il conseguimento dell’obiettivo di stabilità dei prezzi possa venir meno”, recita una nota diffusa dalla Boj nella giornata di oggi, riferendosi all’obiettivo ancora lontano di un tasso di inflazione prossimo al 2 per cento.

La produzione industriale del Giappone ha registrato una contrazione del 3,6 per cento su base mensile a giugno, secondo i dati ufficiali pubblicati nella giornata di oggi dal ministero dell’Economia, del commercio e dell’industria. A maggio l’output era invece aumentato del 2 per cento. L’indice delle spedizioni industriali, curato dal governo giapponese, è calato del 3,3 per cento a 100,6 punti, mentre quello delle scorte di magazzino è aumentato dello 0,3 per cento a 104,6. Sulla base di un sondaggio degli operatori del settore manifatturiero, il ministero si aspetta un aumento della produzione del 2,7 per cento su base mensile a luglio, e dello 0,6 per cento nel mese di agosto.

Oltre due terzi delle aziende giapponesi del settore manifatturiero quotate in borsa hanno notificato un calo degli utili trimestrali tra aprile e giugno. Si tratta del dato peggiore dalla crisi finanziaria globale, causato dalle tensioni del commercio globale e dal rallentamento dell’economia cinese. Dal momento che il manifatturiero genera il 60 per cento degli utili delle aziende giapponesi quotate in borsa, una depressione prolungata degli utili rischia di pesare sull’economia giapponese nel suo complesso, in vista dell’aumento della tassazione sui consumi in programma in quel paese il prossimo ottobre. Sino a ieri, un totale di 53 aziende in settori quali elettronica, macchinari e automotive hanno annunciato cali degli utili su base annua nel primo trimestre dell’anno fiscale corrente: si tratta del 68 per cento delle aziende manifatturiere quotate in borsa, la quota maggiore da aprile-giugno 2009, quando il calo degli utili riguardò il 73 per cento delle aziende manifatturiere giapponesi.

Le esportazioni giapponesi verso la Cina hanno registrato il quarto calo mensile consecutivo a giugno, con una contrazione del 10,1 per cento, a conferma dell’effetto del rallentamento economico cinese sulle economie orientate all’export della regione asiatica. I dati pubblicati dal ministero delle Finanze del Giappone certificano in particolare un crollo delle spedizioni di macchinari per la fabbricazione di chip (meno 27,1 per cento) e di componenti elettroniche (meno 21,3 per cento), mentre le esportazioni di automobili sono aumentate del 78,7 per cento. Sono calate anche le importazioni giapponesi dalla Cina: meno 5,3 per cento, con una contrazione particolarmente marcata delle importazioni di smartphone e altri sistemi per le comunicazioni (meno 24,8 per cento). Le esportazioni giapponesi verso il resto del mondo hanno segnato a loro volta un calo (meno 6,7 per cento), mentre le importazioni totali sono calate del 5,2 per cento; il Giappone a chiuso così il mese di giugno con un attivo della bilancia commerciale di 589,5 miliardi di yen (5,4 miliardi di dollari), in calo del 19 per cento su base annua. (Git)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..
GRANDE MEDIO ORIENTE
EUROPA
AFRICA SUB-SAHARIANA
ASIA
AMERICHE