VENEZUELA
 
Venezuela: Hrw chiede commissione d'inchiesta Onu per indagare su violazioni diritti umani
 
 
New York, 22 ago 12:56 - (Agenzia Nova) - L’organizzazione non governativa Human rights watch (Hrw) ha chiesto al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite di istituire una commissione d'inchiesta durante la sessione di settembre 2019 per indagare sulle gravi violazioni dei diritti umani in Venezuela. La richiesta è contenuta in un documento congiunto preparato da 11 organizzazioni venezuelane e internazionali per i diritti umani. “Le vittime della terribile crisi umanitaria e dei diritti umani in Venezuela meritano una risposta approfondita e autorevole da parte del Consiglio dei diritti umani che prenda in carico il loro diritto alla verità, alla giustizia e alla riparazione", ha dichiarato José Miguel Vivanco, direttore Americhe di Hrw.

"Il Consiglio per i diritti umani ha l'opportunità e la responsabilità di creare un meccanismo per indagare le gravi violazioni in Venezuela e per identificare i responsabili e, ove possibile, la catena di comando". Il documento è stato stilato congiuntamente dalle organizzazioni Accion Solidaria, Amnesty International, Centro Derechos Humanos – Universidad Catolica Andres Bello, Cepaz, Civilis Derechos Humanos, Cofavic, Espacio Público, Global Centre for the Responsibility to Protect, Human Rights Watch, la Commissione internazionale dei giuristi, e Provea.

La crisi in corso in Venezuela ha visto un'escalation dopo che lo scorso 23 gennaio Guaidò ha prestato giuramento come capo dello Stato "ad interim". Subito dopo sono arrivati i riconoscimenti, tra gli altri, del presidente degli Stati Uniti Trump, del brasiliano Jair Bolsonaro e del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) Almagro. Si sono aggiunti poi altri paesi latinoamericani, tra i quali l’Argentina, il Cile, la Colombia e il Perù. Guaidò ha quindi ottenuto il riconoscimento di molti paesi europei. Al fianco di Maduro, denunciando pesanti ingerenze negli affari interni del Venezuela, rimangono la Bolivia, Cuba ma anche la Turchia, la Federazione Russa e la Cina. A questi, più di recente si sono aggiunti i 15 paesi africani aderenti alla Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc).

Il 30 aprile, alle prime luci dell'alba, Guaidò chiamava il paese a una nuova mobilitazione generale contro il presidente Nicolas Maduro. Al suo fianco, alcuni militari e il carismatico oppositore Leopoldo Lopez liberato dai domiciliari con la complicità di almeno un elemento del servizio di intelligence. Una mossa sostenuta con rinnovato vigore dal fronte internazionale a sostegno di Guaidò e che sembrava poter aprire una nuova fase nella crisi politica. Nel giro di poche ore, però, veniva svelato che il numero di militari pronti a lasciare Maduro era esiguo (e senza nessun nome di particolare richiamo) e che la base aerea inizialmente presentata come sede delle operazioni non era mai stata ai presa. Lo stesso Lopez, in serata, finiva per ottenere ospitalità nella residenza dell'ambasciatore di Spagna a Caracas. Maduro dava in breve per conclusa la crisi e prometteva punizioni per "i golpisti", rivendicando la compattezza delle forze armate attorno al governo e "il sangue freddo" dinanzi alle "provocazioni" di chi avrebbe "sperato nel bagno di sangue per giustificare una invasione armata".

Pochi giorni dopo lo stesso Guaidò ammetteva al "The Washington Post" il sostanziale insuccesso dell'operazione pur promettendo di non fermare la lotta e accogliendo con interesse la disponibilità degli Usa a ipotizzare l'uso della forza. Nei giorni seguenti le autorità venezuelane hanno avviato le azioni utili a sanzionare i presunti responsabili del "colpo di stato". Su tutti ha fatto notizia l'arresto proprio del vicepresidente dell'An, Edgar Zambrano, per cui è stata disposta la "privazione di libertà". L'oppositore è stato accusato dalla Corte suprema (Tsj) di in flagranza di tradimento, cospirazione e ribellione civile. Insieme a lui, è stata revocata l’immunità parlamentare ad altri deputati, alcuni dei quali hanno cercato rifugio presso le sedi diplomatiche nel paese.

Secondo i dati diffusi a inizio giugno dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), il numero di migranti e rifugiati venezuelani ha raggiunto i quattro milioni. Tra i paesi della regione ad ospitare il maggior numero di persone c'è la Colombia (con oltre 1,4 milioni di venezuelani), seguita da Perù (768 mila), Cile (288 mila), Ecuador (263 mila), Brasile (163 mila), Argentina (130 mila). Anche il Messico e i paesi dell'America centrale e dei Caraibi ospitano un numero significativo di migranti e rifugiati venezuelani, rendono noto le agenzie. Secondo dati diffusi dall'Organizzazione degli stati americani (Osa) il numero di migranti e rifugiati venezuelani potrebbe aggirarsi tra i 5,3 e 5,7 milioni alla fine del 2019 e tra i 7,5 e gli 8,2 milioni alla fine del 2020. (Was)
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