ARGENTINA
 
Argentina: si insedia nuovo ministro Economia, attesa per annunci su piano anti-crisi
 
 
Buenos Aires, 20 ago 11:16 - (Agenzia Nova) - In un contesto di tensione per il timore di un nuovo martedì nero sui mercati, il presidente argentino Mauricio Macri nominerà ufficialmente nelle prime ore del mattino di oggi (ora locale) il nuovo ministro dell'Economia, Hernan Lacunza. Prima della campana di inizio della borsa è attesa una conferenza stampa del nuovo ministro. Si prevede che verrà illustrato un piano economico anticrisi del governo in modo più organico di quanto fatto finora, con gli annunci di singole misure. Sono infatti diverse le incognite che ancora circondano alcuni dei punti chiave della nuova strategia macroeconomica che sembra aver intrapreso il governo dopo la dura sconfitta alle elezioni primarie di domenica 11 agosto: il valore della moneta, le riserve della Banca centrale, il debito estero, l'inflazione, e il programma di assistenza finanziaria accordato con il Fondo monetario internazionale.

Sempre nel primo mattino di oggi, è prevista una conferenza stampa del presidente della Banca centrale argentina (Bcra), Guido Sandleris, che nella giornata di domenica si era riunito con Lacunza. Anche in questo caso si attende dei lineamenti di azione dell'istituto monetario a fronte dell'estrema volatilità dei mercati. Dopo le primarie, il livello delle riserve è sceso di 4 miliardi di dollari in una sola settimana, in parte per gli interventi della Bcra che ha vendendo dollari a difesa del peso, ma soprattutto per le difficoltà nel rinnovamento dei titoli in scadenza (roll-over). Si stima che entro la fine dell'anno il governo e la Banca centrale devono affrontare scadenze per altri 6,5 miliardi di dollari che se non si riuscirà a ri-collocare impatteranno direttamente sulle riserve. Attualmente le riserve dichiarate nella pagina ufficiale della Bcra ammontano a 64 miliardi di dollari.

In una giornata festiva in cui il mercato locale non ha operato, gli indizi su come si profila questa settimana per l'Argentina sono venuti da Wall Street. E l'inizio della settimana non è stato positivo. I titoli delle compagnie argentine hanno infatti registrato ieri un calo generalizzato con picchi del 10 per cento. Lo stesso è successo con i titoli di Stato, che hanno segnato una flessione in media del tre per cento mentre il differenziale con i titoli del Tesoro statunitense rilevato da Jp Morgan ha registrato una nuova impennata di 200 punti chiudendo oltre quota 1850. I mercati internazionali sembrano non aver reagito positivamente alla notizia circa il rimpasto al vertice del ministero dell'Economia del governo di Mauricio Macri avvenuto questo fine settimana. A spingere al ribasso ieri le quotazioni dei titoli ad ogni modo ha pesato anche la decisione da parte delle agenzie di rating Fitch e Standard & Poor's di declassare il debito argentino rispettivamente da "B" a "CCC" e da "B" a "B-".

Hernan Lacunza, sin qui responsabile Economia della provincia di Buenos Aires, ha assunto la guida del ministro delle Finanze Nicolas Dujovne, dimessosi sabato 17. A Lacunza spetta innanzitutto il difficile compito di portare avanti il piano di emergenza che il governo ha disposto per fare fronte alla crisi finanziaria nata con la vittoria delle opposizioni alle primarie presidenziali dell'11 agosto. Subentrato ad Alfonso Prat Gay alla fine del 2016, Dujovne è stato protagonista delle trattative con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per ottenere un prestito "stand by" da 56 miliardi di dollari. Nella lettera inviata al capo dello stato, il ministro uscente riconosce la necessità di un "cambio significativo nell'area economica".

La notizia della possibile sostituzione di Dujovne aveva iniziato a circolare poco dopo aver conosciuto il risultato delle primarie presidenziali, con una bocciatura del governo in gran parte attribuita alla situazione economica. Macri aveva in un primo momento scartato l'ipotesi di un rimpasto, apparentemente più incline ad attendere del tempo per riportare la tranquillità nei mercati. Ma lo stesso Dujovne, secondo le ricostruzioni dei media, si sarebbe definitivamente convinto alle dimissioni una volta conosciuto il piano economico straordinario, basato su un aumento della spesa pubblica totalmente contrario agli obiettivi della sua gestione. Un piano che rischia inoltre di minare le stesse fondamenta dell'accordo stretto con l'Fmi, l'organismo multilaterale che aveva sin qui approvato la profonda - e non indolore - manovra di riequilibrio fiscale portata avanti dal governo.

Appena conosciuto il risultato delle primarie presidenziali, con la sconfitta di Macri di 15 punti percentuali, la borsa argentina ha iniziato a perdere pesantemente terreno, mentre il dollaro ha ripreso una sfrenata corsa sul mercato dei cambi chiusa, a fine settimana, con la svalutazione di circa il 25 per cento del peso. Va alle stelle, in sette giorni, anche il differenziale del rendimento sui titoli del tesoro Usa, spinto a quota 1650, quasi 800 punti in più rispetto al giorno prima delle primarie. Una serie di rovesci finanziari che hanno dapprima portato aumenti a pioggia sui beni di prima necessità e la sospensione delle vendite di alcune categorie di prodotti finiti, e quindi spinto le principali agenzia di rating a rivedere al ribasso le valutazioni sul debito sovrano: Fitch ha portato l'indice da "B" a "CCC", valutando che la situazione "aumenta le probabilità di un default o di una ristrutturazione" del debito, a partire dai titoli in scadenza a fine anno. Standard & Poor's, da parte sua scala da "B" a "B-".

Il pacchetto anticrisi voluto dal presidente Macri ha come punti forti il taglio dell'Iva sui prodotti del paniere di base - pane, latte, pasta, zucchero -, e il congelamento del prezzo dei carburanti per i prossimi 90 giorni. Una decisione, quest'ultima, non del tutto incassata dai principali attori del comparto, pronti a denunciare l'arrivo di ingenti perdite economiche e con l'annuncio di possibili ricorsi al decreto. La batteria di misure comprende anche l'aumento del salario minimo (attualmente a 200 euro circa), un bonus straordinario di 80 euro a fine mese per gli impiegati pubblici, l'aumento del minimo non imponibile della tassa sul reddito a 1100 euro circa, la moratoria con il fisco per le piccole e medie imprese. Il costo fiscale di queste misure è stato stimato attorno ai 600 milioni di euro (al cambio corrente). Il ministro della Produzione, Dante Sica, ha nelle ultime ore detto che il governo potrebbe entro la fine del mese varare altre iniziative.

Le primarie presidenziali, un passaggio elettorale obbligatorio in Argentina, hanno certificato - ben oltre quanto anticipato dai sondaggi delle ultime settimane - un netto vantaggio del ticket Alberto Fernandez-Cristina Kirchner (Frente de Todos - FdT), contro quello formato dal presidente uscente Macri e il candidato vice Miguel Angel Pichetto: il 47,3 dei consensi contro il 32,4 per cento. L'attuale differenza, se mantenuta al primo turno delle presidenziali che si svolgeranno il 27 ottobre, consentirebbe a Fernandez una vittoria direttamente al primo turno. Dopo le critiche rivolte a caldo all'elettorato, seguite dalle "scuse" offerte nelle ore successive, Macri ha assicurato che il governo ha "ascoltato la lezione" e lavorerà per recuperare il consenso alle urne in autunno. Fernandez da parte sua ha assicurato di comprendere la difficoltà del presidente, impegnandosi a mandare messaggi di tranquillità fino a dicembre, data di insediamento del nuovo governo. Anche se, in caso di vittoria, l'oppositore ha promesso di "cambiare tutto" nella gestione del paese. (Abu)
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