TURCHIA
 
Turchia: governo, chiusura operazioni banca Ziraat non cambia rapporti con Venezuela
 
 
Ankara, 20 ago 11:04 - (Agenzia Nova) - Le decisioni strategiche prese da imprese private e istituzioni turche non mutano la linea di sostegno che il governo porta avanti nei confronti del Venezuela. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri della Turchia, Hami Aksoy, commentando la recente decisione della banca Ziraat di interrompere le relazioni finanziare con Caracas, sotto la pressione dell'ultima tornata di sanzioni Usa. "La decisione presa dal settore privato e dalle istituzioni, secialmente quella presa alle sanzioni unilaterali imposte al Venezuela dagli Stati Uniti sono slegate dalle relazioni ufficiali bilaterali tra Turchia e Venezuela", ha detto il portavoce citato dall'agenzia ufficiale "Anadolu". La settimana scorsa la Ziraat aveva reso nota la sospensione di servizi alla Banca centrale del Venezuela (Bcv), notizia rilanciata con enfasi dai media che ricordavano ricordano l’appoggio il solido appoggio sin qui fornito dal governo di Recep Tayyip Erdogan all’esecutivo Maduro.

La Ziraat Bank era l’istituto attraverso il quale la Bcv effettuava pagamenti ai fornitori locali, spostava il denaro nel paese e si pagava, con lire turche, le importazioni. Le relazioni tra Turchia e Venezuela "sono basate sui principi di non intervento negli affari interni, il rispetto per i diritti sovrani degli stati, e gli interessi reciproci", ha sottolineato Aksoy tornando a invitare governo e opposizioni venezuelane a riprendere i negoziati per risolvere la crisi politica in atto nel paese. "È molto importante che tutti i partiti impegnati a trovare una soluzione stabile alle attuali divergenze continuino ad appoggiare il processo di diaologo politico. Questi sforzi non dovrebbero essere sprecati" dal protrarsi di "discussioni politiche interne e interessi puntuali".

Ankara è tra le capitali che non hanno riconosciuto l’oppositore Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela, continuando a riconoscere Maduro come interlocutore unico nel paese. A fronte della crescente pressione internazionale su Caracas, tra le altre cose, la Turkish Airlines mantiene aperto un collegamento aereo diretto con diversi voli settimanali. Lo scorso fine settimana il ministero degli Esteri turco aveva diffuso una nota nella quale esprimeva preoccupazione per gli effetti che le nuove sanzioni avrebbero potuto creare alla crisi economica venezuelana. Al momento, ribadiscono i media regionali, non ci sono dichiarazioni ufficiali della Bcv o del governo venezuelano.

A inizio agosto il presidente Usa, Donald Trump firmava un decreto esecutivo con cui disponeva il congelamento di tutti i beni del governo venezuelano negli Usa. "Tutte le proprietà o interessi in proprietà del governo del Venezuela negli Stati Uniti sono bloccate e non possono essere trasferite, esportate, ritirate o gestite in altro modo", si legge nell'ordine esecutivo. Il provvedimento, inoltre, prevede l'imposizione di sanzioni a stranieri che forniscano supporto, o beni e servizi alle persone o entità colpite da sanzioni Usa. La misura è l’ultima di una lunga serie di provvedimenti messi in atto dal governo Usa per indebolire il governo di Maduro e favorire il passaggio dei poteri al presidente dell’Assemblea nazionale ed autoproclamato presidente ad interim Guaidò. Le sanzioni hanno colpito sia persone interne alla cerchia di Maduro sia il settore petrolifero venezuelano, da cui dipende la quasi totalità degli introiti statali in Venezuela.

Il provvedimento è stato salutato con favore dallo stesso Guaidò, secondo cui la misura “mira a proteggere i venezuelani”. Il governo venezuelano, per parte sua, ha denunciato che la misura formalizza il “criminale blocco economico, finanziario e commerciale contro i venezuelani”. “Il governo della Repubblica bolivariana del Venezuela denuncia davanti alla comunità internazionale una nuova e grave aggressione dell’amministrazione Trump attraverso azioni arbitrarie di terrorismo economico contro il popolo del Venezuela”, si legge in un comunicato ufficiale. “Washington ha emesso un altro ordine esecutivo che formalizza il criminale blocco economico, finanziario e commerciale già in corso (…) il cui unico obiettivo è strangolare il popolo venezuelano per forzare un cambio di governo incostituzionale nel paese”.

Il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv) ha avviato una raccolta di firme a un documento contro "le misure coercitive unilaterali" di Washington, da inviare al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, per chiedere "rispetto alla sovranità e autodeterminazione del paese". "I problemi dei venezuelani dobbiamo risolverli tra venezuelani, tra venezuelane, tra di noi. Sono affari interni del Venezuela. Nessuno deve intromettersi e tanto meno Donald Trump", aveva detto il capo dello stato presentando l'iniziativa avviata nel corso di una serie di manifestazioni di protesta organizzate per lo scorso fine settimana.

La Russia, tra i più stretti alleati di Maduro, ha fortemente criticato il provvedimento. "E' necessario fermare le sanzioni contro Caracas", ha dichiarato il ministero degli Esteri russo, Sergej Lavrov. "Ci siamo costantemente opposti alla 'spirale delle sanzioni', rimanendo un membro responsabile della comunità internazionale e un partner affidabile per tutti i paesi", ha affermato il ministro, aggiungendo che Mosca vede il blocco delle risorse statali del Venezuela da parte degli Stati Uniti come un atto di "terrorismo economico". La reazione di Mosca fa eco a quella del governo cubano. Il blocco degli attivi del governo venezuelano di Nicolas Maduro, ha denunciato il ministro degli Esteri dell'isola Bruno Rodriguez Parrilla, è "un'altra azione volta a danneggiare e derubare" il paese. "La nostra solidarietà al presidente Nicolas Maduro, i militari e il popolo del Venezuela. Diciamo basta alla spoliazione dei nostri popoli e al tentativo di dominazione imperialista", ha scritto il ministro sul suo account Twitter ufficiale.

Anche il governo cinese ha accusato gli Stati Uniti di “gravi interferenze". “Ciò che gli Stati Uniti hanno detto e fatto costituisce una grave interferenza negli affari interni del Venezuela e viola gravemente le norme di base che regolano le relazioni internazionali. La Cina si oppone fermamente a questo”, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, in un comunicato. Pechino ha quindi esortato Washington a rispettare il diritto internazionale e non ostacolare il dialogo in corso tra governo e opposizione. “Gli Stati Uniti dovrebbero lasciare che sia il popolo venezuelano a decidere del proprio futuro”, ha dichiarato la portavoce, sottolineando che la cooperazione tra Cina e Venezuela continuerà. “La cooperazione Cina-Venezuela proseguirà, indipendentemente dagli sviluppi della situazione”, si legge nel comunicato.

Sul tema è intervenuta anche l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, avvertendo del rischio che le sanzioni possano esacerbare la dimensione della crisi. "Queste sanzioni sono estremamente ampie e non contengono misure sufficienti per mitigare l'impatto nei settori della popolazione più vulnerabili", segnala Bachelet esprimendo il timore che il nuovo giro di vite imposto da Washington possa causare ulteriori danni "nel diritto alla salute e all'alimentazione, in particolare in un paese nel quale già esiste una seria situazione di scarsità di beni essenziali". Bachelet ribadisce che le cause della crisi economica sono precedenti al varo delle sanzioni ma anche ricordato che stando alle cifre ufficiali, l'economia venezuelana "ha sofferto una contrazione del 47,6 per cento tra il 2017 e il 2018" e che con le nuove sanzioni, "che restringono ulteriormente l'attività economica, le compagnie e le istituzioni finanziarie potrebbero essere più prudenti e interrompere completamente le transazioni collegate al governo del Venezuela per evitare di essere penalizzate".

La crisi in corso in Venezuela ha visto un'escalation dopo che lo scorso 23 gennaio Guaidò ha prestato giuramento come capo dello Stato "ad interim". Subito dopo sono arrivati i riconoscimenti, tra gli altri, del presidente degli Stati Uniti Trump, del brasiliano Jair Bolsonaro e del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) Almagro. Si sono aggiunti poi altri paesi latinoamericani, tra i quali l’Argentina, il Cile, la Colombia e il Perù. Guaidò ha quindi ottenuto il riconoscimento di molti paesi europei. Al fianco di Maduro, denunciando pesanti ingerenze negli affari interni del Venezuela, rimangono la Bolivia, Cuba ma anche la Turchia, la Federazione Russa e la Cina. A questi, più di recente si sono aggiunti i 15 paesi africani aderenti alla Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc).

Il 30 aprile, alle prime luci dell'alba, Guaidò chiamava il paese a una nuova mobilitazione generale contro il presidente Nicolas Maduro. Al suo fianco, alcuni militari e il carismatico oppositore Leopoldo Lopez liberato dai domiciliari con la complicità di almeno un elemento del servizio di intelligence. Una mossa sostenuta con rinnovato vigore dal fronte internazionale a sostegno di Guaidò e che sembrava poter aprire una nuova fase nella crisi politica. Nel giro di poche ore, però, veniva svelato che il numero di militari pronti a lasciare Maduro era esiguo (e senza nessun nome di particolare richiamo) e che la base aerea inizialmente presentata come sede delle operazioni non era mai stata ai presa. Lo stesso Lopez, in serata, finiva per ottenere ospitalità nella residenza dell'ambasciatore di Spagna a Caracas. Maduro dava in breve per conclusa la crisi e prometteva punizioni per "i golpisti", rivendicando la compattezza delle forze armate attorno al governo e "il sangue freddo" dinanzi alle "provocazioni" di chi avrebbe "sperato nel bagno di sangue per giustificare una invasione armata".

Pochi giorni dopo lo stesso Guaidò ammetteva al "The Washington Post" il sostanziale insuccesso dell'operazione pur promettendo di non fermare la lotta e accogliendo con interesse la disponibilità degli Usa a ipotizzare l'uso della forza. Nei giorni seguenti le autorità venezuelane hanno avviato le azioni utili a sanzionare i presunti responsabili del "colpo di stato". Su tutti ha fatto notizia l'arresto proprio del vicepresidente dell'An, Edgar Zambrano, per cui è stata disposta la "privazione di libertà". L'oppositore è stato accusato dalla Corte suprema (Tsj) di in flagranza di tradimento, cospirazione e ribellione civile. Insieme a lui, è stata revocata l’immunità parlamentare ad altri deputati, alcuni dei quali hanno cercato rifugio presso le sedi diplomatiche nel paese. (Tua)
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