ECONOMIA
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Economia: Visco (Bankitalia), il Paese rischia se continuerà a giocare con l'Italexit (4)
 
 
Roma, 26 giu 09:32 - (Agenzia Nova) - "I mercati - spiega Visco - non sono un'entità astratta, sono molti risparmiatori che investono il proprio denaro in tanti modi, per esempio acquistando titoli dello stato italiano nella presunzione che ovviamente questo debito sarà onorato. Se il rischio che grava sul debito è percepito come eccessivo allora si chiedono degli interessi alti per compensarlo. C'è una parte di difficoltà legata alla visione e al rischio di fiducia a essa connesso ma non credo ci sia una correlazione uno a uno tra il debito e la capacità di innovare". Fiducia è una parola che Ignazio Visco usa spesso nei suoi discorsi. Se il governatore di Bankitalia avesse un termometro per misurare la fiducia che esiste oggi nei confronti dell'Italia, cosa vedrebbe in quel termometro? "La fiducia è anche la capacità di rispettare gli obiettivi, e una volta che si fissano i parametri è bene non cambiarli. Questo vuol dire avere una politica stabile che abbia la capacità di affrontare i problemi veri di un paese che invecchia. Quest'anno ho deciso di scrivere le Considerazioni finali puntando più su questioni strutturali che non su questioni congiunturali. Tra le questioni strutturali c'è il ritardo tecnologico ma c'è anche un problema demografico. Nei prossimi dieci anni, senza considerare il possibile contributo dell'immigrazione, ci saranno 3,5 milioni di persone in meno in età da lavoro, compresa tra 20 e 65 anni. Qui si può dire che si può lavorare anche oltre". "Il punto rilevante - continua - è che nei successivi 15 anni ce ne saranno altri 7 milioni in meno, e questo è un effetto demografico enorme che va affrontato. Fiducia vuol dire spiegare come si affrontano i problemi di crescita legati alla demografia e alla mancanza di sforzi sulla tecnologia. Ma vuol dire anche valorizzare i tanti punti di forza dell'Italia: è un'economia industriale avanzata e ha recuperato in fretta da un arresto nella sua capacità di competere con il resto del mondo. La differenza tra quanto esportiamo e quanto importiamo è positiva, il debito nei confronti dell'estero è stato pressoché annullato e la crescita delle esportazioni è maggiore di tanti dei nostri partner". (segue) (Rin)
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