FILIPPINE
 
Filippine: stretta a nuovi casinò online su richiesta della Cina
 
 
Manila, 20 ago 04:41 - (Agenzia Nova) - Le autorità delle Filippine interromperanno la concessione di nuove licenze agli operatori di siti web per le scommesse e i giochi online, nel timore che il boom del settore, giunto a impiegare 350mila persone nel paese, possa fornire un mezzo per il riciclaggio di denaro su larga scala ed esacerbare i problemi sociali generati dal gioco d’azzardo in Cina. La decisione, sollecitata da Pechino, giunge anche in risposta alle polemiche causate nelle Filippine dal massiccio afflusso di lavoratori cinesi verso l’industria dei servizi del paese, e a seguito di iniziative analoghe annunciate dalle autorità della Cambogia nella giornata di domenica. Il numero degli operatori del gioco online (“Pogo”) filippini verrà temporaneamente limitato a 61, soglia che verrà raggiunta dopo la chiusura di tre pratiche di licenza attualmente in corso. L’industria filippina del gioco online è destinata perlopiù al mercato cinese, dove il gioco d’azzardo resta illegale.

Dalla sua elezione nel 2016, il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha perseguito un avvicinamento alla Cina, che ha portato a un incremento degli investimenti economici cinesi nelle Filippine, e a un conseguente incremento dell’influenza di Pechino nella politica estera di quel paese. La decisione di imporre un limite al settore del gioco online segna una svolta improvvisa nella linea dei regolatori filippini, che sino al mese scorso affermavano di voler attrarre nel paese “quanti più operatori legittimi possibile”. La crescita sregolata del settore ha però spinto il governo cinese a intervenire: All’inizio di agosto l’ambasciata cinese a Manila ha sollecitato l’amministrazione Duterte a imprimere una stretta al settore, affermando che una vasta quantità di “fondi cinesi ha lasciato illegalmente la Cina verso le Filippine”.

Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, incontrerà presto il suo omologo Xi Jinping per discutere la disputa territoriale che oppone i due paesi nel Mar Cinese Meridionale. Lo ha dichiarato il portavoce del presidente filippino, Salvador Panelo, mentre cresce a Manila la pressione della politica e dell’opinione pubblica per una posizione più determinata nei confronti dell’espansionismo marittimo cinese. Panelo ha dichiarato che i due leader si incontreranno probabilmente alla fine di questo mese, su iniziativa del presidente Duterte. Il portavoce ha affermato che il presidente filippino intende impugnare la sentenza arbitrale che nel 2016 ha riconosciuto le ragioni di Manila, ma che Pechino ha ignorato. L’ambasciata cinese a Manila non ha commentato l’annuncio di Panelo.

Il ministro degli Esteri della Cina, Wang Yi, ha incontrato la scorsa settimana a Bangkok il segretario agli Affari esteri delle Filippine,Teodoro Lopez. Durante l’incontro, Wang ha ricordato che i leader dei due paesi – i presidenti Xi Jinping e Rodrigo Duterte – hanno tenuto ben sette incontri nell’arco degli ultimi tre anni, a testimonianza dei repentini progressi nello sviluppo delle relazioni bilaterali. Le leadership dei due paesi hanno esibito una comune determinazione a superare le divergenze, rimuovere gli ostacoli e promuovere lo sviluppo delle relazioni, ha detto il ministro cinese, che ha definito il rapporto tra i due paesi “una relazione amichevole pienamente in linea con gli interessi comuni delle due parti”. Wang ha sottolineato anche i progressi conseguiti nell’arco dell’ultimo anno sul fronte delle relazioni tra Cina e Asean: come paese coordinatore delle relazioni Cina-Asean, le Filippine hanno apportato un contributo positivo a tale processo di interlocuzione, ha detto il ministro cinese. Lopez ha sottolineato a sua volta il miglioramento del clima di fiducia e amicizia tra i due paesi, e ribadito la determinazione di Manila a intensificare gli scambi di alto livello, rafforzare il dialogo e promuovere la cooperazione su fronti quali l’esplorazione delle risorse marittime di idrocarburi.

Cina e Filippine hanno riscontrato posizioni consensuali su molteplici aspetti delle relazioni bilaterali in occasione della 22ma sessione di consultazioni diplomatiche che si sono tenute a fine luglio a Manila. Lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ricordando che i due paesi hanno promosso le relazioni bilaterali allo stato di partenariato strategico globale. I due paesi, ha detto Hua, hanno rinnovato l’impegno ad impostare le relazioni reciproche secondo i dettami del buon vicinato, ed hanno concordato che dalla svolta impressa alle relazioni bilaterali dall’elezione del presidente Rodrigo Duterte, nel 2016, Manila e Pechino sono riusciti a gestire efficacemente le loro divergenze e ad espandere la cooperazione. Durante la sessione di consultazioni, le due parti hanno concordato di contribuire alla pace e la stabilità del Mar Cinese Meridionale, oggetto di rivendicazioni territoriali incrociate. Le delegazioni dei due paesi hanno concordato infine di organizzare quanto prima il Quinto incontro del Meccanismo di consultazione bilaterale per il mar Cinese Meridionale, per far progredire le iniziative di sviluppo consgiunto.

Il ministro degli Esteri della Cina, Wang Yi, ha dichiarato questo mese, a margine dell’incontro con gli omologhi dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean) a Bangkok, che le parti hanno conseguito “importanti progressi” verso la definizione di un Codice di condotta comune teso ad evitare scontri nel Mar Cinese Meridionale, oggetto di rivendicazioni territoriali incrociate. Pechino continuerà a guardare all’Asean “come ad una priorità nel contesto della sua diplomazia tra vicini”, ha affermato Wang durante una conferenza stampa a margine dell’incontro. Le tensioni nell’area sono aumentate dopo il recente collaudo di un missile balistico da parte della Cina

Il ministro degli Esteri cinese ha dichiarato che Pechino continuerà a “lavorare con l’Asean per far progredire quanto già conseguito nel contesto della nostra cooperazione, e per rafforzare ulteriormente la fiducia politica reciproca”. Le discussioni per l’adozione di un Codice di condotta comune nel Mar Cinese Meridionale è stato oggetto di discussioni tra Pechino e i dieci paesi dell’Asean per anni; nel 2002 i paesi membri dell’organizzazione hanno concordato una vaga cornice di linee guida nota come la Dichiarazione di condotta delle parti nel Mar Cinese Meridionale. Secondo Wang, i colloqui di ieri hanno consentito di far progredire significativamente i lavori per l’adozione di un Codice formale a tutti gli effetti: la priorità, al momento, è stabilire se il Codice sarà o meno legalmente vincolante, una ipotesi cui Pechino per ora resta contraria.

Alcuni membri dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean) hanno espresso preoccupazione in merito all’intensificarsi delle tensioni nel Mar Cinese Meridionale ieri,in occasione del 52mo incontro dei ministri degli Esteri dell’Asean che si è tenuto a Bangkok, in Thailandia. Il comunicato congiunto diffuso al termine della ministeriale rivolge una critica velata alla Cina, affermando che “alcuni ministri hanno espresso preoccupazione in merito alla bonifica (degli atolli contesi), alle attività e ai gravi incidenti nell’area, che hanno eroso la fiducia, aumentato le tensioni e potrebbero minare la pace, la sicurezza e la stabilità della regione”.

Il comunicato “riafferma la necessità di rafforzare la fiducia reciproca, esercitare autocontrollo nella condotta delle attività ed evitare azioni che potrebbero ulteriormente complicare la situazione, perseguire una soluzione pacifica delle dispute in accordo con il diritto internazionale”. I ministri dell’Asean hanno espresso inoltre soddisfazione per i progressi nei negoziati tra l’organizzazione e la Cina verso la definizione di un Codice di condotta nel Mar Cinese Meridionale sulla base di un “calendario mutualmente concordato”. Durante un incontro con le controparti dell’Asean a margine della ministeriale, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha dichiarato che entrambe le parti sono “fortemente determinate a far avanzare le consultazioni”, avendo “già definito il testo e stabilito una chiara architettura e gli elementi” del Codice. (Fim)
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