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Imprese: governo Usa proroga di altri 90 giorni la moratoria per Huawei
 
 
Washington, 20 ago 04:19 - (Agenzia Nova) - Il governo degli Stati Uniti ha concesso ieri all’azienda cinese Huawei Technologies una ulteriore proroga di 90 giorni per fare affari con aziende statunitensi come Google, ma non ha rilassato le sanzioni imposte all’azienda produttrice di smartphone, come suggerito lo scorso giugno dal presidente Usa, Donald Trump, in occasione del suo ultimo confronto diretto con l’omologo cinese Xi Jinping. La proroga lascia aperto il dubbio se Huawei potrà continuare a impiegare la piattaforma Android e i chip di fabbricazione statunitense sui suoi smartphone, una volta che i pieni effetti del bando diverranno effettivi, il prossimo novembre. Una nota del segretario del Commercio Usa, Wilbur Smith, sollecita i consumatori statunitensi a effettuare “una transizione dai prodotti Huawei”.

Il colosso cinese dell’elettronica per le comunicazioni, Huawei Technologies, ha inviato una lettera al quotidiano statunitense “Wall Street Journal”, per smentire i contenuti di un recente articolo che descrive il presunto sostegno dell’azienda ad attività di spionaggio di Stato contro gli oppositori dei governi di Uganda e Zambia. Anche i governi dei due paesi africani hanno smentito i contenuti dell’articolo, in cui si afferma che le attività di spionaggio hanno ottenuto l’assistenza diretta di impiegati di Huawei. L’articolo, pubblicato dal quotidiano Usa la scorsa settimana, afferma che gli esperti dell’azienda abbiano collaborato con le forze di sicurezza informatica di Uganda e Zambia, aiutandole a intercettare le comunicazioni e sorvegliare l’attività fisica e sui social media di Bobi Wine, un noto musicista ugandese divenuto parlamentare, e degli oppositori del presidente dello Zambia, Edgar Lungu. Nella lettera inviata da Huawei al quotidiano, un legale dell’azienda cinese, Steven Friedman, afferma che l’articolo “non fornisce una rappresentazione equa né responsabile delle legittime attività di Huawei in quei paesi” africani.

Il divieto di acquisto di prodotti e servizi da Huawei, Zte e altre aziende tecnologiche cinesi imposto agenzie federali degli Stati Uniti è entrato in vigore questo mese, secondo una nota pubblicata nel sito web del Registro federale Usa. Il documento intitolato “Divieto di contracting per taluni servizi e apparecchi di telecomunicazioni e videosorveglianza” si applica ad agenzie federali come il dipartimento della Difesa, l’Amministrazione per i servizi generale e la Nasa, e riguarda i prodotti e i servizi di una serie di aziende cinesi ritenute un pericolo per la sicurezza nazionale.

Il colosso cinese dell’elettronica per le telecomunicazioni Huawei ha ingaggiato tre avvocati esperti in sanzioni economiche alla sua rete di lobbisti a Washington in risposta alle crescenti pressioni provenienti dall’amministrazione del presidente Usa, Donald Trump. I tre avvocati dello studio legale Sidley Austin lavoreranno per conto di Huawei in aree quali “il controllo alle esportazioni, il commercio, le sanzioni economiche e altre questioni legate alla sicurezza nazionale”, secondo una richiesta di registrazione presentata alle autorità Usa. Sidley Austin è uno studio legale con sede a Chicago, specializzato in contenziosi transattivi. I tre legali, recentemente registratisi come lobbisti per Huawei, sono Robert Torresen, Thomas Green e Mark Hopson, specializzati in crimini finanziari e sanzioni economiche.

Il miliardario fondatore di Huawei Technologies, Ren Zhengfei, intende lanciare una riorganizzazione quinquennale del colosso cinese dell’elettronica per le comunicazioni, per dar vita a una “armata di ferro” in grado di resistere alla campagna di boicottaggio globale degli Stati Uniti e di affermarsi come leader mondiale del 5G. In una circolare interna visionata da “Bloomberg”, Ren avverte che il business dell’elettronica per il consumo di Huawei di trova di fronte a una “dolorosa lunga marcia” necessaria a sopravvivere alla minaccia esistenziale rappresentata dall’inserimento nella lista nera del dipartimento del Commercio Usa. La nota del fondatore di Huawei pare anticipare la rimozione di intere divisioni o organizzazioni aziendali ritenute non necessarie o ridondanti, anche se nel documento manca qualunque dettaglio in merito alla futura ristrutturazione. “Dobbiamo completare una rivoluzione in condizioni aspre e difficili, e ar vita a una invincibile armata di ferro che possa aiutarci a conseguire la vittoria”, recita la circolare datata 2 agosto. “Dobbiamo assolutamente completare questa riorganizzazione entro tre o cinque anni”.

Huawei Technologies Co. ha visto accelerare la crescita del proprio fatturato a circa il 30 per cento nella prima metà del 2019, dopo che alcune divisioni cruciali dell’azienda sono riuscite a garantirsi le forniture necessarie alla produzione a dispetto delle restrizioni all’export di tecnologie Usa imposte dal governo degli Stati Uniti. Lo riferiscono fonti citate da “Bloomberg”, a circa due mesi di distanza dal “bando” dell’amministrazione del presidente Usa Donald Trump che ha isolato l’azienda da buona parte dei suoi fornitori statunitensi.

Secondo “Bloomberg”, l’azienda inizia comunque ad avvertire gli effetti del bando: il fatturato di Huawei era cresciuto del 39 per cento nel primo trimestre di quest’anno, in forte aumento rispetto alla fine del 2018; nel secondo trimestre, però, la crescita ha subito una decelerazione, sino ad attestarsi al 30 per cento per i primi sei mesi dell’anno in corso. Huawei sta intraprendendo tutte le iniziative possibili per aumentare le vendite su scala mondiale, assegnando 10mila sviluppatori su tre turni giornalieri per sviluppare alternative ai software e alle componenti Usa. Sinora l’azienda ha sostenuto il fatturato assicurandosi contratti per le apparecchiature 5G; nel frattempo, il management sostiene il morale interno distribuendo premi ai dipendenti che hanno maggiormente contribuito a scongiurare una crisi immediata. (Was)
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